Sull’amore

Dante è forse diventato noto perché guelfo bianco o “ghibellin fuggiasco” secondo il Foscolo? Oppure perché nelle terzine incatenate della Commedia ha immortalato il suo amore per Beatrice? Petrarca è diventato anche egli uno dei più noti poeti italiani per le sue opere in latino oppure per quel Canzoniere in volgare in cui trattava dell’amore per Laura? La maggioranza dei grandi poeti deve la propria fama non tanto al proprio impegno civile o alla propria figura intellettuale quanto alla descrizione nelle opere delle loro vicissitudini amorose. Spesso c’è una figura femminile. Nei casi di Dante e Petrarca l’amore non è corrisposto, le donne muoiono e vengono idealizzate. Ma si potrebbero fare esempi in cui le cose vanno diversamente. Lo scrittore von Sacher-Masoch è diventato famoso non certo per essere un intellettuale asburgico ma soprattutto per il suo bizzarro amore per la sua moglie Wanda. Salinas non diventò noto per essere un esule spagnolo ai tempi della dittatura franchista oppure per essere un professore universitario ma per aver scritto soprattutto “La voce a te dovuta”. Nessuno sa con certezza se le muse furono all’altezza della fama alla quale arrisero. Ma in fondo non è questo l’importante. La cosa più importante è il sentimento amoroso. Ci sono anche esempi altissimi di poesia d’amore omosessuale: ai nostri tempi Pasolini, Dario Bellezza,  Sandro Penna, Auden(i primi che mi vengono in mente): amori che in certe epoche potevano essere considerati diversi e quindi fonte di contrasti. Ma in poesia vengono descritti anche amori per prostitute oppure per le passanti. In letteratura tutto è possibile e niente fa scandalo. La più bella poesia di amore a mio avviso è questa: “Il più bello dei mari/è quello che non navigammo./Il più bello dei nostri figli/non è ancora cresciuto./I più belli dei nostri giorni/non li abbiamo ancora vissuti./ E quello/che vorrei dirti di più bello/non te l’ho ancora detto.”(Nazim Hikmet).  Ma mi piace moltissimo anche il verso di Cesare Pavese: “verrà la morte e avrà i tuoi occhi”. In quel che chiamano amore purtroppo non conta niente il bilancio tra dare ed avere: non è questione di contabilità, seppur dal punto di vista affettivo. Se non ci fossero ingiustizie in amore forse sarebbe poca cosa la poesia. Nell’arco della vita tutti provano delle delusioni sentimentalI ma solo in pochi riescono a metterle a frutto. Diciamo che solo per quei pochi servono realmente a qualcosa: per il resto è esperienza di vita ovvero è pura fregatura.  Inoltre è difficile parlare d’amore perché c’è il rischio di essere banali, strappalacrime o ripetitivi. Non parliamo poi dei cantautori che descrivono da sempre i loro sentimenti amorosi senza alcun pudore.  Mi vengono in mente alcuni versi riusciti di canzoni. Ad esempio De Andrè: “è stato meglio lasciarci che non esserci  mai incontrati”. Oppure mi viene in mente una vecchia canzone di Vecchioni: “io ho le mie favole e tu una storia tua”. Oppure Guccini: “io non credo davvero che quel tempo ritorni ma ricordo quei giorni”. Ma molto spesso i testi delle canzoni, anche quelli poetici dei cantautori, sono stucchevoli e sdolcinati. Esistono diverse tipologie di amore(quello fraterno, quello filiale, quello paterno, quello materno) ma in letteratura ormai da centinaia di anni a questa parte conta solo l’amore sentimentale: forse è per questo che sono soprattutto i giovani ad amare la letteratura. La poesia è esclusiva insomma delle cosiddette anime belle? Oppure è romanticismo puro per tutte le età? La risposta la dovrebbero dare gli esperti e io non sono tale. A onor del vero non mi interessa neanche dare una risposta. Comunque i poeti soffrono moltissimo per amore e la trattazione della tematica amorosa fornisce gloria imperitura: altro che crisi interiori! Forse la cosa peggiore in poesia(e non solo) è quella di affermare di non essere più capaci di amare perché non si ha più la giusta disposizione di animo, per qualche menomazione, per qualche malattia o per sopraggiunti limiti di età. Forse questa è la cosa peggiore. Però ad essere realisti sappiamo bene che le relazioni nella vita reale(non nella letteratura) spesso sono degli “egoismi a due” come li definiva E. Fromm. Nella vita reale spesso si è distanti anni luce dall’amore cantato dai poeti e spesso ci si sente soli anche se si è in coppia.

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