Sulla scrittura

C’è chi pensa che la scrittura sia un dono di Dio. Chi pensa invece che sia un vizio, uno sfogo, un bisogno, un modo per sublimare(come ad esempio gli psicanalisti) o soltanto una semplice passione. Per alcuni scrivere è pura masturbazione mentale(Gesualdo Bufalino considerava la scrittura un atto impuro). Ho sempre pensato che per scrivere non bisogna utilizzare l’intelligenza ma anche la stupidità: le  tare, le fissazioni, le ossessioni, i pregiudizi, i limiti. Nella scrittura non si riversa soltanto la parte razionale ma anche la personalità e l’inconscio. Ci sono stati ad esempio i surrealisti che si sono lasciati sopraffare dall’inconscio, usando la scrittura automatica. Anche i futuristi con il loro paroliberismo non sono stati da meno. Tramite la scrittura può riaffiorare sia l’inconscio individuale che l’inconscio collettivo. Sono lontani i tempi della logica cartesiana. Alcuni scrittori e poeti in passato hanno anche cercato di rimuovere l’inconscio nelle loro opere perché ne avevano paura. Ma è stato tutto inutile. Oggi molti autori cercano un compromesso: cercano di raggiungere un equilibrio tra conscio ed inconscio. A mio parere comunque la scrittura può aiutare. Può essere terapeutica. A differenza degli psicofarmaci non ha controindicazioni. Ci sono infatti psicofarmaci che possono alterare il Qt e ricordo ad esempio che la sindrome del Qt lungo può causare la morte(chi assume queste sostanze è sempre meglio che periodicamente si faccia visitare da un cardiologo). A differenza della psicoterapia è necessario solo un foglio ed una penna oppure un personal computer e non c’è bisogno di un analista che costa centinaia di euro all’anno. Naturalmente non voglio dire che nessuno più dovrebbe usare psicofarmaci o fare psicoterapia ma oggi moltissime persone alla minima difficoltà si rivolgono alla psicoterapeuta o chiedono la pillola. Comunque ora in Italia si stanno diffondendo anche le scuole di scrittura creativa perché secondo alcuni esperti si può sempre imparare a scrivere o comunque si può sempre migliorare perché ognuno ha delle potenzialità inespresse. Dirò di più: in Italia ci sono psicoterapeuti che esercitano la psicosintesi e credono nella scrittura libera come metodo per conoscere meglio la persona. Naturalmente anche per questo bisogna pagare. Il difetto di questi corsi però è che costano cari e forse non sono molto utili perché a mio avviso i modi più efficaci per scrivere meglio sono leggere molto ed esercitarsi da soli. È necessario a tale proposito citare Aldo Busi che scrive: “chi non è scrittore non sa che farsene delle teorie sulla scrittura, chi lo è non ne ha bisogno”. Non c’è da dire niente altro su questo. Successivamente bisogna anche sottoporre al vaglio degli esperti le proprie creazioni ma solo in un secondo momento. Naturalmente quando si legge molto si incorre in due rischi: 1) imitare troppo alcuni autori 2) inibirsi ed autocensurarsi perché si prende come modello di riferimento autori geniali.
Una cosa è certa: bisogna essere pazienti e mettere in conto che ogni sforzo fatto può rivelarsi inutile. Ci sono comunque attività cognitive che perdiamo per strada quando diventiamo adulti. Da bambini tutti fanno i disegni ma sono relativamente pochi coloro che da grandi si esercitano nella pittura. Da adolescenti tutti tengono un diario ma sono relativamente pochi coloro che scrivono da adulti. Sono a conoscenza che ci sono critici letterari che ritengono che oggi siano moltissimi i grafomani scapestrati: intere legioni di principianti che scrive senza arte e senza parte. Personalmente ritengo che scrivere non provochi danno ad alcuno e sia un ottimo modo per lavorare su di noi. Coloro che vogliono diventare scrittori spesso si lamentano del fatto di non avere storie da raccontare e di essere a corto di ispirazione. Ma in fondo a mio avviso prima bisogna vivere, viaggiare, fare esperienza e poi scrivere. Naturalmente ci sono anche delle eccezioni: Salgari fu un uomo sedentario ma aveva una immaginazione straordinaria. Kant si mosse raramente dal suo paese ma pensò nonostante ciò tutto il pensabile. Lo stesso dicasi per Emily Dickinson che fu una grande poetessa. Inoltre bisogna scrivere solo quando qualcosa urge realmente da dentro, solo quando si sente indispensabile esprimersi per non essere ripetitivi e per non scrivere sempre il solito libro. C’è chi scrive per questioni banali: fare soldi e chi invece scrive per i posteri. A mio avviso è più utile scrivere per mettere ordine al mondo oppure per aggiungere un poco del proprio disordine nel mondo. Qualcuno ha detto che oggi è già stato scritto tutto e che è quasi impossibile avere gloria postuma. Al di là di questo è sempre meglio non pensare di ritenersi memorabili. Essere tali è difficile: bisogna avere stile, contenuti, originalità, costanza, carattere, fortuna. È sempre più salutare scrivere per noi che per gli altri. Scrivere è sempre una rivelazione.

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