Trump

Trump dovrebbe, ora che è presidente degli Stati Uniti, essere più diplomatico. Non può certamente trattare certi dittatori come trattava prima i dipendenti delle sue imprese. Quel suo decision making all’americana deve lasciarselo alle spalle. A sentire le dichiarazioni di Trump sembra che deciderà senza consultazioni e senza il rispetto di regole prefissate da tempo. Forse è arrivato il momento di mettere da parte questo decisionismo rozzo frutto di una mentalità tutta yankee, che potrà di nuovo utilizzare alla fine del suo mandato quando tornerà di nuovo a fare l’imprenditore e potrà ancora urlare ai suoi dipendenti con estrema facilità'”you are fired”. Un capo di stato deve saper anche tergiversare, temporeggiare e se richiesto bofonchiare. Deve essere calmo, avveduto, paziente. Deve essere un mediatore. Qui si tratta del destino di interi popoli. Trump dovrebbe rappresentare la più grande democrazia del mondo. Dovrebbe essere un esempio per tutti. A mio modesto avviso la ponderatezza è la virtù dei capi di stato. Battere il pugno sul tavolo e ispessire le vene del collo non è detto che siano segni di efficacia nel governare una nazione. Inoltre per essere dei buoni diplomatici bisogna saper fare gioco di squadra. Uno come Trump può fare danni incalcolabili all’assetto del mondo intero già pieno di ingiustizie, problemi e guerre. Dovrebbe ragionare da analista lucido e invece la sua politica probabilmente risentirà dei suoi umori, delle sue contraddizioni e del culto della personalità. Trump potrebbe essere pericoloso a livello internazionale, anche se è sempre meglio non fare i gufi e non configurare scenari apocalittici. Un leader politico però dovrebbe essere equilibrato e per il momento questo non è uno dei requisiti di Trump, che non mi è piaciuto minimamente neanche in campagna elettorale: ha parlato alla pancia delle persone, facendo decine di promesse irrealizzabili. Ha vinto perché ha sfruttato il malcontento e il disagio, derivanti dalla crisi economica. Ha vinto perché ha fatto leva sulle paure più ataviche, sui pregiudizi e sull’islamofobia. Ha vinto perché teoricamente ha preso posizione contro l’imperialismo dei suoi predecessori. Trump è una conseguenza dell’impoverimento dell’America. In campagna elettorale ha utilizzato una retorica nazionalista intrisa di demagogia, aggressività e spregiudicatezza. Forse queste mie considerazioni sono frutto di una particolare idiosincrasia nei confronti del nuovo presidente? Forse per vincere ha recitato soltanto una parte? Per il momento a me fa paura un imprenditore da molti definito isolazionista, che non affonda certo le sue radici nella politica di Roosevelt. C’è chi sostiene che ora Trump si adatterà al sistema e che in politica estera prevarrà la realpolitik. C’è chi sostiene che finirà tutto in una bolla di sapone perché sarà sufficiente esaminare la lista completa dei suoi finanziatori e valutare le sue nomine. Mi fa paura Trump ma non mi interessano gli psichiatri che hanno fatto una diagnosi a distanza e hanno concluso che Trump è un narcisista perverso. Potrebbe essere anche una scusante. Per me invece non devono avere giustificazioni la sua scaltrezza nell’avere usato i media, la sua grettezza, l’avere gettato continuamente benzina sul fuoco per quanto riguarda temi delicati(le sue prese di posizione sull’immigrazione, il possibile taglio alla spesa pubblica, l’attacco al welfare e alla cultura). Forse solo gli americani possono realmente capire Trump e a me non interessa minimamente comprendere un personaggio così. Non mi importa niente di studiare la sua fenomenologia. Personalmente mi auguro che sia all’altezza del ruolo istituzionale che ricopre e non sia più un fenomeno mediatico. Gli americani lo hanno votato perché hanno creduto che sarebbe stato un grande creatore di posti di lavoro e una persona pragmatica. Mi auguro che non diventi invece un guerrafondaio nell’interesse di tutta l’umanità e non solo del popolo americano. A mio avviso non ci voleva un personaggio così a capo di una nazione così importante in un clima internazionale così teso in questo periodo di transizione. Speriamo che il suo slogan “facciamo di nuovo grande l’America” non comporti necessariamente una nuova guerra. Speriamo che l’altro suo slogan “l’America al primo posto” non determini un protezionismo che metta in crisi le altre nazioni. Perché tutto vada bene Trump dovrebbe utilizzare raziocinio ed un’ottica di insieme a lungo termine. Chiedo forse troppo a questo showman così autoritario? Altre considerazioni e altri interrogativi più raffinati li lascio a semiologi, filosofi, studiosi di comunicazioni, politologi e sociologi.

N.B:
Non è colpa del popolo americano a mio avviso se potevano scegliere solo tra questi politici che appartenevano tutti all’establishment. In America le lobby esercitano una pressione enorme e stabiliscono politica e politici. Comunque anche un marxista convinto come Pasolini riteneva che, nonostante tutto, l’America era la più grande democrazia del mondo. Lo dichiarò alla Fallaci in una intervista per “L’europeo”. Ad esempio riteneva che i giovani americani fossero veramente liberi e non piccolo borghesi come in Italia. Riteneva che in America si potesse veramente vivere in libertà. Poi anche p.p.p poteva sbagliare ma io farei una netta distinzione tra governanti e popolo. Inoltre almeno numericamente l’America è la più grande democrazia del mondo. Infatti non si può a mio avviso ancora parlare di democrazia europea ma di democrazia italiana, francese, tedesca,svedese, etc etc. Con questo non voglio negare che l’America sia stata anche gendarme del mondo e sia stata imperialista con la solita scusa di esportare la sua democrazia.

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