A proposito di poesia contemporanea:

  • ° Nel corso del’900 si è diffuso il verso libero. Questo è avvenuto non solo tra quelli che vengono definiti dai cattedratici poeti dilettanti, ma anche da grandi poeti stranieri ed italiani. Laforgue fu il primo grande poeta ad adoprare il verso libero e a tal proposito scrisse: “mi dimentico di rimare, mi dimentico il numero delle sillabe, mi dimentico la distribuzione delle strofe”. Anche Pound fece un uso moderato nelle proprie liriche del verso libero. I poeti dell’imagismo scrivevano tutti in versi liberi. E. Lee Masters nella celeberrima Antologia di Spoon River adoprò spesso nei suoi epitaffi versi liberi e non prestò molta attenzione al rispetto della metrica. Per quel che riguarda il nostro paese i crepuscolari Corazzini, Gozzano, Govoni, pur utilizzando anche forme metriche tradizionali, introdussero il verso libero nella poesia italiana. Anche il poeta simbolista Gian Pietro Lucini scriveva sopratutto versi liberi e dichiarò che al momento della creazione non cercava “misure prestabilite(versi), nè sequenze numerate di misure(strofe)”, nè il posizionamento di accenti tonici. Inoltre bisogna ricordare che i poeti vociani Jahier e Boine scrissero solo prose poetiche. Infine i futuristi utilizzarono solo ed esclusivamente il verso libero. Sono favorevole all’uso di versi liberi perché come esseri umani abbiamo già notevoli limiti(mentali, psichici, gnoseologici, ontologici) ed  è a mio avviso fuori luogo aggiungere dei limiti stilistici, che oggi possono apparire ai più desueti. Se in poesia e in letteratura devono essere messe delle regole forse devono riguardare il rapporto tra l’arte e il tentativo di ideologizzazione dell’arte stessa. Ritornando al verso libero alcuni intellettuali ritengono che la vera libertà si acquisisca nell’ambito delle regole imposte e degli schemi precostituiti o almeno questa è la loro giustificazione alla loro concezione di una poesia, che per essere tale deve adoprare le forme metriche classiche. Altri intellettuali ritengono invece che nell’arte la libertà non esista, per cui devono essere accettate le regole imposte dalla tradizione. Per  il poeta Robert Frost “scrivere versi liberi è come giocare a tennis senza rete».
    Ma non è detto che chi scriva versi liberi e non rispetti la metrica tradizionale non si imponga altre regole riguardanti altri ambiti.
    Un tempo erano presenti dei canoni estetici. Oggi forse è più problematico valutare un poeta.
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Sul futuro…

Anche secondo gli antropologi più comunisti in ogni società permane sempre come costante antropologica un certo margine di etnocentrismo. Anche secondo i più progressisti degli psicologi sociali è presente in tutti gli uomini una distorsione cognitiva che tende a favorire il proprio gruppo di appartenenza rispetto ad altri gruppi. Ma quello che sta accadendo in questa epoca e in questa società porta ad un rovesciamento di qualsiasi certezza. Io sento come imminente innanzitutto la fine di questa civiltà occidentale, da troppo tempo in declino. In civiltà come questa, caratterizzata da un declino inarrestabile, ogni certezza ed ogni sapere possono essere relativizzati. Da tempo il cristianesimo è in crisi irreversibile. L’etica laica non ha mai riscosso grande successo qui da noi. L’imperativo categorico si fonda sull’autoevidenza come hanno notato in molti. Ma non è affatto scontato a mio avviso il passaggio dal poter fare al dover fare. Specialmente in Italia non abbiamo senso del dovere. Machiavelli e Hobbes hanno avuto la meglio da tempo immemorabile su Cristo e Kant. Virtù come la fede e la speranza sono morte ormai qui da noi e non è detto per forza di cose che sia un male. Semplicemente però prima avevamo una morale. Oggi no. Tutto è andato alla malora. La nostra razionalità, il nostro mercato, la nostra industria hanno colpito a morte la natura. Non gioco a fare l’apocalittico. Scrivo ciò che vedo e che ho sotto gli occhi. Inutile negare i fatti. Non possiamo andare avanti così. È molto meglio se questa società occidentale fa karakiri e si suicida. L’Islam avanza inarrestabile. L’islamizzazione è molto più forte dell’evangelizzazione. Non possiamo farci niente. Solo constatare questo dato di fatto. Ma non sappiamo con certezza cosa accadrà in futuro. C’è chi dice che ci sarà il crogiolo, ovvero una società multirazziale. C’è chi dice che avremo una teocrazia islamica. Sarà un bello scontro. Da una parte l’islamizzazione. Dall’altra il consumismo occidentale. Staremo a vedere. Non possiamo fare altro che aspettare.

