“Le due culture” di Snow

Sono passati più di cinquanta anni dalla pubblicazione dell’opera “Le due culture” di Snow ma questo libro sembra essere ancora attuale. Snow era un professore di fisica all’Università di Cambridge ed allo stesso tempo anche un letterato(pubblicò vari romanzi). Vivendo tra docenti e persone di cultura osservò che letterati e scienziati erano ormai due gruppi contrapposti: due mondi paralleli. Notò che tra di loro c’era ostilità ed incomunicabilità, nonostante fossero dotati entrambi di acume ed appartenessero alla stessa classe sociale. Gli scienziati inglesi non avevano mai letto un’opera di Shakespeare, mentre gli umanisti non avevano neanche una nozione di fisica. Gli umanisti non capivano le dinamiche del progresso e non comprendevano le rivoluzioni industriali e scientifiche. Gli scienziati dal canto loro avevano una fiducia ingenua, smisurata e acritica nei confronti del progresso senza pensare agli effetti collaterali e alle controindicazioni. Non solo ma si sentivano anche superiori rispetto ai letterati. Tutto ciò secondo Snow era dovuto alla specializzazione del sistema educativo occidentale. Per l’intellettuale inglese doveva essere rinnovata la cultura e la scuola avrebbe dovuto garantire una maggiore interdisciplinarità. A mio avviso questo libro è ancora attuale. I rischi per gli umanisti sono quelli di chiudersi in una torre di avorio, perdersi nell’intellettualismo e nel nichilismo, nello studio eccessivo della metafisica e dell’ontologia. Gli scienziati invece rischiano di perdersi nel freddo razionalismo, nello scientismo, nell’ottimismo eccessivo nei confronti della loro disciplina. Per quanto riguarda il razionalismo e lo scientismo la moderna epistemologia qualche lezione potrebbe pur darcela. È pur vero che la scienza procede tramite osservazioni ed esperimenti(e non certo per sillogismi) come scrisse Galileo Galilei. Ma Karl Popper in seguito ha dimostrato che la conoscenza scientifica avviene soprattutto tramite congetture e confutazioni e che esiste una asimmetria logica tra verificazione e falsificazione: non si può verificare una proposizione neanche tramite un infinito numero di volte, mentre invece basta un solo esperimento per falsificarla. Kuhn ne “La struttura delle rivoluzioni scientifiche” distingue tra scienza normale e scienza straordinaria. La prima si verifica quando la comunità scientifica crede in modo dogmatico e indiscusso ad un insieme di teorie, che l’epistemologo chiama paradigma. La scienza è straordinaria quando si registra una crisi del paradigma dominante, dovuta ad anomalie, problematiche, paradossi. È allora che viene messo a punto un nuovo paradigma ed avviene una rivoluzione scientifica( ad esempio la rivoluzione copernicana, il darwinismo, etc etc). Il nuovo paradigma sostituisce il vecchio e si ritorna alla scienza normale. Feyerabend in “Contro il metodo” sostiene addirittura che la ricerca scientifica è basata sull’anarchismo metodologico. Una conoscenza anche approssimativa dell’epistemologia dovrebbe fornire gli anticorpi per combattere un eccessivo razionalismo ed uno smodato scientismo. Comunque viene da chiedersi se
sia possibile per una mente acculturarsi in modo tale da essere sia scientifica che umanista. Anche i letterati naturalmente devono avere delle nozioni scientifiche di base per essere informati sulle conquiste e sui rischi della scienza riguardanti ad esempio il nucleare, la mappatura del genoma, le fonti energetiche, la medicina, l’intelligenza artificiale. Viene da chiedersi se tutto ciò sia veramente fattibile o sia privilegio di poche menti eccezionalmente dotate e preparate. Attualmente sembra già così difficile acquisire un corpo di conoscenze in un settore. Sembra così difficile essere ferrati in una disciplina. Ogni persona di cultura ha le proprie reminiscenze e lacune. Ma forse Snow chiedeva agli intellettuali solo di essere un poco più eclettici e versatili.

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