Due parole sulla cultura

La tivù è sempre più spazzatura, mentre dovrebbe garantire sano intrattenimento, informazione, cultura. Invece è sempre più diseducativa: non è un caso che Popper l’ha definita “cattiva maestra”. Infatti non trasmette norme e valori per i bambini. In molti film e telefilm ci sono troppe scene di violenza. Non solo ma rappresenta ormai solo la presunta cultura di massa e non le sottoculture(intese come culture delle minoranze), le controculture, l’alta cultura. Naturalmente so bene che fare televisione è difficile ma proprio per questa ragione registi di programmi, presentatori, opinionisti dovrebbero essere professionisti capaci e equilibrati. Invece spesso sono dei narcisisti superficiali strapagati alla ricerca becera dell’audience. A mio modesto avviso nei palinsesti ci dovrebbe essere spazio anche per una televisione di qualità, visti e considerati gli introiti pubblicitari. Comunque è sempre più difficile stabilire che cosa sia effettivamente cultura: di questo tutti noi ne dobbiamo prenderne atto. Forse bisogna procedere per esclusione e stabilire prima che cosa non è cultura. Tutti quei programmi di cucina a mio avviso non sono cultura ma solo svago. La televisione difficilmente è cultura, intesa come strumento di trasmissione di sapere. Basti pensare allo scarso spazio che la televisione dedica all’arte e alla letteratura. Oramai solo gli addetti ai lavori e i pochi appassionati seguono il premio Strega, il Campiello, la Biennale, il festival di Spoleto, il festival del cinema di Venezia. Ne parlano in televisione in qualche servizio, talvolta ad ora tarda. L’unico festival di cui si parla per una settimana è quello di Sanremo. La cultura in televisione è in crisi. E da altre parti?
Non c’è più slancio. Non c’è più fermento. Non ci sono più caffè letterari in auge come il Caffè Le Giubbe Rosse, famoso perché frequentato da Montale, Carlo Bo, Luzi, Parronchi, Bigongiari, etc etc. Gli scrittori e i poeti esistono ma nella maggioranza dei casi ci sono poche persone(se si escludono amici e parenti) ad ascoltarli quando presentano i loro libri. Raramente nella terza pagina di un quotidiano qualsiasi si tratta di un libro. Spesso più che di cultura la terza pagina si occupa di costume e società. La cultura per come la si intendeva un tempo non fa più notizia. Forse l’umanesimo, anche quello più moderno, è considerato noioso, soporifero, inutile. Probabilmente i programmi scolastici non funzionano adeguatamente per plasmare una coscienza critica e una formazione culturale. Tutto è lasciato alla volontà del singolo cittadino che deve acculturarsi da solo e approfondire gli argomenti da solo. Ciò nonostante i libri sono più economici di un tempo. Oggi un cittadino può aggiornarsi anche su internet ma deve stare attento all’autorevolezza delle fonti e all’accuratezza delle informazioni. Può anche acculturarsi ma per ora l’ebook è più faticoso a leggersi di un libro cartaceo. Non dimentichiamoci però che su internet le bufale girano a bizzeffe. Le librerie stanno vivendo un periodo di grave crisi. Sbarcano il lunario vendendo soprattutto testi scolastici. A volte sembra di vivere nella società descritta in Fahrenheit 451. Ma acculturarsi dovrebbe essere sia un diritto che un dovere per tutti. Infatti secondo Gadamer “la cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande”. Per il resto non c’è più neanche la mondanità di un tempo. Non c’è più La dolce vita di via Veneto. Forse è vero che non ci sono nuovi Fellini ma probabilmente non interesserebbero più come un tempo personaggi di tale spessore. I paparazzi ora immortalano non più intellettuali e dive ma calciatori e showgirl: nuovi protagonisti dello show-business. Questo ormai è il gossip dei giornali scandalistici. A Roma nei salotti di nobildonne si incontrano personaggi famosi e potenti dell’industria, della politica, della cultura, della società. Si creano nuove consorterie. Si stringono nuove alleanze. Nel frattempo qui regna l’abusivismo, che distrugge il paesaggio. Non solo ma l’Italia è famosa per la scarsa tutela delle opere d’arte, dei monumenti, dei musei. Nel nostro Paese si registra lo scempio dei centri storici, il degrado delle città, la scarsa valorizzazione di bei borghi. Eppure tutti sanno che la nostra penisola non è ricca di materie prime ma di beni culturali. In fondo il turismo culturale potrebbe essere un modo per risollevare il Paese dalla crisi. In definitiva la politica difende i corrotti. Difende privilegi e privilegiati, che dovrebbero essere eliminati per risanare il debito pubblico. Non difende invece il nostro patrimonio artistico(quante opere trafugate o non preservate!) e neanche i cittadini più deboli. Eppure dovrebbe difendere gli indifesi e non gli indifendibili!

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