Sulla questione nordcoreana

Sappiamo ben poco del dittatore nordcoreano. Alcuni occidentali che guardano molto al look ritengono che abbia uno strano taglio di capelli. Ma veniamo a quel che conta. Sono scarse le notizie che trapelano. Secondo i media dovrebbe essersi macchiato di atrocità e violenze gratuite nei confronti dei suoi connazionali. Alcuni pensano sia un sadico, un folle. Secondo la cronaca avrebbe fatto sbranare suo zio dai cani, avrebbe fatto uccidere anche un suo fratellastro e una sua ex-ragazza. Dicono che sia disumano nei confronti dei disertori. I media occidentali non fanno altro che riportare che sia paranoico ed abbia molte fobie. Quel che sappiamo di certo è che la sua famiglia Kim governa la Corea del Nord da settanta anni. Sappiamo che i suoi nemici sono gli Stati Uniti e la Corea del Sud. Sappiamo che il leader ha carisma, è benvoluto dal suo popolo che vive con il culto della sua personalità, forse perché non conosce come vivono i cittadini del Sud Corea. Sappiamo che ha voluto un test nucleare che ha causato un sisma di magnitudo 6.3. Questo test è stato condotto a settecento metri di profondità e gli esperti stimano che la potenza sia stata cinque volte più forte di quella di Nagasaki. Sappiamo che questa dittatura è in possesso di missili balistici intercontinentali. Nel corso degli anni la Corea del Nord ha subito pesanti sanzioni da parte dell’ONU. Trump lo considera uno stato canaglia e più volte ha dichiarato di volerlo attaccare. Nel frattempo il leader nordcoreano, che è il più giovane capo di stato del mondo, ha un esercito con più di un milione di soldati e ha dichiarato di avere la bomba H. Il dittatore nordcoreano ha dichiarato che è pronto ad “una guerra santa di giustizia” contro gli invasori. Oggi possiamo essere assolutamente certi che la famiglia Kim in tutti questi anni è stata sottovalutata. Anche lo stesso dittatore per molto tempo è stato considerato uno zimbello, non è stato preso sul serio e le sue minacce non sono state considerate realistiche. Lo stesso Trump è stato sottovalutato; lo dimostra il fatto che i democratici non hanno fatto altro che litigare perché erano tutti sicuri che avrebbe vinto la Clinton. Per quel che riguarda la Corea del Nord molto probabilmente i politici di tutto il mondo credevano che ci sarebbe stata una rivolta popolare ed allora avrebbero aiutato un popolo che voleva autodeterminarsi. Non voglio scrivere inesattezze né mistificare la realtà ma secondo i giornalisti la popolazione, schiava di un regime e povera, non si ribella perché ha paura dei campi di lavoro e di una repressione sanguinaria. Ma non sappiamo esattamente se sia più il consenso o la paura che causa l’immobilismo del popolo. Secondo alcune fonti sarebbe pericoloso per i turisti occidentali spedire email dalla Corea del Nord e parlare con la gente coreana di economia e politica. Ma sono poche le cose assolutamente certe di questo stato piccolo ma tra i più militarizzati del mondo. Con certezza sappiamo che questo conflitto potrebbe determinare una catastrofe su scala planetaria e che dovrebbe essere usata la diplomazia, perché le sanzioni potrebbero rivelarsi a lungo termine controproducenti. Di certo alle dichiarazioni belligeranti del dittatore nordcoreano non si può rispondere con i tweet estemporanei ed emotivi di Trump, che vuole mettere a punto un piano per far fuori il leader nordcoreano. I due capi di stato nel frattempo si scambiano accuse, si offendono reciprocamente e si danno del pazzo a vicenda. Nel frattempo alcuni si chiedono che cosa significhi esattamente il missile sopra il Giappone e perché gli Stati Uniti non risolvano la questione una volta per tutte, visto e considerato che sono una superpotenza. Altri si chiedono perché gli Stati Uniti non abbattono i missili nordcoreani e in cosa consista effettivamente lo scudo antimissile. Altri ancora si chiedono se sia possibile annichilire l’offensiva nordcoreana con un attacco cibernetico. Fortunatamente per questo mondo gli Usa non hanno ancora reagito alle azioni nordcoreane. Di certo quel che sta accadendo è totalmente l’opposto rispetto ai dettami del trattato di non proliferazione nucleare. Il disarmo in definitiva è sempre più una utopia. Ci sono molti interessi in gioco. Sono in molti che non vogliono la rottura dell’assetto dell’Asia orientale: ad esempio la Cina e la Russia. Il piccolo staterello riveste una grande importanza per tutte le superpotenze mondiali. Esperti di geopolitica e strateghi militari hanno ipotizzato diversi scenari. Attualmente le due Coree sono ben lontane da trovare un accordo e un presidente americano che si mette allo stesso piano di un giovanissimo dittatore non facilita assolutamente le cose. Con questo non voglio paragonare Trump a Kim perché il totalitarismo nordcoreano fa acqua da tutte le parti e fa vivere di stenti la sua popolazione. Inoltre anche se fosse la più perfetta delle dittature preferirei sempre la più imperfetta delle democrazie, come ebbe a dire Pertini. Tutto ciò mi spinge anche ad una considerazione di carattere generale: la responsabilità di una guerra è sempre di pochissimi potenti, spesso tarati per via di una personalità patologica. Allo stesso modo la dittatura è quasi sempre determinata dalla follia di un singolo più che da Platone, Marx o Hegel come scriveva Popper ne “La società aperta e i suoi nemici”. Ritornando al conflitto, potremmo essere prossimi al punto di non ritorno. L’intera popolazione mondiale non può far altro che aspettare e stare a guardare, completamente inerte, incolpevole, ormai soggiogata dai metodi ipnotici e dalla manipolazione delle coscienze del potere. I mass media suggestionano e distraggono. Nonostante questi rischi incessanti di una catastrofe mondiale i cittadini occidentali si sentono sicuri e continuano a vivere senza preoccupazioni e senza porsi alcun problema. I mass media non diffondono allarmismo ed il potere onnipresente li rassicura in ogni modo. La vita continua senza alcun panico come i potenti e i capitalisti vogliono affinché non si inceppino gli ingranaggi della economia e della società occidentale, che non possono permettersi una popolazione presa da timori, dubbi e pensieri. L’arma più efficace di qualsiasi tipo di potere, anche quello più democratico, come sosteneva Biko è la mente dell’oppresso. Continuiamo così a vivere sempre di corsa: frenetici e allo stesso tempo rassegnati.

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