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Gli ultimi uomini

Diversi pensatori hanno parlato di morte di Dio, di morte dell’arte, di fine della politica, di fine della storia. Il poeta Giorgio Caproni riteneva che Dio ad esempio fosse morto solo nella coscienza dell’uomo. A mio modesto avviso arte, politica, storia, Dio moriranno soltanto con la morte dell’ultimo uomo. Quale sarà l’ultimo uomo? Non certamente noi o i nostri posteri. L’uomo occidentale a cui tutto è dovuto non ha futuro. All’uomo occidentale è dovuto tutto: l’amore, il benessere, la tecnologia, la conoscenza, le comodità. Ma è destinato anche esso alla fine. Non fa figli. Non ha futuro. Se fa figli non fatevi illusioni: soccomberanno anche loro. Al posto dell’uomo occidentale ci saranno quei disperati che vengono con i barconi. Loro fanno figli. Loro credono in Allah. Loro ci credono. Loro sono giovani e forti. Molti si sposeranno con donne europee. Ci saranno alcuni che perderanno la retta via. Alcuni si autodistruggeranno. Ma si integreranno, pur tra mille difficoltà. Non so dire che tipo di società sarà né che tipo di valori saranno predominanti. So che l’Italia non sarà più cristiana e il mondo non sarà più Wasp. Non possiamo farci niente. Chiamatela migrazione epocale. Chiamatela invasione. C’è chi li chiama migranti; chi li chiama clandestini; chi semplicemente li chiama immigrati. Sarà una colonizzazione alla rovescia. I cittadini di nazioni più povere invaderanno le nazioni più ricche. L’importante è evitare lo scontro di civiltà. I flussi migratori non si possono controllare. Tutto può avvenire in modo soft ed incruento. Tutto può avvenire in modo pacifico. Finché ci saremo anche noi pagheranno le pensioni degli italiani(non tutti avranno la pensione) e faranno lavori che non vogliamo o che non possiamo più fare. Loro hanno futuro e sono il futuro, anche se vengono da posti in cui niente è dovuto. Inutile combattere contro il futuro. Un tempo eravamo noi crociati ad andare da loro per conquistare la Terra Santa oppure in tempi più recenti un posto al sole. Oggi chi è veramente cristiano dovrebbe rinunciare a difendersi. Forse gli ultimi uomini avranno nelle loro camere sia la Bibbia che il Corano. Parleranno forse arabo ed inglese. Nessuno può dirlo con certezza. L’Italia, l’Europa, il mondo sono destinati a cambiare volto. Inutile combattere. Inutile inoltre parlare di noi e di loro. Inutile evitare contrapposizioni. In breve tempo diventeranno italiani. Anzi sono i nuovi italiani.

