Due parole sul nichilismo

Il nichilismo è un termine che si può declinare in molti modi ed ha perciò diverse accezioni. È un termine troppo diffuso e perciò inflazionato. Spesso viene frainteso perché considerato solo anarchia, rifiuto delle istituzioni o negazione dell’oggettività. È un termine che non ammette sinonimi. Nessuna altra parola rende bene l’idea. Quindi scusatemi se ripeterò continuamente il termine “nichilismo “.  Esso è un termine abusato nel linguaggio comune. Quindi partiremo considerandolo da un’altra ottica. Il nichilismo è innanzitutto un problema filosofico complesso, che può portare il pensiero a girare a vuoto. In queste poche righe cercherò di semplificare la questione. Naturalmente spero di non banalizzarla. È così facile poi  andare fuori tema, divagare e debordare. È così facile contraddirsi. Questo   problema è una patologia occidentale ed è difficilissimo sapere la terapia e la prognosi. Il nichilismo a livello speculativo comprende molti passaggi filosofici e concetti-limite. Anticamente Gorgia aveva avvertito: “nulla è; se anche fosse, non sarebbe conoscibile; e se anche fosse conoscibile, non sarebbe comunicabile”. Per Nietzsche è un “ospite inquietante” della metafisica occidentale e per questa ragione Heidegger pensava che va “guardato in faccia”. Trattare il nichilismo e filosofare su di esso significa confrontarsi con i limiti ontologici, mentali, esistenziali dell’uomo perché come pensava E. Junger è impossibile per ogni essere umano rappresentare il niente. Il nulla non si può ascoltare:  il silenzio assoluto non esiste. C’è sempre qualcosa che lo scalfisce. Il niente è anche indicibile e invisibile. Chiudiamo gli occhi per guardare il buio ma ci sono i fosfeni. C’è sempre una impurità fisiologica tra l’io e il nulla. Il nulla lo possiamo solo intuire. Non lo possiamo percepire totalmente e neanche comprenderlo.  Abbracciare il nulla è solo un modo di dire. Il nulla non si può pensare. Anche pensare a nulla è solo un modo di dire. La coscienza come insegna Husserl è sempre intenzionale. È sempre orientata verso qualcosa. In realtà il nulla ci trascende in tutto e per tutto. Dire “il nulla è” a rigor di logica è già una contraddizione di termini. L’unica cosa che possiamo affermare è che il nulla è non essere. Anche desiderare nulla a mio avviso è impossibile. Al massimo si può desiderare di non desiderare nulla ma ciò significa desiderare qualcosa. Insomma qualcosa si desidera sempre. Nichilista è chi non crede in niente. Il nichilista non trova alcuna risposta a domande come “perché  sono venuto al mondo?” o “che senso ha la mia vita?”.  Alcuni illustri pensatori sono nichilisti come ad esempio Cioran. Il nichilismo è il destino dell’Occidente. Essere nichilisti invece in buona parte dei casi è una scelta come essere atei. Quindi se un nichilista uccide spesso non ha scusanti. D’altronde non si può dare sempre la colpa all’ambiente, alla società, alla cultura. Per Nietzsche il nichilismo nasce dalla morte di Dio ed è la svalutazione di tutti i valori della tradizione. Tutti i valori hanno perso valore. Per il filosofo tedesco non ci sono più le categorie di unità, verità, fine. Niente ha più uno scopo. Niente è più vero. La realtà finisce per frammentarsi. È stato l’uomo occidentale ad uccidere Dio. È nostra la colpa.  Ma ciò da alcuni è stato considerato positivo perché ci ha liberato da ogni pretesa di assoluto. Indietro comunque è impossibile tornare.  Nietzsche distingue un nichilismo passivo da uno attivo. Il nichilismo passivo è rappresentato dalla distruzione dei valori e in casi estremi anche dal disprezzo della realtà e quindi dal dire no alla vita. Al contrario il nichilismo attivo vuole distruggere i valori per ricreare, attuare una trasvalutazione di essi e dire sì alla vita. Nietzsche è anche l’artefice di un altro nichilismo, quello delle interpretazioni. Il filosofo può essere per questo considerato il padre del relativismo, perché ha anticipato di un secolo gli antropologi culturali. Infatti per lui non esistono fatti ma solo interpretazioni. Nel romanzo “Padri e figli” di Turgenev il protagonista è lo studente di medicina Bazarov, che crede solo nella scienza(non fa altro che sezionare rane) e nell’utile, disprezzando il bello, il bene, il vero. Questo è il nichilismo russo, che è anche un nichilismo politico che si pone contro il potere degli zar. Per Heidegger il nichilismo nasce dal fatto che per la metafisica occidentale