Due parole sulla politica

Non guardo più da anni le tribune elettorali perché detesto le menzogne, le esagerazioni, le promesse non mantenute. Non voglio fare il fustigatore della classe politica ma non mi piace quella mistura di bugie, retorica, paternalismo propria dei nostri politici. Con gli anni sono diventato più diffidente e più cinico. La politica a mio avviso in questa nazione è un modo per ottenere privilegi e vitalizi, ingannando gli altri. Naturalmente ai politici toccano i privilegi mentre al popolo la tassazione elevata e un welfare state inefficiente. Spero che un giorno il castello di menzogne e compromessi crolli. Non sono apocalittico. Sono soltanto realista. La maggioranza dei politici è attaccata alla poltrona. I boiardi di stato non tengono alla cosa pubblica. Sono inclini alla corruzione. Bisogna anche stare attenti a non fare nomi perché sono anche suscettibili. Forse demonizzare è controproducente ma l’instabilità politica la dice lunga sulla nostra classe dirigente, a meno che non si consideri il nostro Paese ingovernabile a priori. I servitori dello stato sono celebri per le loro combine e le loro ruberie. Tutto questo naturalmente è legale perché le leggi le fanno proprio i politici. Dietro a un trasformismo di facciata(transfugano sempre da un partito all’altro) sappiamo bene che si nasconde il più bieco immobilismo, il solito mantenimento dello status quo. I politici sono gattopardeschi. Alcuni addirittura finiscono indagati per associazione a delinquere di stampo mafioso. I galantuomini insomma sono pochi. Fino ad oggi una coalizione si è distinta per l’aziendalismo, il populismo, la demagogia, il conflitto di interessi. A tale proposito basta citare Sciascia secondo cui “tutti gli uomini che in Italia si fanno da sè è evidente che si fanno piuttosto male”. L’altra coalizione si è basata su una presunta superiorità morale, la supponenza della propria Intellighenzia, una socialdemocrazia improvvisata dietro a cui si celava il solito veteromarxismo. La prima coalizione era costituita soprattutto da yesmen qualunquisti alla corte del leader carismatico. L’altra coalizione invece era formata da inamovibili burocrati di partito. Dietro ad un odio apparente i politici dei due schieramenti trovavano sempre l’accordo grazie al solito consociativismo che contraddistingue noi italiani. Erano e sono a mio avviso due armate brancaleone. Adesso è nata anche una terza coalizione basata soprattutto sull’improvvisazione, sull’approssimazione e il dilettantismo. Passa il tempo e i problemi non vengono risolti. Sarò anche disfattista ma intanto i conti pubblici non migliorano mai. Il popolo nel frattempo resta una massa inerte e vive tutte le contraddizioni di questo Paese. I cittadini onesti sono esasperati. Eppure le risorse ci sono. Abbiamo un immenso patrimonio artistico e paesaggistico. Abbiamo una grande tradizione di letterati e artisti alle nostre spalle. Ma forse queste cose non le sappiamo valorizzare. Forse sto schematizzando troppo? Forse è tutto più complesso? Forse è ingenua questa distinzione tra falchi e colombe? Montanelli sosteneva che se il pesce puzza dalla testa il resto del corpo comunque non ben odora. Alcuni sostengono che la classe politica è rappresentativa del popolo italiano. Secondo alcuni in Italia c’è uno scarso senso dello Stato a tutti i livelli ed è diffuso il familismo amorale. Quando non si tratta di familismo amorale ci sono comunque la furbizia e la salvaguardia del proprio particulare. Come scriveva Leo Longanesi tutti tengono famiglia in Italia. Per capire qualcosa su questa nazione a mio avviso bisogna leggere due libri di Italo Calvino: “La speculazione edilizia” e “La giornata di uno scrutatore”. Il primo ci racconta come eravamo e come ancora siamo. Il secondo ci dovrebbe spingere a dubitare su tutto, anche su noi stessi e la nostra coscienza. Comunque io mi mantengo neutrale ed equidistante dai tre schieramenti politici. Probabilmente sono amareggiato. Non penso che si possa scegliere il male minore. Entrambi gli schieramenti sono a mio avviso deleteri per l’Italia. Per il momento mi fido delle mie impressioni. Farò parte del partito dell’astensionismo. Di una cosa sono certo: non andrò a votare.

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