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Sui quiz e sui test a scuola

Attualmente studenti ed aspiranti docenti vengono valutati con dei test per valutare le capacità intellettive e con dei quiz per esaminarne la preparazione culturale. La superficialità ha vinto sull’approfondimento. Il nozionismo ha avuto la meglio sul senso critico. La velocità sulla ponderatezza. In questa società sempre più dotata di macchine capace di immagazzinare i dati sarebbe meglio se gli esseri umani si dimostrassero capaci di rielaborarli. La cosa peggiore è che si tratta di una pseudoselezione perché i quiz e i test vengono creati senza la consulenza di veri esperti e molto spesso alcuni quesiti vengono ripresi da concorsi o esami precedenti. Quindi talvolta ha la meglio chi ha tempo e soldi per addestrarsi e simulare gli esami. Che dire poi del fatto che il caso può essere determinante in quesiti a risposte multiple? Alla faccia della verifica della sistematizzazione delle conoscenze! Tra pochi anni probabilmente tutte le facoltà saranno a numero chiuso. Basta pensare che nelle facoltà umanistiche, ancora a numero aperto, chi non raggiunge un certo punteggio nei test di ingresso ha subito un debito formativo. Anche studiare ed insegnare dovrebbero essere considerate delle attività creative, anche se non ricreative. Perché corpo docente e corpo discente non cercano di opporsi a questo andazzo generale?

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Sempre sul web

Questa è l’epoca degli Youtuber, delle fashion blogger e dell’influencer marketing. Queste persone hanno raggiunto una grande notorietà grazie ai social e ora sono diventate milionarie. Sono il non plus ultra della attuale industria culturale(termine coniato da Adorno). Internet può essere croce o delizia. Delle adolescenti si suicidano a causa del cyberbullismo; delle giovani possono cadere in gravi stati d’ansia o di depressione perché vittime di porno revenge. Internet può essere al tempo stesso un Paradiso o un Inferno e molto spesso non dipende dal merito o dal talento. Alcuni potranno pensare che ciò che differenzia le star del web dalle vittime del web sono la furbizia e l’intelligenza. Potrebbe sembrare di primo acchito che le prime a differenza delle seconde hanno compreso potenzialità e pericoli della rete. Ma ciò a mio avviso è ingeneroso nei confronti delle vittime. È ovvio che coloro che si sono arricchiti pensano di essere speciali ma molto spesso è l’esatto contrario: sono talmente comuni che il pubblico può identificarsi facilmente con loro. La viralità di una foto, di un post o di un video può arricchire o umiliare. Internet è ancora un luogo virtuale che può arricchire senza sacrificio e allo stesso tempo un territorio selvaggio che non rispetta i diritti più elementari delle persone, primo tra tutti quelli della privacy. Alcune persone per esorcizzare i pericoli del web potranno pensare che le vittime virtuali sono tali perché non sono state accorte o attente. A mio avviso anche le vittime sono persone comuni, che però non sono state adeguatamente tutelate dalla legislazione. Non vedo in certe vittime del web delle gravi colpe o dei grandi demeriti. Molto spesso sono vittime involontarie ed innocenti, stritolate dagli ingranaggi del mondo virtuale. Inoltre i social network sono commerciali e inducono all’ossessione perché molti controllano sempre gli aggiornamenti e alla fine finiscono tutti per essere più controllati. La realtà è che finiamo tutti per essere più online che offline, ovvero dei veri dipendenti da internet. Se non si ha migliaia di “amici” non si conta nulla. In questo caos ci dovrebbero guidare i maestri dello stile di vita, che hanno una miriade di follower e naturalmente anche degli hater. Anche i politici molto spesso diventano giocoforza delle Twitter star. Non possono esimersi. Non possono tirarsi indietro. Devono dimostrare di essere sempre pronti a dire la loro, ad essere sempre più opinion leader. Spesso si fanno aiutare da dei consulenti della comunicazione. Ma scrivere sempre la propria in tempo reale chiaramente non risparmia nessuno dalle gaffe e dalle brutte figure, anche se l’importante è essere sempre lì sul pezzo e farsi notare; l’importante è essere sempre pronti e non passare mai inosservati. I vip, cioè calciatori e persone del mondo dello spettacolo, usano sempre più Twitter ed Instagram: come sono lontani i tempi in cui i vip si facevano gestire il loro profilo Facebook o la loro pagina myspace da esperti o fan. Oggi siamo tutti finiti in questa bolla virtuale. Insomma si potrebbe dire: “È il web, bellezza!”. Per il momento i governanti di tutte le nazioni non hanno ancora preso provvedimenti. Per ora è tutto.

