A proposito di poesia contemporanea:

  • ° Nel corso del’900 si è diffuso il verso libero. Questo è avvenuto non solo tra quelli che vengono definiti dai cattedratici poeti dilettanti, ma anche da grandi poeti stranieri ed italiani. Laforgue fu il primo grande poeta ad adoprare il verso libero e a tal proposito scrisse: “mi dimentico di rimare, mi dimentico il numero delle sillabe, mi dimentico la distribuzione delle strofe”. Anche Pound fece un uso moderato nelle proprie liriche del verso libero. I poeti dell’imagismo scrivevano tutti in versi liberi. E. Lee Masters nella celeberrima Antologia di Spoon River adoprò spesso nei suoi epitaffi versi liberi e non prestò molta attenzione al rispetto della metrica. Per quel che riguarda il nostro paese i crepuscolari Corazzini, Gozzano, Govoni, pur utilizzando anche forme metriche tradizionali, introdussero il verso libero nella poesia italiana. Anche il poeta simbolista Gian Pietro Lucini scriveva sopratutto versi liberi e dichiarò che al momento della creazione non cercava “misure prestabilite(versi), nè sequenze numerate di misure(strofe)”, nè il posizionamento di accenti tonici. Inoltre bisogna ricordare che i poeti vociani Jahier e Boine scrissero solo prose poetiche. Infine i futuristi utilizzarono solo ed esclusivamente il verso libero. Sono favorevole all’uso di versi liberi perché come esseri umani abbiamo già notevoli limiti(mentali, psichici, gnoseologici, ontologici) ed  è a mio avviso fuori luogo aggiungere dei limiti stilistici, che oggi possono apparire ai più desueti. Se in poesia e in letteratura devono essere messe delle regole forse devono riguardare il rapporto tra l’arte e il tentativo di ideologizzazione dell’arte stessa. Ritornando al verso libero alcuni intellettuali ritengono che la vera libertà si acquisisca nell’ambito delle regole imposte e degli schemi precostituiti o almeno questa è la loro giustificazione alla loro concezione di una poesia, che per essere tale deve adoprare le forme metriche classiche. Altri intellettuali ritengono invece che nell’arte la libertà non esista, per cui devono essere accettate le regole imposte dalla tradizione. Per  il poeta Robert Frost “scrivere versi liberi è come giocare a tennis senza rete».
    Ma non è detto che chi scriva versi liberi e non rispetti la metrica tradizionale non si imponga altre regole riguardanti altri ambiti.
    Un tempo erano presenti dei canoni estetici. Oggi forse è più problematico valutare un poeta.
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4 testi di Davide Morelli

Il mio io squilibrato continua
ad aggirarsi con un rasoio in mano
nel mio labirinto di specchi.
Non so se vuole offendermi
o riflettersi e farsi la barba.
Visto che sono illeso
e sono scampato a me stesso
non venite a dirmi
che non sono riflessivo.
Sarò pure Narciso
ma ho il coraggio
di specchiarmi un poco negli altri
(quel tanto che basta)
e questo fino ad oggi
mi ha salvato dalla morte certa.

 

 

Un tempo ci consolava
il plateau. Oggi
siamo disinteressati
anche ai preliminari.
Ben altro palpita dentro.
È finita la foga.
È finita la furia quasi omicida
di cui non cerchiamo giustificazioni,
di cui non accampiamo scuse.
Un tempo la nostra colpa
era di non rispettare
chi non ci rispettava.
D’altronde nessuno stima
chi lo disistima. Ognuno
conserva un briciolo d’amore proprio.
Ora ammainiamo le bandiere.
Oggi non abbiamo più pretese
ma solo pretesti.
Passo dopo passo
ci fortifichiamo.
Non ci accalchiamo iù
nella ressa.
Non si partecipa più
alla rissa.
Non siamo più contesi
ma solo vilipesi.
Spiamo, siamo spiati
ed espiamo.
Si è più cortesi,
senza essere falsi
o falsari di sentimenti.
Ci divertiamo ad arruffianarci
con i ruffiani.
Fondamentale è non indietreggiare.
Cerchiamo cose commestibili
per la mente o solo per l’animo.

