Sul web

Internet può essere uno strumento meraviglioso(mi riferisco alla possibilità di fare nuove amicizie, di trovare la dolce metà, di comunicare in tempo reale con persone che stanno lontane, di fare acquisti on line a prezzi scontati) ma può anche risultare nocivo. Basti pensare alla dipendenza da internet, al cyberbullismo, alle truffe on line, agli hater, al revenge porn, alla diffusione tra gli adolescenti del sexting, alle hidden cam, al gioco di azzardo on line, alle fake news. Non solo ma nel deep web si possono trovare snuff movie; si possono comprare fucili di assalto, droghe e veleni. Si possono anche trovare le istruzioni per costruire ordigni. Utilizzando i motori di ricerca si può trovare siti di sette sataniche e di sette religiose. Ricordo anche l’Isis che fa propaganda sul web e spesso trova nuovi soldati in rete. Tramite internet oggi si può fare di tutto. Si può anche assoldare sicari o istigare delle ragazze ad essere anoressiche. La rete è piena di pericoli per i minori. In alcune chat ci sono anche sessantenni che adescano ragazzini e ragazzine. In altri siti- l’ho letto sui giornali- sono le stesse minorenni che si vogliono far pagare per denudarsi in web cam. La stragrande maggioranza delle persone del mondo occidentale sono connesse e alcune nonostante ciò sono sempre più isolate. Alcuni confondono il mondo reale con quello virtuale. Inoltre a nessuno è dato sapere cosa accadrà in futuro con i big data, cioè con questa enorme raccolta dati. Forse sarà utilizzata per orientare i gusti dei consumatori e i voti degli elettori. Ma non c’è solo questo pericolo. Tutti vogliono condividere tutto on line, specialmente sui social network. Ecco allora che la stupidità e l’indifferenza dominano incontrastate. Lo ha dimostrato il caso di quel ragazzo di Rimini, che ha filmato un suo coetaneo morente al bordo della strada, dopo un incidente in motocicletta. Oggi tutti giocano a fare il reporter come quei ragazzi che hanno filmato gli ultimi istanti di vita di Niccolò, che veniva preso a calci e pugni in una discoteca spagnola: tutti intenti a filmare e nessuno che interveniva per fermare gli aggressori. Internet lo hanno utilizzato per primi i militari americani. Nessuno poteva prevedere anni fa degli usi distorti che si potevano fare di questo mezzo. Quello che sta accadendo adesso pochi decenni fa era imprevedibile. Forse il più grande vantaggio che internet possiede è quello di mettere a disposizione una enorme intelligenza collettiva. Ognuno può contribuire in base alle sue competenze a questa gigantesca mole di conoscenze, che sono sempre facilmente reperibili on line ma che spesso sono prive di fonti. Internet comunque a distanza di anni dalla sua comparsa è ancora un territorio selvaggio, in cui predatori e pirati informatici spesso la fanno franca. La legge è sempre indietro. Basta riflettere sulla web tax. Ma pensiamo alla cattiveria. La violenza psicosociale perpetrata tramite internet sembra essere inarrestabile. Gli adolescenti e i giovani più fragili e vulnerabili si uccidono talvolta. Alcuni decenni fa le ragazze morivano per overdose di eroina o per aborto clandestino. Un tempo la violenza psicologica era rappresentata dal bullismo, dal nonnismo, dal mobbing, dallo stalking. Queste forme di violenza esistono ancora. Però la rete le ha aggravate e ne ha generate anche di nuove. Oggi le ragazze si suicidano talvolta dopo essere state vittime di cyberbullismo o di revenge porn. Tutto può sembrare un gioco ma un gioco non è, perché ne va della vita di una persona. Internet allora diventa l’inferno.  Il mondo delle vittime crolla. Compare il vuoto esistenziale e la voglia di scomparire dalla faccia della terra. Il web si rivela un abisso e manifesta la sua irrazionalità. È la dimostrazione che non è un luogo per anime belle. Questa è una forma subdola di distruttività. È un modo di cancellare l’altra persona, di infangare per sempre la sua reputazione, di lasciarla da sola nella sua disperazione. Spesso le vittime denunciano in ritardo e gli inquirenti agiscono quando ormai è troppo tardi e il danno è stato fatto. Nei casi di cyberbullismo e di revenge porn il privato è pubblico e la privacy è sempre più evanescente. Oserei dire che la privacy è inesistente. I politici che dovrebbero dimostrare sensibilità e fare delle leggi efficaci naturalmente pensano ad altro. Nel frattempo sempre su internet vengono diffuse una grande quantità di bufale, che sembrano anche esse inarrestabili. Non solo ma non tutti i giornalisti professionisti attualmente compiono un fact checking. Un tempo uno dei problemi mentali dell’uomo contemporaneo era l’eccesso di informazione. Ora uno dei problemi è l’eccesso di disinformazione. Tramite internet si rischia di immagazzinare un surplus di notizie e nozioni, che sovraccaricano la nostra memoria a breve termine e anche quella a lungo termine. I veri problemi dei cittadini spesso non vengono considerati nel mondo virtuale. Molti giovani spesso passano la maggior parte del loro tempo su siti porno.  Internet quindi spesso finisce per essere una   semplice distrazione, mentre pochi potenti decidono la sorte del mondo intero. Nessuno di noi ci può fare niente. A tutti può andare bene così, fino a quando non si diventa parte offesa. Però vi ricordate Giorgio Gaber quando cantava “la libertà è partecipazione”? Chi è che partecipa più? Chi è che scende più in piazza ormai? Oggi si va in piazza ormai quando si ha l’acqua alla gola. Si frequenta invece più spesso le piazze virtuali, ovvero le bacheche di Facebook ad esempio. Nessuno crede più alla politica. Oggi in fin dei conti forse siamo più liberi di vivere vite virtuali e meno liberi di pensare, agire e creare.

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