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Distopie

A mio avviso un uomo è sano di mente quando è cosciente delle sue azioni, è capace di intendere e di volere, la sua mente è integra(ovvero non è scissa). Ciò nonostante possono essere molti i conflitti interiori che permeano e disturbano una psiche. L’autoanalisi può essere un buon antidoto e può rivelare a se stessi se c’è qualcosa che non va nella nostra persona. Sapersi guardare dentro è un segno di salute mentale. Sapersi guardare dentro è il modo migliore per revisionare e controllare se stessi. Bisogna riflettere: riflettere anche su se stessi. Questo naturalmente non significa saper guardare in fondo a se stessi perché il Sè non ha un fondo. Quando c’è qualcosa che non va in noi bisogna avere la ragionevolezza di chiamare un esperto. D’altronde se c’è qualcosa che non va al cuore tutti chiamano il cardiologo e nessuno pensa di potercela fare da solo. Invece per resistenze culturali ed arcaismi ancora oggi molti pensano di potercela fare da soli quando qualcosa non va in loro dal punto di vista psichico. In quanto alla libertà ci sono innumerevoli condizionamenti e sovrastrutture che ci sovrastano. La nostra libertà varia, oscilla sempre entro un certo range. Coloro che spesso pensano di essere liberi totalmente sono spesso persone che agiscono in antitesi con i loro principi di un tempo: la libertà totale non esiste, men che mai in questa società in cui bisogna essere reperibili, rintracciabili e in cui si è sempre schedati, osservati. Le grandi utopie non si sono realizzate. In realtà stiamo vivendo le distopie. I libri non sono stati ancora bruciati come in “Fahrenheit 451”; in compenso però li leggono in pochi. Ora siamo tutti controllati e videosorvegliati come in “1984” di Orwell. Viviamo lo stesso stato di massificazione e al contempo di anedonia presenti in “Ritorno al mondo nuovo”, scritto da Huxley. Non possiamo certo dire che i grandi scrittori non ci avessero avvertiti. Avevano già capito decenni fa le prime avvisaglie. Avevano già captato tutto grazie alle loro antenne, prevedendo il mondo attuale con largo anticipo.

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Piccola provocazione sui politici