 

 

Le fonti delle informazioni
non vengono quasi mai rivelate.
Le infrazioni semaforiche
talvolta vengono rilevate.
Continuiamo a muoverci
tra migliaia di simboli stilizzati.
Alcuni fingono
di avere un’opinione su tutto.
Tutti cercano il giusto prezzo
ma pochi il giusto mezzo.
Nel frattempo non approdiamo
a niente e ci appigliamo a un nonnulla.
Siamo punto e a capo.
Rarissimi i punti fermi, le verità assodate.
I poeti vengono sempre colti
in fragranza senza aver commesso
alcun tipo di reato. I poeti
vogliono sempre cogliere in fragranza
le parole. Per la cronaca
io non sono un poeta
e me ne vanto.
Ma non vi venga in mente
che necessariamente
la partenza sia un inizio
e l’arrivo sia una fine:
da qualche parte e in qualche modo
bisogna pur ricominciare.

 

Le variazioni sul tema sono pressoché
infinite. Ci sono bizzeffe di varianti
e di variabili. Si tratta perciò di scendere
nell’agone e non sostenere che
tutto ciò sia inaudito. Si tratta
di dedicarci a tutto ciò
che è delicato
perché altrimenti
i buoni propositi resteranno lettera morta.
Siamo goffi e con gli animi ingolfati.
Un tempo facevamo anche noi
aeroplani di carta e navi
con delle gusci di noci.
Ho visto anche lacrime
solcare visi di donne e sfare trucchi.
Ora siamo alberi: rami spezzati,
tronchi divelti, frutti marci
e altre analogie.
Alla fine dovremmo congedarci anche noi
dalla vita, non sapendo se è
un enorme Uroboro
che si mangia la coda
oppure se tende all’infinito.
In fondo è questa incertezza
il nostro sale: il groppo alla gola
improvviso e repentino che ci assale.
Ci sono infiniti modi di vivere
e infiniti modi di morire.
In mezzo ci siamo noi
e nonostante ciò il mondo
indifferente continua a girare.

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un testo di Davide Morelli

Pensieri di ieri:

Pensai ai delfini nei mari
e alle rondini nel cielo:
pensai a tutte le meraviglie
e ai miracoli della natura.
Non bisognava però mai alzare pietre
perché si potevano nascondere
delle serpi. Così pensai.
Un conto era il sottinteso.
Un altro era il latente.
Un altro il perturbante.
Un altro ancora l’inintellegibile.
A onor del vero le bellezze
di questo mondo
eguagliavano le brutture.
I potenti avevano bisogno
delle lobbies delle armi
che pagavano le loro campagne elettorali,
del petrolio,
della volontà di potenza
e di fare la guerra.
Il meccanismo era infernale
e colmo di automatismi.
A questo mondo
il circolo virtuoso diventava
sempre circolo vizioso
perché nessuno era
realmente come credeva di essere.
Forse non c’era nessuno da aspettare.
Forse non c’era niente da inventare
o da sognare.
Poi pensai che nulla fosse accaduto.
In realtà nulla mi era accaduto.
Nulla mi era accaduto quel giorno
di cui tra non molto
non avrei conservato memoria.
Di una cosa ero certo:
si sarebbe potuto vivere senza parole,
ma non sarebbe stata vita.
Ad ogni modo per me in quel momento
la cosa preferibile
era l’assenza,
senza che diventasse
necessariamente
un dovere morale,
una categoria dello spirito,
una presa di posizione
o un caso di coscienza.

