A proposito dell’essere

Un tempo alcuni filosofi erano dell’idea che la logica fosse una branca dell’ontologia. Oggi invece molti filosofi che si occupano di ontologia si occupano prevalentemente di distinguere tra sostanze, proprietà e concetti: dopo la filosofia analitica del linguaggio ecco l’avvento della filosofia analitica dell’essere. Così facendo a mio modesto avviso l’ontologia diviene una branca della logica e non si interroga più sull’essere. Non so dire se ciò significa che sia in crisi o meno. Nel corso della storia ha avuto alterne fortune. Secoli fa era in auge. Vi ricordate forse della prova ontologica dell’esistenza di Dio? Che argomentazioni noiose e inutili! Dopo è stata in ombra, ad esempio  durante il dominio del positivismo e del neopositivismo. Quindi è stata riscoperta successivamente con la comparsa dell’esistenzialismo. Comunque molti studiosi non fanno altro che scomporre e frazionare con una ragione del tutto arbitraria l’essere. Penso a Nicolai Hartmann che suddivide l’essere in svariate categorie. Sono passati secoli e sono ancora diversi i discepoli di Aristotele, secondo cui l’essere si dice in molti modi. Sembra che l’essere sia un’entità dagli innumerevoli strati. Potrei affermare quindi che nell’ontologia prevale l’atomismo dell’essere, mentre invece questo ramo dello scibile dovrebbe indagare e interrogarsi sul fondamento ultimo. Forse questa mia analisi potrebbe sembrare superficiale e semplificare tutto per gli addetti ai lavori. Forse la questione è un’altra.   Il problema d’altronde è che l’essere ci trascende come ci ha insegnato Jaspers. Non lo posso neanche definire. Se cerco di definire il nulla risultano inadeguati il predicato verbale e quello nominale. Se cerco di definire l’essere i predicati determinano una semplice tautologia. Il linguaggio dell’essere quindi non esiste. Forse aveva ragione Platone secondo cui l’essere assoluto si troverebbe solo nel mondo delle idee. Parmenide nel “Poema sulla natura” afferma che “l’essere è, il non essere non è “. Secondo il filosofo greco il nous(la ragione) dovrebbe essere il mezzo che ci dice ciò che è. Parmenide ritiene che l’essere sia pensabile e il nulla sia impensabile. Abbiamo bisogno di Parmenide perché viviamo meglio se pensiamo che essere e pensiero coincidono e anche che il nulla non è. Viviamo meglio se pensiamo che l’eterno divenire è un inganno dei sensi. Viviamo con meno angoscia se pensiamo che le cose e le persone scomparse fanno ugualmente parte dell’essere, anche se forse si trovano in una altra dimensione. Personalmente trovo particolarmente brillante questo aforisma di Gesualdo Bufalino: “essere non comporta necessariamente l’esistere: Dio non esiste ma è”. Ma naturalmente non c’è niente di certo. Molti filosofi hanno cercato vanamente di studiare l’essere e hanno soltanto moltiplicato gli enti. Sappiamo per certo che essere e nulla si richiamano a vicenda e che per pensare all’essere dobbiamo pensare per forza di cose pensare al nulla. A volte l’essere sembra scomparire nel nulla. Cosa sappiamo del nostro rapporto con l’essere quindi? Per Heidegger l’uomo è aperto all’essere e può porsi delle domande a riguardo, ma l’esserci non può spiegare l’essere. Secondo il filosofo tedesco dobbiamo partire dall’esistenza per cogliere l’essere. Dobbiamo iniziare dall’ontico per approdare all’ontologico. Ma l’essere non è afferrabile, non è comprensibile, non è conoscibile, non è accessibile, non è penetrabile per la mente umana. Sappiamo solo che è atemporale e molto probabilmente passeranno secoli e saremmo sempre punto e a capo. L’essere è talmente labile e indistinto per la conoscenza umana che non ne sapremmo mai niente di certo. Intanto le domande ontologiche (che cosa è quell’ente? Esiste Dio? Esiste una parte dell’essere irreale? Da dove proviene ciò che è? Il nulla è reale? Di quale sostanza è fatto il vuoto? Il pensiero è essere? Perché c’è l’essere invece del nulla? Le cose erano nel nulla e finiranno di nuovo nel nulla? Che senso ha l’esistenza? Che legame c’è tra esistenza e essere?) non hanno ancora una risposta. D’altra parte la filosofia non darà mai all’uomo verità oggettive ma solo parvenza di verità umane.

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