Vittorio Baccelli

Vittorio Baccelli (1941-2011) è stato uno scrittore, poeta e mailartista lucchese. Si laureò in lettere moderne all’Università di Pisa.  Si laureò in scienze umane e sociali presso l’Università di Urbino. Conseguì un master in scienze biomediche. Dal 2004 è stato presidente dell’associazione letteraria Cesare Viviani. Vi consiglio di leggere queste sue opere:
• Storie di fine millennio, 2000 Prospettiva Editrice, Civitavecchia
• 45 lezioni sul vuoto , 2001 Montedit, Melegnano
• Mainframe, 2001 Prospettiva Editrice, Civitavecchia
• Cinq et quarante, 2002 Prospettiva Editrice, Civitavecchia


Tre piccole pietre:
Tre piccole pietre di pallido azzurro
mani di velluto mani di seta
eccedenze culturali e materiali
accarezzano la fronte
mi sollevo
Ezra guida l’arto
avviene il randez-vous
con F.T.M. futurista
fuggono veloci le icone via dal monitor
pixel impazziti
roteano a vuoto nell’ambiente
mutati in e-mail randage
rifiutati & folli
(clicca randage ed avrai la listata dei miei amori)
in intimità con le clarisse
nel salotto buono
infine
con stimoli antientropici raggiungo
atlantideo moto cavalcante
oricalco
curve nel tempo onde vibrazioni
un insieme forse un mandala
una fusione d’alchemico impasto
satanico dessert
&
liquidi organici casualmente sparsi
dal violento impatto
tre piccole pietre d’azzurro pallido.


UNHEIMLICH:
Lievita
dal panorama odierno, elettrico,
una follia tranquilla, verrebbe da dire
mentre ci fermiamo per cercar di comprendere la direzione
da usare in
una perturbante situazione con azioni sfuggite da qualche tempo
alla logica più razionale:
ogni spiegazione è giusto che debba arrendersi
com’essere sporgente al baratro, in fondo al baratro
c’è una bocca, un occhio, forse
un morto pezzo di cuore.
Il neroinchiostro rende visibile il tuo riflesso
il soffio del deserto lentamente incalza
come la nebbia dei pianori o quella dei campi
ove verzura clonata giunge a falsa maturazione
apparire o scomparire, facendo a gara
nell’impossibilità che si rende reale
– d’un tratto –
emozioni forti che spezzano, interagiscono e respingono.
All’interno del mondo virtuale nel sogno non
hanno corso le categorie dalle modalità
ambivalenti, vissuti emozionali –
improvviso naufragio autoconvertito
contrappunti di vene e dissonanze
esuli i polsi dalla scena a densità variabile
suggestiva più d’ogni altro moto
teso a mostrare l’impotenza
di noi cavie
segnate a calce dal più breve invito alla
deframmentazione tesa a mostrare
spiegando spirali opalescenti.
Ombre schive sovrastanti amore,
abbia inizio il giorno di carni sconsacrate
e droghe dal bianco inclinato
su relais e scorie di lastre fenoliche e microchip
mescolati nella terra a frammenti di bianche ossa calcinate
non si è più molto sicuri del ritorno
al proprio status originario, di quiete
origine della sapienza nel vortice degli input
violentemente scagliati nella salita dei gradini
d’ardesia bluastra.
Su in cima allo ziggurat
colpiti dalla luce argentata della luna
dal suo suolo butterato, poi la caduta e
durante la caduta
la percezione d’essere ancora alla moda
come straordinario esempio di ri-creazione,
fenice, alla luce del pensiero maledetto
le protesi impiantate come
moltiplicatori di forse nell’affermazione
della più radicale instabilità con
indefinibili condizioni
malformazioni nei nanomeccamismi impazziti
in questo universo a stringhe, portatori d’acqua bruciante
in sosta davanti al grande fiume.
Sito ove le montagne s’inabissano
assieme ai pensieri del pensante;
ogni pensiero un rischio
ancor più d’ogni convenzione,
perturbante sicumera degli avatar
fuggiti senza più alto né basso
oltre i fenomeni razionali
d’un gotico inespresso
soffocando all’entrata della
piazza dei venti
per comparire e scomparire
senza scomporre l’ombra promessa dalla parabola
allo specchio deforme della parola stessa.
Inquietudine inquieta
davanti alla primeva luce sorgente ove
lei nuda si specchia e si…
…e si masturba
cullata dagli ultrasuoni
inondata da raggi portanti
di morte e di vita:
indifferentemente.


