I bestseller

Un tempo esistevano i bestseller(o best seller) all’italiana. Riuscivano a coniugare letterarietà ed evasione(come i successi di Salgari, Collodi, De Amicis) ad esempio negli ultimi decenni dell’Ottocento. Oppure nel Novecento riuscivano a creare un connubio tra letterarietà e impegno(come nel caso del “Il giardino dei Finzi-Contini”, “Il gattopardo”, “La ragazza di Bube”, “La noia”, “Il giorno della civetta”). Nell’Ottocento anche i romanzi di appendice avevano una loro dignità. Oggi molti bestseller(la maggioranza sono bestseller di consumo) sono frutto di un mix di furbizia , marketing, ricerca grossolana di intrattenimento. Per diventare scrittori di successo nella maggioranza dei casi bisogna essere multitasking: andare in televisione, fare molte presentazioni delle proprie opere, essere commerciali, pensare ad un eventuale adattamento cinematografico, pubblicare con una grande casa editrice. Il rischio però in cui incorre un aspirante scrittore è sempre quello di diventare un personaggio pubblico senza essersi arricchito. Uno scrittore ad esempio che vende diecimila copie può essere noto ed avere tutti gli oneri del personaggio pubblico ma non gli onori e i guadagni. Per scrivere un bestseller bisogna anche farsi guidare dalla propria casa editrice e dal proprio editor. Non voglio con questo negare che per scrivere un bestseller ci voglia anche del talento e non voglio neanche fare una fenomenologia del bestseller. Esistono casi anche di bestseller nati con il passaparola. In generale i lettori italiani sono esterofili e spesso importiamo bestseller più che esportarli. Uno dei pochi a sovvertire questa regola è stato Umberto Eco.
Molti intellettuali snobbano i bestseller e con questi la cultura di massa. Gli intellettuali dovrebbero sempre analizzare i gusti del pubblico, anche senza essere studiosi di sociologia della letteratura. Forse non lo fanno a sufficienza. D’altra parte ci sono anche molti lettori, che pensano che i libri di Dan Brown, Fabio Volo, Moccia, Susanna Tamaro o Coelho siano dei capolavori. Forse sbagliano entrambi. Forse oggi come non mai si può assistere al superamento di concezioni come quelle di cultura alta e di cultura bassa. D’altra parte non possiamo nemmeno affermare che la qualità di un’opera non coincide quasi mai con la quantità delle copie vendute perché oggi i critici letterari sono sempre più rari e i canoni estetici di un tempo si sono dissolti. Bisognerebbe però, prima di acquistare un libro, chiedersi sempre se si cerca del puro divertimento oppure se si vuole un’opera che ci faccia riflettere e magari riesca ad aggiungere un tassello alla nostra ricerca del vero. Almeno questo….onde evitare delusioni. Personalmente tra un libro di nicchia e un bestseller io vi consiglierei di comprare un long seller(o classico).

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