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2 testi di Davide Morelli:

Pensiero triste:
Anche se non ce ne accorgiamo
qualcuno ci dà il posto
quando nasciamo
e a qualcuno diamo il posto
quando moriamo.
La nostra fine
sarà come un temporale estivo,
come lo sgocciolio di un rubinetto
nella notte,
come un rumore origliato
dalla stanza accanto.
Ce ne andremo senza
aver capito il funzionamento delle cose.
Innumerevoli saranno i punti di vista
e i punti interrogativi.
Per alcuni la vita resterà
una grande cosa
e per altri un gioco sporco.
Il desiderio d’altronde è incommensurabile.
Nessuno comunque salderà il debito.
In fondo c’è sempre
un inizio e una fine,
una porta di ingresso
e una porta di uscita.
Pochi cari si accorgeranno
della nostra dipartita.
I restanti continueranno
ad interrogarsi sul senso della vita.

 

 

Un giorno:
Un giorno saremo polvere.
In fondo anche essa
è materia.
La polvere è ovunque.
Si può proprio parlare
di commistione
di vivi e di morti.
Ci attaccheremo sempre
alle cose. Sfioreremo
sempre persone.
Aspetteremo sempre
qualcuno o qualcosa
che ci sollevi
perché non potremmo
muoverci autonomamente.
Un giorno saremo polvere.
Il nostro momento topico
forse avverrà quando
il pulviscolo
sarà sospinto dal vento
e illuminato da raggi di sole.

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Tre testi di Davide Morelli

 

Similitudini:
Siamo come piante
che hanno bisogno di luce,
aria e spazio per crescere.
Più esattamente siamo
come alberi da frutto.
Sembrano fortificarci
usi, costumi,
radici e tradizioni.
I giovani pensano raramente
che hanno i giorni contati.
Si credono così importanti.
Forse credono
che la luna li spii.
Si sogna sempre
chimere e utopie,
ma poi si finisce spesso
per scrollare le spalle
agli abusi di potere.
Bellezza e speranza
sono sempre enigmi
per la conoscenza.
Ma il limite dello sguardo
è sempre la linea dell’orizzonte.
Il limite del cuore
è appena un tremolio di stelle.

 

Piccoli uomini:
Siamo quasi tutti piccoli uomini
che vivono piccole vite,
che non sanno perché
sono venuti al mondo
e si meravigliano di fronte
ai casi della vita.
Si fugge dalla mano armata
e si cerca la mano amata.
Si chiede la pace nel mondo,
ma poi si farebbe carte false
per la nostra pace interiore.
Non è cambiato molto
da quando adoravamo
idoli di pietra.
Siamo sempre alla ricerca
della comprensione altrui,
ma fatichiamo ad accettare
le idee altrui.
Si finisce col lamentarsi
perché abbiamo sprecato
il tempo e abbiamo lasciato
le cose a metà.
Forse di tutto ciò resterà
solo qualche istante di felicità.
È così per tutti e da sempre.
Ai bambini si dice:
data la morale ora
scrivete una favola.
Ma noi sappiamo
che non è una favola
e non c’è morale.
Si finisce così spesso
con il lasciar dire,
con il lasciar fare.

 

Ferita:
L’eco dei passi
e i capelli
restano impigliati nel vento.
Si resta imbrigliati
dall’orizzonte.
Tutti i corpi
restano offesi
dall’azione erosiva del tempo.
È sera.
La gente rincasa.
Il gomitolo di questo giorno
è stato ormai sdipanato.
Questa vita sembra
un film già visto.
Impossibile cercare
una via d’uscita.
Ognuno
ha una ferita
che non sarà mai risarcita.

 

 

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Pensierini di Davide Morelli

Pensierini banali di Davide Morelli

 

I poeti:
I poeti vanno sempre in cerca
di associazioni e connessioni.
Ci sono poeti che osservano
il mondo dalla finestra.
Altri che osservano
passare i treni.
C’è chi sostiene
che siano dei perditempo
o che sprechino davvero male
il loro tempo libero.
Spesso perdono il filo.
Ciò nonostante solo
la poesia collega
le zolle dei campi
e le striature del cielo.