Negli ultimi decenni abbiamo potuto constatare lo scadimento della classe politica. I politici dovrebbero essere esperti di diritto(devono scrivere leggi), economia(devono amministrare), arte(devono tutelare il patrimonio artistico). Invece da decenni non hanno una formazione specifica. La politica in Italia purtroppo è da sempre facile ricerca del consenso. Un tempo era ricerca del voto in cambio di un posto di lavoro, poi di una spesa. Ci vuole sempre di meno da parte dei politici per accaparrarsi il voto. Oggi basta fare promesse irrealizzabili. Un tempo c’era il voto di scambio, poi il voto di protesta, ora il voto di bufala. I risultati non contano nulla. Non è mai tempo di bilanci. La colpa muore sempre fanciulla. Non si può mai distinguere il fatto dall’antefatto. La politica dovrebbe essere invece responsabilità sociale. I politici dovrebbero essere realmente servitori dei cittadini e dello Stato. Dovrebbero essere al loro servizio. Invece sono solo politicanti che pensano solo alla poltrona. Naturalmente questo è lo sfogo di un cittadino qualsiasi, che però ha il diritto-dovere di criticare la propria classe dirigente, senza per questo sconfinare nel qualunquismo becero o nel rivoluzionarismo astratto. È chiaro che i governanti non possono far contenti tutti ma che dire di tutti i governi fallimentari che si sono succeduti secondo tutti i più accreditati politologi? Se un imprenditore rischia il carcere per il reato di bancarotta fraudolenta nel caso del fallimento di una piccola società privata, invece a quanto dovrebbero essere condannati dei politici che commettono il reato anche soltanto di bancarotta semplice dello Stato italiano? Mettiamo il caso che portino al fallimento lo Stato anche solo per imprudenza o perché sono dei visionari. Ebbene a quanto dovrebbero essere condannati? Perché non ci sono delle leggi che contemplano la responsabilità e gli oneri nell’amministrare la cosa pubblica? Perché soltanto privilegi? Che guadagnino pure dei lauti compensi se amministrano bene! Ma se amministrano male perché non perseguirli o quantomeno non ridurre loro gli stipendi? Perché non sono stati condannati quei politici che hanno ingigantito il debito pubblico italiano? Sarebbe l’ora di finirla con l’impunità. Sarebbe l’ora di finirla di considerare il popolo italiano come un popolo bue. Chiaramente so bene che questa è pura utopia. La mia è una pura provocazione. Eppure questo raffronto tra chi amministra una società a livello privato ed i politici che amministrano la cosa pubblica rende bene l’idea dei grandi privilegi di cui godono questi ultimi. Qualcuno di loro direbbe che altrimenti nessuno oserebbe fare più politica. Io ritengo invece che tutti i politici , se ci fossero delle leggi severe, amministrerebbero lo Stato in modo molto più oculato. A mio avviso non è questione di valutare le capacità, la competenza, l’esperienza, l’onestà. Non mi importa se è preferibile il politico valido e disonesto a quello incapace ma onesto. Lascio ad altri questo tipo di valutazioni. Si dovrebbe invece guardare ai danni procurati. A mio avviso si dovrebbe valutare unicamente la gestione della cosa pubblica. Probabilmente la maggioranza degli ex parlamentari e dei parlamentari sarebbe in carcere o indagata se venissero perseguiti quei politici che hanno sperperato le risorse pubbliche. Prima o poi saremo costretti a salvare il salvabile. Prima o poi sarà il caso di considerare davvero chi ci specula e chi invece vale qualcosa. Forse inizieremo a farlo quando sarà troppo tardi. Forse siamo alla fine della democrazia rappresentativa. C’è troppo disinteresse, troppa rassegnazione e troppo disimpegno per una democrazia partecipativa. Nessuno sa veramente cosa ci aspetta in futuro. Forse siamo alla deriva.

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Sul centrosinistra

Che cosa ha distinto il centrosinistra italiano in questi anni? A mio avviso a livello economico l’austerità e il neokeynesianesimo; a livello intellettuale invece l’utopismo ideologico e una sorta di pseudoilluminismo. Inutile osservare che essere utopici e pseudoilluministi può portare a delle contraddizioni insanabili. I problemi principali però sono stati che gli italiani si sono stancati dell’austerità e che la mancanza di sicurezza non dipende da una errata percezione soggettiva dei cittadini ma da dati di fatto. Ciò nonostante il centrosinistra ha avuto anche dei meriti, che sono sotto gli occhi di tutti e che non sto ad elencare. Però nemmeno i suoi stessi politici sono stati sufficientemente bravi ad elencare durante la campagna elettorale. Forse ciò che distingue a livello caratteriale molti suoi politici sono l’estrema litigiosità, il disfattismo ed il masochismo morale. Probabilmente ciò che ha creato maggior dissenso è stata l’impopolarità di alcune scelte politiche. È una coalizione che ad un certo punto non ha più ascoltato il popolo nè gli intellettuali, che erano quasi tutti dalla sua parte. Forse avevano timore di essere considerati populisti o gramscisti? I suoi elettori hanno pensato che i politici di centrosinistra fossero più dalla parte dei banchieri che dei lavoratori. Il risultato è che si sono turati il naso e hanno votato Lega e Cinquestelle. Un centrosinistra così in crisi fa male alla stessa democrazia perché si crea un vuoto e molti cittadini progressisti non si sentono rappresentati. I pericoli antidemocratici infatti possono scaturire dal disagio sociale ed economico, sempre crescente, ma anche dalla crisi di identità politica dei cittadini.