IN VIAGGIO:
Amsterdam, aprile del 1970.
Ma questa è la casa del Moneta! alle pareti i quadri del moneta, lo stesso cavallettto con tavolozza del Moneta, il tappeto accanto al futon dove mi trovo sdraiato, lo riconosco, è quello del Moneta, il suo preferito che stava nello studio.
Ma il Moneta se ne è andato da lucca un anno fa, quando l’arrestarono e stette in San Giorgio una settimana, poi uscì e sparì.
A questo punto sarà bene che vi racconti che il Moneta è un falsario, il più bravo falsario che io conosca: fa dei quadri meravigliosi, perfetti, dei De Chirico, dei Picasso, dei Van Gogh, dei Gottuso identici agli originali.
E lui fa solo copie, bellissime copie, autentiche copie, sembrano talmente vere da essere gli originali.
Più volte gli ho chiesto “ma perchè non fai dei quadri tuoi? Con la tecnica che hai, puoi fare quello che vuoi” e lui mi rispondeva sempre che non riusciva a fare niente di suo, solo a copiare i maestri era bravo.
E così è sparito da Lucca.
Ma dove mi trovo? Sicuramente a casa del Moneta, ma dove? Ricapitoliamo e cerchiamo di capirci qualcosa.
Sono partito una settimana fa con la Land Rover del Perini destinaziione Parigi, oltre al Perini ci sono anche daniela, Marino, Assuero ed il Rossi.
Dovevamo trovare due nostri amici a Parigi, li abbiamo trovati e siamo stati tre giorni nella loro soffitta nel quartiere latino, più che soffitta la chiamerei fumeria, girava uno spinello dopo l’altro, tipo catena di montaggio, ogni tanto una variante: un chilum, un tè, una pipetta.
Fuori pioveva, tre giorni di pioggia chiusi in casa, solo qualche uscita per il bar dietro l’angolo.
Io sempre appiccicato a Daniela, i Pink Floid a tutto volume, ne avevo le palle piene.
“Ad Amsterdam, ad Amsterdam, lì si che c’è bello, quì ci si rompe i coglioni!” diceva il Perini, “io so chi ci ospita”.
Ecco dove sono, è Amsterdam, e l’ospite è il Moneta, diavolo d’un falsario, ecco dov’era sparito!
E sempre annebbiato da quel troppo fumo di quei tre giorni a parigi cerco di alzarmi: sono tutto vestito, ma senza scarpe.
Un buon odore di caffe viene da quella che intuisco sia la cucina, ed è la cucina e lì c’è il Moneta in vestaglia che va in su e giù per la stanza con un bicchiere stracolmo di caffè fumante in mano.
C’è anche un tipo sbaraccato su una sedia a sdraio, capelli lunghi biondi, occhi chiusi, camicia e pantaloni jeans, piedi nudi.
“Ah Vittorio, sei tu! Meno male che ti sei svegliato, questo qui è due giorni che dorme”.
Questo qui è l’Emanuele, l’avevo già conosciuto a Firenze, ed anche lì stette tre giorni immobile facendo dannare chi l’ospitava.
Emanuele col saldatore costruisce piccolissimi oggetti bellissimi, meccanici ed al tempo stesso mistici, ma ha fatto troppi viaggi in acido.
Arriva Daniela con un vassoio con piatti colmi di riso macrobiotico.
A me la macrobiotica ha sempre fatto schifo, sono un patito della dieta meditterranea, ma la fame ha sempre il sopravvento.
Questo viaggio è un vero viaggio, non ricordo neppure come sono arrivato, gli ultimi ricordi sono della soffitta nel quartiere latino, con daniela che mi passa il chilum.
Ma ora mi riprendo, faccio mente locale: sono ad Amsterdam, è la prima volta, non ci sono mai stato, voglio andarein piazza dam, voglio vedere i Van Gogh! mi guardo intorno e vedo arrivare il Moneta con un Van Gogh in una mano ed un Picasso del periodo blu nell’ altra, ovviamente dipinti da lui, che mi fa “questi non ti bastano?”.
E mi ritrovo con Assuero in piazza Dam dopo avere attraversato non so più quanti canali e piazzette con piccioni che a tratti mi sembra di essere a Venezia, solo che qui le gondole non si vedono.
“E i provos, dove sono i provos? Meno male che qui non piove, che buon trip abbiamo preso” dice Assuero e non ricordo d’aver preso trip.
La piazza è piena di gente, tantissimi giovani, capelli lunghi o rasati, minigonne, mi guardo intorno e sento Assuero esclamare “No! Non è possibile!” e col dito mi indica Angelino che si sta avvicinando.
Angelino, l’incubo dei lucchesi, sempre a chiedere mille lire.
Angelino ci guarda con gli occhi appannati e fa ” avete mica un fiorino?”.
Cazzo, cazzo, cazzo uno attraversa la vecchia Europa e cosa trova? Acqua a Parigi ed Angelino ad Amsterdam che chiede un fiorino, non è possibile.
Lascio la piazza con Assuero e Angelino e me ne vado in giro da solo in questo labirinto d’isolette bagnate dall’Amstel, attraversando un ponte dietro l’altro fermandomi solo per ammirare una meravigliosa chiesa barocca.
Torno poi dal Moneta e ritrovo la stessa situazione del quartiere latino con due varianti: il Moneta non fuma ed Emanuele è sempre lì che non dà segni di vita.
Ad un certo punto della notte appare dal nulla una bellissima nera, completamente nuda che gira per la casa, poi non la vedo più.
La mattina successiva esco con Marino ed il Rossi alla ricerca della casa di Rembrandt, non la troviamo, ma finiamo per puro caso davanti al museo di Van Gogh.
Questo me lo vedo e me lo gusto tutto.
Torniamo poi dal Moneta, Emanuele si è svegliato, beve latte e racconta barzellette, il Perini finisce nuovamente in paranoia e vuol tornare a Lucca.
Ci fumiamo uno spinello, salutiamo tutti e torniamo alla Land Rover. Siamo partiti da circa un’ora, tutti sonnecchiano, io sono alla guida, Daniela nel sonno si rigira e fa “però come è bella Venezia” e si rimette a ronfare.
Non saprò più niente del Moneta e dell’Emanuela, Daniela, uno dei miei rari amori, morirà d’embolia, Marino precipiterà nel Lazio col suo aereo, assuero morirà di AIDS, il Rossi diverrà pensionato delle Farmacie Comunali, il Perini erediterà una cartiera, Angelino farà un miscuglio troppo potente di psicofarmaci ed alcool.
Tornerò ad Amsterdam solo in Internet.

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