 

Ogni sera:
Ogni sera vengono a fare
l’amore nella stradina buia
dietro casa.
Amanti, più o meno clandestini ,
si appartano vicino alle abitazioni
per evitare maniaci di ogni sorta.
Tra poco da questa casa
me ne andrò via.
Proprio adesso
che queste auto alcova
in qualche modo
mi facevano compagnia.

 

Il nulla:
Dietro ogni facciata delle cose
è difficile trovare la vera faccia.
Il reale ha infinite sfaccettature.
Gli uomini hanno vergogna
a mettere a nudo le loro reali intenzioni.
Ci sono sempre secondi fini
e altrettanto triplici o quadrupli sensi.
Nessuno sa veramente ciò che vuole,
ma non voglio perdermi in inutili giri di parole.
Che cosa è peggio? L’inferno o il nulla?
Sono i capi di stato, i presidenti delle
multinazionali, i fabbricanti di armi
a decidere per noi.
Qui in Occidente siamo privilegiati:
anche i più disagiati. In altri luoghi
si vive molto peggio che alla giornata, si vive tra gli orrori;
la vita umana conta meno di zero.
Quelli sono totalmente disperati.
Che cosa è peggio? Il loro inferno
o il nostro nulla?

 

Del resto:
Non bisognerebbe correre
rischi avventati
e non essere irragionevoli.
Ma ogni volta che si pensa
alla terra si rischia di
mettere troppa carne al fuoco
ed ogni volta che si pensa
al cielo si rischia di
andare fuori tema.
Passano gli anni.
Dai gemiti si passa
ai vagiti. Poi tutto
finisce in un rantolo.
Per tutta la vita
siamo come
uccelli migranti.
Del resto chi
vuole abbracciare il mondo
finisce per amare
solo il suo ventre infecondo.

 

 

 

 

 

 

 

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Polemica di Davide Morelli

 

Voi siete genericamente la gente:
uomini senza volto,
che vi permettete sempre
di perdervi in chiacchiere
e in azioni
per evadere la noia.
Giovani o vecchi
non ha importanza.
Quel che vi distingue
è la vostra tracotanza.
Voi siete il branco.
Siete coloro che colpiscono
in gruppo, che tirano il sasso
e poi nascondono la mano.
Vi nascondete sempre
nell’anonimato.
Gli altri sono sempre le cause
e voi gli effetti.
Cosa importa se le vostre mani
finiscono per essere lorde di sangue?
Voi sgambettate il prossimo.
Lo affossate.
Voi tramate.
Voi congiurate.
Voi avete la supremazia
grazie ai vostri luoghi comuni
della vostra benamata comunità.
Vi distinguete
per la vostra frivolezza,
per la vostra superficialità.
Vi fate scudo
con la vostra indifferenza.
Ma ricordatevi che
non è stata la legge a fare il peccato,
ma l’esatto contrario.
Almeno così è stato
fino all’altro ieri
e non cercate il benché
minimo pretesto.
Io non credo a voi
né voi a me.
Io non credo in voi
né voi in me.
Eppure ci accomuna
lo stesso identico destino
di essere umani!
Ma io non mi illudo.
Non mi giustifico.
Vostro è l’ordine del discorso.
Il resto va da sé.
Voi pensate con certezza
assoluta di sapere
chi è in errore.
Voi siete la pratica
e io un principio
talmente astratto
da essere astruso.
Voi sapete come
stare al mondo.
Ma io non pretendo
che il minimo indispensabile.
Voi volete sapere l’inessenziale
e io voglio capire:
ecco perché non ci troviamo mai.
Siamo su due piani diversi.
Voi ve ne state ovattati nell’ovvio.
Io mi sporgo sull’abisso.
Per voi la vita è questione di metodo,
mentre per me è di istinto,
che voi confinate in un recinto.