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Salvo imprevisti…..

Nella vita non si sa mai. Si pianifica. Si fanno dei programmi a lunga scadenza. Eppure bisognerebbe sempre aggiungere “salvo imprevisti” o forse meglio ancora “salvo cause di forza maggiore”. Talvolta la morte arriva senza preavviso. Sopraggiunge in un attimo e cancella tutti gli appuntamenti e gli impegni dell’agenda. Più la scomparsa è prematura e inaspettata, più causa sconforto. Ma è sempre difficile fare paragoni. Che dire del dolore continuo di chi sta vicino a un malato incurabile? Anche quel tipo di dolore mette a dura prova qualsiasi fede. La vita si è allungata grazie ai progressi della medicina e al benessere nella società occidentale. La morte viene considerata oscena. Nessuno più gioisce per la morte di un proprio caro come facevano certi frati quando moriva uno di loro; addirittura festeggiavano. In America oggi spesso il funerale finisce con un brunch, ma non lasciatevi ingannare: anche lì la morte viene considerata inaccettabile al di là della facciata e della convenzione. In Italia andare al funerale per alcuni è come timbrare il cartellino. È una formalità. Non dimentichiamoci che questo era il paese delle prefiche. Non sarebbe meglio se ci fossero meno persone al funerale? Non sarebbe forse un vero momento di raccoglimento per i cari del defunto? La morte comunque è sempre inaccettabile oggi nella nostra società, anche quando una persona soffre di cancro da anni, ha vissuto novanta anni, ha il sondino da tempo, è in coma irreversibile. Ci vuole sempre del tempo ad elaborare il lutto. Quello che fa più paura probabilmente è la sofferenza. Ecco allora che alcuni cercano una buona morte. Vogliono l’eutanasia. Alcuni vogliono il suicidio assistito. L’importante è evitare al morente il dolore. I cari spesso chiedono al medico: ha sofferto? Oppure chiedono: si è reso conto di niente? Oltre alla sofferenza anche la coscienza della malattia, del trauma o comunque della morte imminente da parte del morente sono cose che nessuno vorrebbe augurare al prossimo nella nostra società. La morte non viene più considerata sorella come faceva San Francesco. Non è più liberazione degli affanni come per Leopardi. Totò considerava la morte una livella. Per Jaspers la morte è una situazione limite che nullifica ogni poter essere. Per Heidegger l’uomo deve essere per la morte per giungere ad una esistenza autentica. La nostra società invece inneggia alla vita. Eros fa da padrone. Thanatos viene rimosso. Non è forse un caso che esiste anche la cosmesi per i morti? Ho letto che estetiste rimaste senza occupazione si mettono a lavorare nel ramo della cosmesi funeraria. Il morto deve avere un bell’aspetto. Deve essere così impeccabile da sembrare vivo. La morte è in definitiva quel triste evento che vorremmo sempre procrastinare, eppure nessuno può sfuggirvi o può sgusciare via.

