Sfiorando la morte

Ieri sera io e Emanuele Morelli siamo usciti. Stavamo viaggiando a velocità moderata(50 km all’ora) sulla circonvallazione quando un’altra auto ci ha sorpassati da destra a più di 100 km all’ora. L’impatto poteva essere fatale. Non riesco a capacitarmi di come Emanuele abbia evitato l’altra macchina. La morte ci ha sfiorati. Per fortuna siamo ancora qui che possiamo raccontarla. Potevamo morire all’istante o morire all’ospedale qualche ora dopo per lesioni interne. Emanuele fa il rappresentante. Mi dice che il mondo è pieno di pazzi al volante e che lui si considera fortunato ogni sera che ritorna a casa. Comunque la morte si aggira dappertutto in ogni momento. Questa volta è andata bene. Quando ho aperto le persiane questa mattina mi è sembrato un pò strano constatare che era un altro giorno. Ce la siamo vista brutta ieri sera. Eppure era una serata tranquilla. Conversavamo serenamente. Niente lasciava presagire alcunchè. Mi viene in mente un verso di D. Thomas: “dopo la prima morte, non ce ne sono altre”. Oppure Pessoa che scrive: “la morte è la curva della strada. Morire è solo non esser visto”. Oppure Gesualdo Bufalino: “E se Dio avesse inventato la morte per farsi perdonare la vita ?”. Oppure Leopardi secondo cui la morte “ogni gran dolore, ogni gran male annulla”. Avranno pure ragione che libera dagli affanni, ma io resto sempre attaccato alla vita. Poi certi modi di morire(come rimanere incastrati tra le lamiere) fanno paura o quantomeno disturbano tutti. Mi spaventa la morte e il morire. Tutte le persone ragionevoli hanno paura della morte. Chi non ne ha paura è un incosciente o uno troppo convinto di andare in paradiso, quando non c’è certezza che esista l’aldilà. Comunque la morte può giungere inaspettata in un attimo o dopo una lunga malattia, ma è sempre traumatica. So bene che ho rimandato per poco la dipartita. Al massimo mi resta qualche anno. La vita è breve o quanto meno scorre via velocemente. Non c’è niente da fare. Non si può truccare. Non si può ingannare. Non si può bluffare. Lo so che “è subito sera”.
Non so se ci sia l’aldilà oppure il nulla. Io resto aggrappato con le mie forze a questo aldiqua. A proposito poi dell’inevitabilità della morte rende bene l’idea la storiella orientale presente in “Appuntamento a Samarra” di O’Hara. In sintesi la storiella è questa…un giorno un mercante di Bagdad ordinò al servitore di andare al mercato a fare delle compere. Poco dopo vide tornare il servitore tutto tremante. Disse che aveva incontrato la morte e che questa lo aveva minacciato. Disse che voleva un cavallo per fuggire a Samarra, dove la morte non lo avrebbe trovato. Ma poco dopo il mercante andò al mercato, dove trovò la morte. Le chiese perchè aveva fatto un gesto di minaccia al suo servitore. La morte rispose che era solo un gesto di sorpresa perchè non credeva di trovarlo a Bagdad. Infatti al mercante disse che aveva un appuntamento con il suo servitore la sera stessa a Samarra. Questa storiella ha ispirato Vecchioni per il brano “Samarcanda”.

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