Il correlativo oggettivo

Il correlativo oggettivo non è altro che una tecnica poetica di T.S. Eliot. È un affollarsi di oggetti concreti che simboleggiano una condizione esistenziale e riescono a suscitare una emozione. Più precisamente Eliot scrisse nel saggio “Hamlet and his problem” che il correlativo oggettivo è “una serie di oggetti, una situazione, una catena di eventi che saranno la formula di quella emozione particolare, in modo che, quando siano dati i fatti esterni, che devono condurre ad una esperienza sensibile, venga immediatamente evocata l’emozione”. Viene da chiedersi perché il poeta utilizza questo procedimento. Eliot lo adopra perché la poesia secondo lui è “l’equivalente emotivo del pensiero”. Sempre secondo il poeta inglese senza l’uso di correlativi oggettivi non è possibile suscitare emozioni in letteratura. Secondo Eliot senza correlativo non c’è alcuna arte autentica. Il poeta prende come maestro Dante ed esplicita nei suoi scritti l’influsso dell’allegoria dantesca. Montale riprenderà ed utilizzerà questa tecnica poetica di Eliot e lo farà soprattutto per evitare le moine del romanticismo. Per entrambi i poeti questa tecnica è utilizzata sia per ottenere maggiore distacco dalla sensibilità che per ordinare e controllare meglio il mondo ed essere quindi più lucidi. D’altronde il mondo è assurdo, è dominato dal non-senso e il soggetto non esiste più ma al suo posto esiste una molteplicità di subpersonalità. La crisi dell’io dovuta a Nietzsche e a Freud è già avvenuta e i due poeti non possono che prenderne atto. Ecco allora che viene privilegiato il fuori al dentro, l’oggetto al soggetto(che deve essere messo da parte e non comparire). Le poetiche di Eliot e Montale non sono che l’effetto di queste nuove concezioni dell’io e del mondo. Entrambi riescono tramite il correlativo oggettivo a formalizzare e a strutturare tutte le immagini poetiche. Naturalmente ci sono correlativi oggettivi frutto di montaggio ed altri scaturiti da intuizioni. I primi sono costruiti. I secondi vengono scoperti casualmente. Questa tecnica poetica in fondo esprime a mio modesto avviso che il linguaggio umano è un codice complesso. Ma facciamo alcuni esempi di correlativo oggettivo. La terra desolata è il correlativo oggettivo dell’aridità del mondo moderno. Nei “Quattro quartetti” è presente il correlativo oggettivo del “giardino delle rose” “(“Passi echeggiano nella memoria/lungo il corridoio che non prendemmo/ verso la porta che non aprimmo mai/ sul giardino delle rose…”) che sta a significare ciò che poteva essere e non è stato. In Montale negli Ossi di seppia troviamo: “Spesso il male di vivere ho incontrato;/ era il rivo strozzato che gorgoglia,/ era l’accartocciarsi della foglia/ riarsa, era il cavallo stramazzato”. Sempre negli Ossi di seppia troviamo: “com’è tutta la vita è il suo travaglio / in questo seguitare una muraglia/ che ha in cima cozzi aguzzi di bottiglia”. Montale quindi inizialmente(successivamente se ne distaccherà) prende come punto di riferimento la poetica di Eliot: ne assimila il metodo, recepisce la lezione dell’artista inglese. Anche il titolo della sua prima raccolta poetica Ossi di seppia in fondo non è altro che un correlativo oggettivo, anche se alcuni critici fanno sottili distinguo tra correlativo oggettivo e oggetto emblematico montaliano, pur rilevando tra i due molte analogie. Nella poesia di Montale non va però confuso il correlativo oggettivo con quella che il critico letterario Angelo Iacomuzzi definisce “elencazione ellittica”, ovvero la designazione di serie di oggetti, che descrivono un paesaggio o un ambiente. Detto in parole più povere è una parte di una lirica in cui si registra un sovrapporsi di oggetti. Il correlativo oggettivo da solo simboleggia una condizione esistenziale, mentre “l’elencazione ellittica” descrive ma non simboleggia niente. Ad esempio in “Caffè a Rapallo” troviamo questa elencazione: “Natale nel tepidario/ lustrante, truccato dai fumi/ che svolgono tazze, velato/ tremore di lumi oltre i chiusi/ cristalli, profili di femmine/ nel grigio, tra lampi e gemme”. Va detto che saranno diversi i poeti italiani del novecento ad utilizzare questa tecnica poetica. La tecnica del correlativo oggettivo conduce ad una poesia pensante, razionale, controllata, talvolta metafisica. Lo stesso Eliot definì la poesia come una “matematica ispirata” fatta di formule costituite da sensazioni ed emozioni. A mio parere però questa definizione mostra tutti i limiti intrinseci e le contraddizioni insanabili di questo procedimento: tutta la presunta oggettività poetica. Eliot voleva eliminare l’interiorità o quantomeno ridurla al massimo. Ma nessun oggetto è veramente oggettivo in poesia. Come ho già scritto anche Montale nella maturità si distacca dalla poetica di Eliot, definendo la stessa poesia moderna come un semplice “oggetto-merce”. Nella sua poesia quindi i correlativi oggettivi lasciano spazio alle sentenze e le descrizioni impersonali di paesaggi al tono colloquiale e al linguaggio dimesso. Ma non si tratta solo del Montale più maturo. Altri poeti italiani non prenderanno come maestro Eliot e preferiranno le analogie, l’io lirico e quindi il prevalere della loro personalità nelle poesie. D’altra parte secondo la concezione strutturalista del linguaggio i segni da cui esso è fatto sono sia convenzionali che arbitrari. Inoltre non tutti gli studiosi ritengono che i simboli siano universali ed appartenenti ad un passato arcaico. Quindi ecco il privilegiare da parte di alcuni della sensibilità, della soggettività. Non solo ma Eliot con il suo correlativo oggettivo è sempre così serioso e formale. Invece secondo Wittgenstein anche il linguaggio è un gioco le cui regole si imparano giocando. Possiamo perciò affermare che alcuni poeti di oggi sono epigoni degli ermetici e non di Eliot. Ma sono altrettanti anche gli autori che hanno scelto la poetica degli oggetti. È difficile dire quale dei due atteggiamenti(non si tratta infatti di ismi letterari) avrà la meglio perché anche in poesia esistono corsi e ricorsi.

 

 

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