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Su Freud

Riguardo all’eziologia della nevrosi la vera causa non è il trauma sessuale come riteneva Freud. Diciamo che l’isteria è scomparsa da decenni. Per alcuni l’isteria è stata una invenzione di Freud. A mio avviso e non solo mio è legittimo parlare di pansessualismo per quel che riguarda la dottrina freudiana. La psicanalisi non riesce a curare la schizofrenia, per il cui trattamento sono necessari i farmaci. La psicanalisi si occupa prevalentemente dell’individuo ma trascura le dinamiche di gruppo. L’unica opera di Freud che concerne questo è “Psicologia delle masse e analisi dell’io”. La psicanalisi finisce sempre con il dare troppa importanza ai primissimi anni di vita. Secondo Freud tutto dipende dall’infanzia e trascura tutti gli altri periodi della vita. Per Freud i rapporti parentali determinano totalmente il mondo intrapsichico. Gli psicanalisti da alcuni detrattori sono considerati come dei guru, dei ciarlatani, degli apprendisti stregoni. Ma la psicanalisi non è che una delle tante talking cures con i suoi pregi e i suoi difetti. Come molte altre scuole di psicoterapia è basata sull’induzione ed è soggetta alle distorsioni cognitive dell’analista. La psicanalisi d’altronde come le altre psicoterapie è basata sull’osservazione clinica e sull’interpretazione. Secondo alcuni studiosi l’analista è freddo, distaccato, sempre silenzioso, quasi sempre in ascolto: il rapporto terapeutico quindi non sarebbe caratterizzato dall’empatia. Un altro difetto della psicanalisi è il seguente: è un trattamento a lungo termine e costoso. Ci sono cose alquanto discutibili nella psicoanalisi come ad esempio l’invidia del pene da parte delle donne. Può darsi che Freud abbia concepito molte idee subendo l’influsso della Vienna di fine ottocento. In particolare Freud ebbe in cura molte signore borghesi e molte nobildonne di quella società moralista. Ma passiamo oltre. Gli psicanalisti hanno da sempre trascurato le cause organiche e sopravvalutato quelle psicologiche. Se uno è un fumatore per loro è senza dubbio per una regressione orale o per un tratto ossessivo della personalità e non per la dipendenza dalla nicotina. Alcuni pensatori come Popper hanno subito messo in dubbio la scientificità della psicanalisi. Freud è stato accusato di essere un maschilista, un omofobo, un estimatore delle droghe ed anche un falsificatore di dati. Il celebre studioso è stato considerato anche tendenzioso e dogmatico: questa chiaramente è una critica di carattere metodologico. Altra accusa che viene fatta a Freud è quella di essere stato un uomo avido. Sono state fatte molte critiche sia sulla persona che sulla disciplina, da alcuni considerata una ideologia e addirittura da altri una mitologia. Ciò non toglie che su alcune cose Freud avesse indubbiamente ragione come ad esempio la struttura tripartita della psiche, i meccanismi di difesa, l’ambivalenza nelle relazioni affettive, la rimozione, le formazioni reattive, la coazione a ripetere, le pulsioni, il principio di piacere, il principio di realtà, il complesso edipico(valido solo nella società occidentale), la sublimazione, il transfert ed il controtransfert, etc etc. Naturalmente negli ultimi decenni questi concetti sono stati riformulati ed aggiornati dagli psicanalisti. Attualmente si può affermare che esistono diverse psicanalisi. In fondo i primi scissionisti furono Jung ed Adler. Freud inoltre è stato il primo studioso della mente a dimostrare l’esistenza dell’inconscio grazie all’ipnosi, alle associazioni, all’interpretazione dei sogni. È stato lo scopritore della psicologia del profondo. Fu inoltre il primo a scoprire che per la psiche la quiescenza è piacevole e l’eccitazione è spiacevole. Non solo ma la psicanalisi è terapia della parola e ci sarà sempre un effetto cuscinetto per i pazienti, anche se per alcuni questa psicoterapia è più utile agli artisti che a chi soffre veramente di patologie psichiche. In effetti la psicanalisi è più efficace per chi ha problemi psicologici che per chi ha problemi di natura psichiatrica. Ci sono alcune persone che vanno in analisi per anni e non riescono a risolvere nessun problema. Riescono solo a riempire il portafoglio dello psicanalista. Ma Freud ha anche molti meriti. Bisogna ricordare ad esempio che le parole possono cambiare la neurochimica. Questo vale sia per le parole dette che per quelle ascoltate. Le parole possono curare ma possono anche indurre ruminazione negativa. Le parole possono essere terapeutiche ma possono anche risultare degli stressor negativi. Detto in parole povere possono rendere euforici ma possono anche ferire e deprimere. Gli effetti della comunicazione sono dimostrabili con le più moderne tecniche di neuroimaging. Chiaramente non si tratta di valutare solo le parole ma anche il contesto, l’interlocutore, la durata degli stimoli negativi. La psicanalisi punta su questo, ovvero a guarire con le parole. Freud ha anche il merito indiscusso di essere stato un geniale esploratore del Sè. La psicanalisi indaga nella parte più oscura di ognuno. Non fa sconti a nessuno. Ma Hitler e i suoi gerarchi non potevano certo essere psicanalizzati. I nazisti avevano paura di questa scuola di pensiero. Infatti i libri di Freud furono i primi ad essere bruciati.