 

 

 

 

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Altro pensiero della sera di Davide Morelli

Altro pensiero della sera:
Questo mondo fatto di
strade, storie,
voci, segni,
cose si consegna
ogni notte alle ombre
e al silenzio della notte.
All’alba riprendono
i soliti discorsi
triti e ritriti.
Ogni giorno si ripetono
all’infinito
la sequenza dei gesti,
la catena dei ruoli.
C’è chi si sente
vittima delle circostanze
e chi colpevole
delle due scelte.
Ognuno cerca sempre
di riempire il vuoto,
di rimandare la sua ora.
Ma i pensieri
non si alzano mai in volo
e le parole
non si schiudono come fiori.
La mente ha un suo doppiofondo.
L’immaginario ti parla sottovoce.
Talvolta l’unica promessa
è in un guizzo di luce.

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Pensierino di Davide Morelli

L’insignificante può
diventare essenziale,
l’insensato può eccedere di senso.
Quello che è probabile
non si potrebbe avverare.
Quello che è impossibile oggi,
domani potrebbe diventare
soltanto improbabile.
Ci si può sempre appellare a qualcosa.
Ognuno fa dei passi falsi.
Ognuno tenta degli stratagemmi.
Si improvvisa sempre.
Si naviga sempre a vista.
Tutto qui è provvisorio.
Nessuno capisce il senso
della fame, della malattia,
del dolore, delle disgrazie.
Ma ogni medaglia ha sempre il suo rovescio.
Riscopri perciò la fortuna di esserci,
anche se queste colline
sembrano non avere più niente da dirti.
C’è sempre qualcosa che sfugge,
ma tu cerca una relazione tra le cose.
Cerca di cogliere le armonie nell’entropia.
Le ore si rincorrono.
Il giorno continua a dare il cambio
alla notte. Alcuni eventi ci segnano.
Ognuno aspetta qualcosa o qualcuno.
C’è chi fa il conto alla rovescia.
Il momento opportuno
non fa quasi mai parte di questa vita.
Ma chi lo coglie per merito o per fortuna
ha tutti dalla sua parte.
In ogni caso non ti abbattere
per quello che ti è possibile.
Pensa, ama, sogna, perdona.
Sherazade inventa ogni notte
una nuova storia.
Il Grande Inquisitore rimane
stupito per sempre dal bacio.
Dietro al paesaggio
forse c’è un altro paesaggio.
Ognuno reca un messaggio.
Alcuni dicono che la fine
sia solo un passaggio.

 

 

