Sui racconti

Non voglio fare sottili distinguo tra romanzo e racconto: mi limiterò a fare solo le distinzioni più elementari e forse più banali. C’è chi sostiene comunque che la struttura narrativa sia la stessa. Forse i romanzi a differenza dei racconti hanno una sovrastruttura intellettuale e un intreccio che i racconti non avranno mai. Forse i romanzi comprendono una maggiore cura nel descrivere ambienti e personaggi, soprattutto nel delineare la psicologia dei personaggi. Sono pochi coloro che pensano che un racconto sia un romanzo in miniatura. Per il racconto forse basta l’ispirazione. Si può scrivere di getto. Per il romanzo spesso gli autori si documentano e ne scrivono più stesure. Il travaglio è di gran lunga maggiore. Il lavoro dovrebbe essere maggiore. Per il romanzo dovrebbe essere più difficile giungere alla gestalt finale. Lo scrittore Aldo Busi spesso ha dichiarato che in Italia esistono molti poeti, molti scrittori di racconti ma pochi sono i veri romanzieri. Molti artisti secondo Busi sarebbero dei romanzieri mancati. Il romanzo, facendo queste considerazioni, sarebbe quindi più complesso di una raccolta di racconti: più complesso da scrivere, da leggere, da analizzare, da recensire. Ma poi ne siamo così sicuri? Ad esempio “Casa d’altri” di Silvio D’Arzo(pseudonimo) che cosa è esattamente? Un racconto lungo? Un romanzo breve? Un ibrido particolarissimo? Una eccezione che conferma le regole suddette? Ai letterati e ai critici letterari l’ardua sentenza. Ma perché disprezzare il racconto? Perché considerarlo un genere minore? Non suscita forse emozioni? Non fa scaturire riflessioni e pensieri? Una raccolta di racconti fantastici non può trattare di universi paralleli come un romanzo di fantascienza? Una raccolta di racconti non può forse essere una opera aperta? Non può essere una opera di avanguardia? Non può trattare tematiche importanti? Non può far vedere le cose da una prospettiva insolita? Non ci vuole forse anche una certa abilità nello scrivere racconti? Inoltre c’è anche chi sostiene che il romanzo non abbia più un senso. Già le avanguardie avevano decretato la morte del romanzo. Secondo Milan Kundera la morte del romanzo è già avvenuta e nessuno ne è rimasto colpito o scandalizzato. Il romanzo secondo il famoso scrittore rappresenta la complessità del mondo e dell’esistenza; i mass media che invece dominano il pianeta tendono a dare una visione univoca e ipersemplificata della vita. Ritornando al racconto comunque non voglio nemmeno cercare di darne una definizione. In buona parte dei casi il racconto probabilmente è una storia breve. Ma non sono un esperto di storytelling. In America chiunque scrive un libro di narrativa di successo, indipendentemente dalla qualità, ormai è chiamato a tenere corsi di scrittura creativa nei vari college. Lasciamo le astruse teorie a questi autori e spesso teorici improvvisati. A mio modesto avviso il maestro indiscusso del racconto nel novecento è R. Carver. Naturalmente i racconti fantastici di Borges sono esemplari. Ma sono particolari: anzi, oserei dire unici nel loro genere. Sono però da leggere anche i racconti di S.Beckett e di Salinger(“I nove racconti”). Parlo sempre di autori del novecento. In Italia invece i grandi scrittori di racconti sono a mio parere Dino Buzzati(“I sessanta racconti), Cesare Pavese(“Feria d’agosto”, “Fallimenti”), Silvio D’Arzo(“L’aria della sera e altri racconti”), Giorgio Manganelli(“Centuria”), Guido Piovene(“Inferno e paradiso. Racconti(1929-1931)”), Del Giudice(“Il museo di Reims”), Italo Calvino(“Ultimo viene il corvo”), Antonio Delfini(“Il ricordo della Basca”). Tralascio etichette e tentativi di descrivere la varietà stilistica. Comunque questi sono gli autori a mio avviso che bisogna leggere e con cui bisogna fare i conti se si vuole iniziare a scrivere racconti. Discorso a parte merita Silvio D’Arzo, molto stimato dalla critica letteraria e anche da Montale, che in vita pubblicò solo tre libri senza alcuna gloria e fu un anonimo professore. Morì a soli trentadue anni. Ci ha lasciato soprattutto “Casa d’altri”, ovvero un’opera mista di mistero e lirismo, ambientato nella provincia emiliana e che ha come protagonisti un prete e una anziana che vive da sola. Altro discorso a parte anche per un altro irregolare delle patrie lettere: Antonio Delfini, che riuscì a passare alla storia anche come poeta irriverente e al di fuori della retorica e degli stilemi del tempo. Con il suo capolavoro “Poesie della fine del mondo, del prima e del dopo” riuscì nell’impresa di scrivere un anticanzoniere. La donna un tempo amata non era più idealizzata e neanche mitizzata, come avevano fatto per secoli in poesia e nella letteratura. Fino a pochi anni fa esisteva il premio Antonio Delfini che era dedicato alla poesia. Oggi non ho più notizie di questo premio, un tempo prestigioso.  Comunque sembrerebbe che con il passare degli anni di questo singolare personaggio anticonformista sia rimasto più il poeta che lo scrittore. Staremo a vedere in seguito come si evolveranno le cose. Spero di avere dato qualche consiglio di lettura. Naturalmente spero anche di non avere annoiato nessuno:mi ero promesso quando ho iniziato a scrivere queste righe di essere breve e coinciso.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Osservazioni e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...