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Ieri e oggi

Con queste righe non voglio fare una analisi rabberciata della situazione attuale ma solo fornire uno spunto di riflessione. Gli anni settanta erano gli anni dello spontaneismo politico, che in piccola parte purtroppo sfociò anche in spontaneismo armato(qualcuno portava la p38 alle manifestazioni). Furono anni fecondi dal punto di vista intellettuale. Nacquero riviste e gruppi di giovani intellettuali destinati ad entrare nella storia. Cito ad esempio i Quaderni piacentini di Bellocchio(che arrivarono a vendere 11000 copie) e Tam Tam edita da Adriano Spatola e Giulia Niccolai, che vissero per anni nel mulino di Bazzano, dando ospitalità a giovani poeti. Allora essere intellettuale era una missione. L’intellettuale doveva cambiare il mondo, trasformarlo. Doveva fare presa sulla realtà. Oggi i termini di paragoni sono improponibili e non è questione solo di statura intellettuale dei protagonisti o di levatura morale. Assolutamente no. Gli intellettuali dovevano trasformare il mondo. Il mondo invece li ha trasformati profondamente. Sono sempre più precari, marginali e perciò ricattabili dal potere. La rivoluzione marxista non è arrivata. Le strutture economiche sono mutate completamente e con esse anche le dinamiche sociali. Molto tempo fa i capitalisti per guadagnare aumentavano anche le ore non pagate(il pluslavoro, quella quantità di lavoro in più rispetto alla quantità necessaria per la sussistenza giornaliera del lavoratore e della sua famiglia) per aumentare il plusvalore assoluto. Oggi nel primo mondo con le innovazioni tecnologiche continue non fanno altro che aumentare il plusvalore relativo, ovvero non fanno altro che ridurre il tempo della quantità di lavoro necessaria per il fabbisogno giornaliero del lavoratore e della sua famiglia. Questo in termini marxiani, un poco semplificati. Oggi non c’è più la produzione di massa. Tutti guardano al Just in time(magazzini snelli, gestione delle scorte ridotte al minimo, produrre solo ciò che è stato venduto). Ci sono la robotica, l’informatica, la connettività, i sistemi socio-tecnici, lo sviluppo dell’automazione, l’e-commerce, le forme atipiche di lavoro, i sindacati che non rappresentano più adeguatamente certi lavoratori, l’avvento della crisi globale, l’esternalizzazione, l’invecchiamento della popolazione nei paesi industrializzati. Oggi sono aumentati i servizi nel mondo del lavoro. Ci sono sempre più lavoratori della conoscenza. Un tempo c’era il capitalismo di stato a fare da padrone. Oggi con la globalizzazione delle merci e dei capitali fanno da padroni la delocalizzazione e il capitalismo finanziario. Il capitalismo ha trovato altre strade. Forse più subdole. Gli intellettuali sono rimasti spaesati. Sono rimasti, come si suol dire, al palo. Ma la cosa più difficile è fare gruppo oggi. Una volta su un muro ho letto questa scritta: “sempre più connessi, sempre più soli”. Con questo non voglio dare assolutamente la colpa ad internet, che è solo un segno dei tempi. Voglio solo dire che l’impegno e la partecipazione alla politica da parte degli intellettuali sono finite. In parte si sono ritirati a vita privata. I politici non li vogliono più come guide, ma al massimo solo come consulenti di immagine o estensori di discorsi. Al massimo i più cortigiani stanno dietro le quinte. Insomma disadattati oppure riciclati.

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