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Sull’ostracismo artistico

Quando un artista viene messo ai margini o quantomeno non viene riconosciuto come tale si parla di ostracismo artistico. A mio modesto avviso è una cosa alquanto scorretta, ma non è illegale. È illegittimo ed eticamente riprovevole, ma non credo affatto che sia perseguibile legalmente(a meno che non venga diffamato). La critica deve essere selettiva e cercare di distinguere il grano dal loglio, anche se quello che oggi può essere considerato di pessimo gusto domani può essere considerato un capolavoro. Ogni critico adotta dei criteri ma spesso è anche questione di gusto personale e del cosiddetto gusto dell’epoca. So di essere impopolare ma il vero artista dovrebbe essere sempre costante e non farsi abbattere dalle incomprensioni e dalle avversità. Dovrebbe cercare di coltivare il suo talento, nonostante abbia contro tutti. Non voglio citare tutti i casi celebri nella storia di artisti incompresi. Non si finirebbe più. Sono state molte le ingiustizie. Dopo la morte di un poeta o di uno scrittore viene sempre studiata quella che viene definita fortuna critica. Ci sono stati casi di artisti emarginati. Ancora oggi si discute ad esempio sui casi di Campana e di Silone. A mio avviso però essere artisti è innanzitutto una vocazione, una passione, una missione e non un lavoro come un altro. Si dovrebbe parlare di mobbing solo quando un lavoratore ha un contratto e fa l’operaio, l’insegnante, l’impiegato, il dirigente, etc. Se invece è un artista(quindi inquadrabile come un libero professionista) bisogna tenere presente che nessun medico gli ha ordinato di fare l’artista e che i liberi professionisti un giorno possono guadagnare molto e un giorno nulla. Dovrebbe quindi gestire in modo oculato i suoi compensi, senza stare a piangere miseria. Va anche detto che ci sono molti personaggi dello spettacolo che si considerano a tutti gli effetti degli artisti e che per loro interesse economico alcuni conduttori televisivi che presentano trasmissioni politiche, considerati a tutti gli effetti dei giornalisti, si reinventano artisti ed hanno la pretesa di essere considerati degli artisti. Viene da chiedersi chi può essere considerato artista. Molto spesso tutti i personaggi dello spettacolo si considerano tali, ma io di molti dubito che abbiano un minimo di talento. Per la popolazione sono questi i veri creativi, mentre anche scrittori e poeti affermati sono misconosciuti dal grande pubblico e non hanno alcuna visibilità. La legge Bacchelli molto spesso si rivela inadeguata quando si tratta di aiutare artisti in stato di indigenza. Inoltre molto ingenuamente la popolazione ritiene che i vip siano persone speciali quando invece spesso il loro tratto distintivo è quello di non avere alcun talento specifico e perciò le persone si identificano per questo con loro. Molto spesso la stragrande maggioranza di vip sono tali solo perché frequentano il cosiddetto vippaio come disse scherzosamente Galeazzi. Il problema è che il termine artista è inflazionato. La categoria degli artisti comprende tutti e il contrario di tutti. Spesso si tratta di artisti senza arte. Per la cronaca io non mi considero artista. Oggi chiunque sia un minimo estroso o eccentrico può arrogarsi il diritto di ritenersi tale. Talvolta si tratta di fenomeni da baraccone o di presunti geni. Un’altra cosa che non mi va bene è che la SIAE si impegni più a tutelare le canzonette che le opere letterarie. Molto spesso vengono considerati artisti solo coloro che fanno intrattenimento. Viene considerata arte solo l’evasione, il disimpegno. Molti vip hanno oggi successo e lauti compensi. Le grandi case editrici pubblicano i libri di molti vip. L’importante è essere commerciali. Alcuni creativi che vivono nell’anonimato e nella clandestinità non possono che sperare nei posteri e nella gloria imperitura. Non gli resta altro. Mala tempora!

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Nella libreria di un cristiano

