a proposito di romanzi

I grandi scrittori e le grandi scrittrici possono fare soltanto metanarrativa. A loro è restato solo quello. Questo perché i grandi narratori e le grandi narratrici ormai sono soltanto i presentatori e le presentatrici televisive, che con l’aiuto di una redazione di venti persone selezionano e raccontano le storie più inverosimili della gente comune. Le trame sono avvincenti. L’interrogatorio è incalzante. I colpi di scena si susseguono. Il finale è sempre strappalacrime. I conduttori poi sono maestri impareggiabili dello storytelling. Loro hanno storie da raccontare e sanno come raccontarle. Come possono competere ormai gli scrittori con i loro romanzi ? Pensate forse che aver studiato a fondo come hanno fatto molti di loro i saggi di Debenedetti e “L’arte del romanzo” di Milan Kundera li aiuti? Le telecamere con le loro inquadrature deformano più di un ritratto di Bacone. I personaggi reali non hanno niente da invidiare a quelli del teatro dell’assurdo o a quelli di Svevo, Pirandello, Proust, Joyce, Musil. Spesso la realtà supera l’immaginazione. La televisione inoltre non annoia come molti romanzi con descrizioni particolareggiate o con riflessioni estenuanti. Non solo ma spesso i romanzi sono sostitutivi della vita reale. I personaggi non hanno il sudore sulla fronte. Quando muoiono le loro morti non puzzano di cadavere. C’è una regola che è valida per tutti: prima bisogna vivere e poi scrivere, anche se scrivere per alcuni è un’esigenza. Inoltre la televisione è maestra delle short stories. Il pubblico resta incollato per tutto il tempo davanti al piccolo schermo e sopporta pure le pubblicità. Un tempo i lettori iniziavano a leggere un romanzo ed entravano in un labirinto di metafore e simboli. Oggi tutto è più facile. Tutto è più semplice ma è anche tutto più banale, scontato e stupido. Come se non bastasse poi sono i conduttori televisivi, i comici, i cantautori, i rocker, gli opinionisti televisivi che pubblicano romanzi e sono tra i pochi che li vendono. Le case editrici sanno bene che, indipendentemente dal talento letterario di costoro, i loro libri venderanno perché oggi per vendere bisogna essere personaggi, cioè vip. Tutto ciò è stato espresso in modo magistrale da Nietzsche in “Umano troppo umano”: “Cattivi libri. Il libro deve esigere penna, inchiostro e scrivania. Ma di solito sono penna, inchiostro e scrivania che esigono il libro. Per questo oggi i libri valgono così poco.” In un modo o nell’altro la televisione è sempre in mezzo e interferisce sempre. Un tempo gli scrittori scrivevano un’opera e pensavano alla sua trasposizione cinematografica. Oggi invece scrivono e pensano a farne una serie televisiva. Molti nascono scrittori e finiscono per aspirare a diventare sceneggiatori televisivi, sperando di creare fiction di intrattenimento di successo. Forse tra qualche anno scriveranno per internet(forse sarà meglio). Attualmente con gli eBook guadagnano ancora poco e molti scrittori hanno ancora un atteggiamento snob riguardo al web. Comunque in generale possiamo affermare che ognuno è intriso nello spirito del proprio tempo, anche se sarebbe meglio se ne fosse soltanto uno scomodo testimone. Diciamo quindi che la letteratura è in crisi. È in recessione e molti romanzi non meritano una recensione(non parliamo poi dei critici letterari che sono sempre più rari. Inoltre un tempo dovevano valutare o meno l’adesione a certi canoni estetici in un’opera. Oggi i criteri estetici si sono dissolti). Quindi possiamo sostenere che la letteratura è rimasta indietro rispetto alla televisione e sono pochi i romanzieri che stanno veramente sperimentando. Dopo anni di neosperimentalismo e neoavanguardia la televisione domina incontrastata. Il libro oggi come oggi è uno strumento forse antiquato. Staremo a vedere. Forse staremo ancora a leggere. Vista e considerata la complessità della situazione sarebbe meglio intanto valutare con bonaria indulgenza tutti gli scrittori, gli aspiranti e anche i sedicenti.

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