l’essere diventa un ente tra gli altri. Il nichilismo secondo lui è oblio dell’essere. Non solo ma per Heidegger esiste anche un nichilismo della tecnica, che assieme al denaro domina la nostra società. Queste due entità hanno preso il posto di Dio attualmente; lo hanno sostituito totalmente. Secondo Heidegger dietro alla tecnica non c’è alcun fondamento ontologico: c’è il nulla. Non va però confusa la tecnica con la tecnologia. La prima è una mistura di razionalità strumentale e massima efficienza. La tecnologia invece è l’insieme di prodotti creati grazie all’impiego della tecnica. Per Marx l’uomo è alienato ed è anche cosa tra le cose in un mondo caratterizzato dal feticismo delle merci(le relazioni sociali sembrano rapporti tra cose, nonostante si salvi l’interdipendenza) e dal valore di scambio degli oggetti. Marx tuttora può essere considerato attuale, nonostante il pessimo sfruttamento delle sue idee: nonostante i comunismi e alcuni comunisti. Per Emanuele Severino il nichilismo è originariamente dovuto alla credenza che le cose e le persone sono nel niente, esistono per un determinato periodo di tempo e ritornano nel niente. Il divenire quindi sarebbe solo l’apparenza del nulla. Ciò comporta di conseguenza una totale assenza di valori perché se il niente ha la meglio non c’è più alcun senso della vita, che non vale più la pena di essere vissuta. Secondo Severino il nulla fagociterebbe tutti i principi della società. Per Umberto Galimberti i greci consideravano il tempo come ciclico per cui il nichilismo non poteva avere la meglio, perché tutto era prestabilito ed era destinato a ripetersi. Invece per i cristiani il tempo è lineare: il passato è il peccato originale, il presente è la redenzione, il futuro è la salvezza. Ma questo senso del tempo con la morte di Dio è scomparso. Il nichilismo deriverebbe quindi anche dal fatto che siamo orfani di un senso. Inoltre i greci avevano il senso del limite, mentre la razionalità tecnologica-scientifica non si pone mai limiti. Anche la produzione industriale non si pone limiti. Continua senza sosta. Junger la chiama “mobilitazione totale”. Ciò non è altro che il faustismo della civiltà occidentale individuato da Spengler. Il nichilismo perciò si manifesta nella tecnica. I greci avevano anche una altra cosa che noi non abbiamo più per combattere il nichilismo: una letteratura mitopoietica, che fissava degli archetipi nei miti. Per Stefano Zecchi solo una nuova concezione dell’arte(il mitomodernismo) può salvare dalla decadenza inevitabile a cui conduce il nichilismo.  C’è inoltre un nichilismo morale(“se Dio non c’è tutto è permesso” nei fratelli Karamazov), secondo cui si può anche uccidere e un nichilismo esistenziale, che può portare in casi estremi all’autodistruzione(“Meglio bruciare subito che consumarsi lentamente” di Kurt Kubain). Ci sono filosofi che sostengono che bisogna ritornare a pensare come i greci per sconfiggere il nichilismo. Altri che ritengono che bisogna pensare come gli orientali ed altri che propongono la rinascita di una società cristiana, anche se secondo molti lo stesso cristianesimo contiene in sé alcuni elementi nichilistici. Inoltre il cattolicesimo ha mostrato molte contraddizioni, un perbenismo e una ipocrisia di fondo da parte dei propri rappresentanti, che ha generato in alcuni il nichilismo. Non solo ma molti cattolici sono dei nichilisti. Per alcuni filosofi il nichilismo è il vaso di Pandora. Per alcuni marxisti invece è un falso problema perchè per essi è la struttura economica a determinare la sovrastruttura ideologica. Per gli idealisti è esattamente il contrario. Per altri ancora struttura e sovrastruttura invece interagiscano continuamente e quindi non ci sarebbe il primato dell’una sull’altra.  Ma andiamo oltre. Ognuno- dicevamo- ha la sua ricetta per debellarlo. Alcuni intellettuali aspettano l’avvento di un “ultimo uomo” che riesca a coesistere pacificamente con il nulla. Altri propongono “il pensiero debole” di Vattimo che indebolisca il soggetto e la ragione. Altri aspettano la radura di Heidegger: il gioco di ombre e di luci, che disvela l’esserci. Altri ancora sono a favore di una metafisica dei limiti.  C’è chi aspetta un nuovo umanesimo e chi invece un nuovo Dio. Camus per combattere l’assurdo proponeva la rivolta: “mi rivolto, dunque siamo”. Il suo era un appello alla solidarietà tra gli uomini. Lo scrittore francese riprendeva la frase di Karamazov: “Se non sono salvi tutti, a che serve la salvezza di uno solo!”