Nella libreria di un cristiano:
Secondo l’ottica cristiana si deve sopratutto far del bene e/o pregare. Ci sono però secondo i fedeli anche persone illuminate da Dio che ricevono le stigmate e in un certo qual modo dovrebbero avere un rapporto privilegiato con il padre eterno e la Madonna. Ci sono altri che vivono una vita di pensiero. Sempre secondo alcuni cristiani ci sono anche alcuni scrittori, poeti e filosofi che sono particolarmente ispirati da Dio. In fondo non solo i profeti possono ritenersi ispirati. So bene che i critici letterari e i filologi storcono il naso se si parla di ispirazione divina perché ritengono che l’arte sia frutto di disciplina e perseveranza. Ora io vorrei parlarvi proprio di alcuni autori che considero particolarmente ispirati, nonostante io sia un credente non praticante e anticlericale. Ci sono alcuni libri cristiani che io considero più importanti della Bibbia. Uno di questi ad esempio è “Le confessioni” di Sant’Agostino perché è l’opera autobiografica di un santo, che prima di convertirsi è stato un grande peccatore. Inoltre ne “Le confessioni” ci sono molte riflessioni e in molti passi c’è un colloquio tra il santo e Dio. Spesso le vite dei santi non sono così accidentate, tormentate, dissolute. Spesso si conoscono le vite dei santi dalle agiografie, che sono biografie e non autobiografie. Ne “Le confessioni” c’è anche il tormento causato dalla debolezza della carne. Un altro libro a mio avviso fondamentale per un cristiano è “I pensieri” di Pascal, in cui si trovano alcuni dei più importanti aforismi della storia del pensiero occidentale. È un’opera in cui si intrecciano filosofia e religiosità. Per il pensatore l’uomo vive tra tutto e nulla, e nella vita quotidiana può soltanto distrarsi per non pensare alla morte. Ecco allora che deve cercare Dio. Pascal era una mente universale perché fu un grande matematico e un grande filosofo. È il filosofo cristiano per eccellenza perché è memorabile per quel che riguarda la fede la sua scommessa. Altre opere particolarmente interessanti sono quelle di Kierkegaard, Teresa d’Avila e Ignazio di Loyola. Questi sono libri datati, sono classici, ma quali sono i libri più recenti che non dovrebbero mancare nella biblioteca di un cristiano? A mio avviso illuminanti sono i libri di Simone Weil, che procede per intuizioni, riflessioni, meditazioni. Ha scritto diverse opere sotto forma di diario. Fondamentali sono i suoi Quaderni, i suoi scritti sulla condizione operaia, le sue poesie. La filosofa riesce a contemplare il vuoto dell’animo come pochi pensatori. Scrive ne “L’ombra e la grazia” ad esempio: “Amare il prossimo come se stessi non significa amare egualmente tutti gli esseri, perché io non amo egualmente tutti i modi di esistenza di me stessa”. Ancora scrive sempre nella stessa opera : “Quel che rende l’uomo capace di peccato è il vuoto. Tutti i peccati sono tentativi per colmare dei vuoti”. Queste sentenze la dicono lunga sulla profonda conoscenza della natura umana di questa autrice, che è anche una mistica cristiana, sempre combattuta tra il fardello della condizione materiale e la spiritualità. Altro autore importante a mio modesto avviso è il filosofo Augusto Del Noce, che nelle sue opere ha trattato i temi della tecnocrazia, del marxismo, dell’ateismo, della secolarizzazione, del nichilismo. Interessante il suo punto di vista sull’ateismo secondo cui non è l’irrazionalismo di Nietzsche ad aver causato la mancanza di fede, ma il razionalismo che ha portato l’uomo contemporaneo a credere in un falso dio, ovvero nella scienza. Negli anni settanta ed ottanta si credeva in Bobbio o in Del Noce, che fu anche un pensatore di Comunione e liberazione. Celebre fu la sua presa di posizione nei confronti del marxismo. Famosa fu l’espressione “eterogenesi dei fini” riferita agli intellettuali marxisti, che non intenzionalmente creavano elite comuniste, che facevano capo a enormi burocrazie. Questa è l’estrema sintesi perché il pensiero delnociano a riguardo è complesso come ad esempio la sua lettura di Cartesio. Ci sono vari passaggi filosofici e diversi sottili distinguo. Il pensiero di Del Noce è sempre attuale per chi volesse capire dove sta andando questa civiltà in declino e dove sta andando l’uomo in questa epoca di transizione. Per chi poi volesse approfondire Del Noce va detto che considerò come suoi maestri Vico, Malebranche, Maritain. Ma tra i libri importanti per un cristiano io metterei anche le opere poetiche di Clemente Rebora, David Maria Turoldo, Giacomo Noventa, Luzi ,Testori e santa Teresa di Calcutta. Quest’ultima è conosciuta ultimamente anche per la sua fede tormentata, per i suoi rovelli interiori. Eppure in vita riuscì a osservare in modo esemplare i voti di castità, povertà, obbedienza e carità. Non lasciò mai trasparire i suoi dubbi e le sue inquietudini. Alcuni maligni hanno fatto da difensori del diavolo e hanno messo in cattiva luce la Santa. Ma va considerato che ogni santo si imbatte nelle tentazioni. Quelle di madre Teresa non furono tentazioni carnali ma punti interrogativi esistenziali e metafisici. Nessun pensatore o poeta cristiano però è riuscito e forse mai riuscirà a spiegare l’esistenza,la persistenza del male e la perenne fascinazione che esercita sull’uomo.

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