Sui professori universitari

Nel sistema universitario vigerebbe la ricattabilità, il clientelismo e il nepotismo. Sono molti a sostenere che i concorsi sono truccati e che si sa già chi vince. Sono moltissime le segnalazioni che giungono al giudice Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Anticorruzione. In fondo di Vittorio Sgarbi si può anche pensare tutto il male possibile ma non certo che non sia competente nella storia dell’arte e che non sia un intellettuale di primo ordine. Eppure non ha mai vinto una cattedra universitaria. Questo è il segno inequivocabile di qualcosa che non va? È stato forse scartato per le sue intemperanze e per la sua condotta? Non scherziamo. Se guardiamo ai premi Nobel per la letteratura anche la Deledda, Quasimodo, Montale e Fo non hanno mai insegnato all’università(Quasimodo insegnò al conservatorio). Grandi scrittori come Pavese e Calvino non insegnarono mai all’università. Non solo ma nella letteratura del novecento sarebbero un numero consistente gli autodidatti. Bisognerebbe ricordarsi il concetto dantesco secondo cui non è la stirpe che nobilita l’uomo ma è l’uomo che nobilita la stirpe. In termini più moderni bisognerebbe sostituire la parola “stirpe” alla parola”categoria”. Tutto ciò non lo scrivo perché io ambisco ad una cattedra universitaria: assolutamente no. Non ambisco a tanto. Non sono così illuso! Lo scrivo per il semplice motivo che non si può far rispettare la legge se la classe dirigente non riesce a dare il buon esempio. In fondo anche i cattedratici terrebbero un comportamento mafioso secondo molti: non sono mafiosi con la M maiuscola(non uccidono) ma con la m minuscola(raccomandano, favoriscono, truccano, ostracizzano). Alcuni potranno obiettare sostenendo che anche gli imprenditori assumono raccomandati e lasciano il timone dell’azienda ai figli. Ma per gli imprenditori esiste il rischio di impresa. Possono sempre fallire se fanno le scelte sbagliate. Con questa crisi economica spesso falliscono anche se non sbagliano. I giovani professori raccomandati invece sarebbero inamovibili. Possono fare tutti i danni possibili ed immaginabili, e nessuno può fare niente. Questo avverrebbe in ogni tipo di facoltà. Posso accettare a malincuore che avvenga in quelle umanistiche ma che dire di quelle scientifiche? Che dire quando si tratta di salvare vite umane o di progettare ponti? Paradossalmente che dire di presunte irregolarità in facoltà di legge che dovrebbero formare avvocati e magistrati? Alcuni potranno affermare che in fondo non si tratterebbe certo di una grande ingiustizia ma di una piccola ingiustizia: i professori non guadagnano cifre da capogiro, si tratta pur sempre di persone culturalmente preparate, i politici e i grandi imprenditori fanno inciuci peggiori, etc etc. Secondo me si tratterebbe(se fosse vero) di un vero e proprio abuso di potere. Una cattedra universitaria è un posto fisso ben retribuito e di grande prestigio. A mio avviso ci sarebbe vera equità tra i lavoratori se anche i pubblici dipendenti fossero passibili di licenziamento come nel privato. Non ritengo affatto giusta questa disparità di trattamento in virtù di un concorso vinto(ma se era truccato chi se ne frega di chi lo ha vinto?). Anche nel pubblico impiego chi sbaglia dovrebbe pagare. Non voglio con questo affermare che tutti i professori universitari non sono validi e neanche competenti. Non possono certo mettere una persona totalmente ignorante ad insegnare. Ma è il sistema che non mi piace. Per vincere dovresti essere allievo o addirittura pupillo di un cattedratico. Spesso farebbero vincere la moglie, l’amante, il figlio, la nuora, un parente. In alcune facoltà alcuni parlerebbero di una vera e propria parentopoli. Sono forse tutti rosiconi maligni? Talvolta le pubblicazioni su riviste importanti oppure la pubblicazione di libri riguardanti la disciplina di insegnamento non varrebbero assolutamente nulla e sarebbero carta straccia. Ci sarebbero i cattedratici che farebbero pressione indebita e sceglierebbero sempre i loro discepoli. Il merito secondo molte testimonianze passerebbe sempre in secondo piano. Il problema insormontabile è questo: è molto difficile trovare le prove. Il condizionale perciò è d’obbligo. Dal punto di vista formale tutto sembrerebbe svolgersi correttamente. Apparentemente. Però sarebbe solo una formalità. Ma non lamentiamoci. Un poco di libertà ce l’abbiamo: possiamo sempre parlare male del sistema universitario in generale. Comunque aveva ragione Freak Antoni: cosa pretendi da un Paese che ha la forma di una scarpa?

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