. Camus diceva no alla religione per abbracciare l’umanismo. Nel frattempo il nulla ci sovrasta. Forse il nichilismo non è ancora il peggiore dei mali, ma è senza ombra di dubbio uno dei più insidiosi perché non ci sono ancora rimedi efficaci e nell’affrontarlo spesso si rischia di imboccare dei vicoli ciechi e di finire nelle trappole della metafisica. Riflettere su questo problema culturale può voler dire spesso fare una grande confusione e talvolta rischiare di prendere degli abbagli. Per Umberto Galimberti  nichilismo non significa caduta dei valori ma totale assenza di essi. Nichilismo quindi significa che i vecchi valori supremi non esistono più e non sono neanche stati rimpiazzati, sostituiti. Per alcuni filosofi il nichilismo nasce da una civiltà che pensava di aver raggiunto la verità e affermare che si ha il rimedio per sconfiggere questo male del nostro secolo significherebbe affermare che si sa la verità. Forse il nichilismo non ha soluzioni invece e finirà per divorarci. Il nichilismo è un termine che può acquisire tantissimi significati e può essere considerato la radice di tutti i mali e delle ingiustizie umane. C’è anche chi sostiene che il capitalismo selvaggio e il consumismo siano dovuti al nichilismo. Altri ancora sostengono che dietro le guerre ci sia il nichilismo e la volontà di potenza. Alcuni a torto ritengono che anche i kamikaze siano dei nichilisti, ma è tutto il contrario perché loro sono degli integralisti, degli assolutisti: ai loro occhi solo i loro valori sono gli unici veri e devono imporsi ad ogni costo sulla civiltà occidentale. Comunque il nichilismo può essere considerato un rompicapo metafisico, un rovello culturale, un atteggiamento esistenziale. Non solo ma dal punto di vista gnoseologico il nichilismo è scetticismo.  Non dimentichiamoci poi che il nulla, così pervasivo nella società, causa disorientamento e malessere in alcune persone, che sono probabilmente anche più fragili psicologicamente. Secondo taluni tutto è vuoto e vano. Non c’è più fede. Non c’è più alcuna ideologia e neanche alcuna utopia. Non c’è più futuro. Nessuna prospettiva. Tutto è menzogna.  Tutti sono degli impostori. Tutto è sterile. Tutto è caos. Nessuno può essere se stesso perché tutto è recita. Tutto ciò che era verità oggi è divenuto favola. Non c’è più alcuna certezza assoluta. Il senso di annichilimento, lo sgomento del vuoto sono il brodo di coltura. Il nichilismo diviene inconfutabile. Il nulla è una ombra costante. I simulacri sono infiniti. Non si esce dal circolo vizioso del nichilismo se si cerca di  speculare.  Chi vuole smascherare la metafisica si trova al cospetto di un fantasma. Tutto è visto in modo pessimista.  Tutti vorrebbero fuggire dal nichilismo ma è sempre più difficile farlo. Andy Warhol a proposito della vita scriveva:  “Ti ammali e muori. Tutto lì. Perciò non devi fare altro che tenerti occupato». Alcuni si drogano. Altri ammazzano. L’emblema del nichilismo più significativo è quello di giovani che lanciavano sassi dal cavalcavia, nonostante avessero bevuto molte birre e probabilmente avessero disturbi di personalità. Quando a questi ragazzi chiesero per quale motivo l’avessero fatto risposero che non sapevano come passare il tempo. Però non tutti i nichilisti si comportano male. Bisogna anche ricordare che sono molto di più gli studiosi europei che quelli americani ad esempio a riflettere su questa problematica perché probabilmente appartengono ad una civiltà più antica e percepiscono di più il tramonto della civiltà occidentale. La domanda che bisogna porsi per oltrepassare il nichilismo è la seguente: perché il nulla sta prendendo il sopravvento?  I filosofi non si trovano minimamente d’accordo. Molteplici sono le diagnosi ma forse il nichilismo è una malattia inguaribile di noi occidentali. È un virus invincibile; un veleno senza antidoti. È una piaga. Per alcuni è l’origine di ogni male.  Hemingway scriveva: «Nulla nostro che sei nel nulla, nulla sia il tuo nome ed il tuo regno, nulla la tua volontà in nulla come in nulla. Dacci oggi il nostro nulla quotidiano e rimetti a noi i nostri nulla come noi rimettiamo ai nostri nulla e liberaci dal nulla». E che dire di Leopardi, secondi cui “Tutto è nulla”? Probabilmente avevano entrambi compreso molto e cioè che l’essenza della nostra civiltà era il nulla: una società reificata e fondata sul nulla.

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