Uomini e animali

Si dice che il cane sia il miglior amico dell’uomo. Non ho niente in contrario all’affetto che si prova nei confronti di un animale domestico. Non c’è niente di male ad affezionarsi ai cani ad esempio perché possono darci molto calore. Non è un caso che la pet therapy sia sempre più diffusa e che i cani siano diventati dei coterapeuti. I cani inoltre possono diventare poliziotti e guide per ciechi. Possono salvare vite umane al mare e possono essere messi a guidare un gregge di pecore. Possono fare da guardia e difendere la proprietà. I cani possono colmare vuoti e carenze affettive. L’alleanza tra uomo e cane risale agli albori dei tempi. Forse è uno dei primi segni di civiltà. Anche nell’Odissea si narra di Ulisse mascherato che viene riconosciuto dal suo fedele cane Argo, che ha un fiuto molto sviluppato. In situazioni di estrema indigenza talvolta gli uomini hanno mangiato anche animali domestici ed è una cosa che oggi ci disgusta e che non troviamo accettabile. Però in questi ultimi anni è nato un nuovo tipo di fascismo. Ci sono animalisti che danno dei vivisettori a ricercatori biomedici e che vorrebbero mandare al rogo i cacciatori. Ci sono vegani che volentieri condannerebbero a morte macellai ed allevatori. Per alcune persone vengono prima i diritti degli animali di quelli degli esseri umani: diciamo che alcuni spostati rovesciano totalmente la priorità che dovrebbe esserci naturalmente. La vera civiltà sarebbe ritenere sacra la vita umana. Invece a questi singolari individui non importa che la scienza medica non può esimersi da utilizzare cavie animali per salvare vite umane. Non importa neanche che gli ungulati, i caprioli e altri animali stiano devastando i campi dei coltivatori diretti. Alcuni animalisti hanno deciso di non andare più a fare le vacanze in Trentino perché gli amministratori hanno deciso di far abbattere un orso che aveva ferito gravemente un uomo. Ci sono animali pericolosi socialmente ma a loro questo non interessa minimamente. Non solo ma molti oggi hanno animali domestici in casa che viziano oltremodo e oggi ci sono sempre più estetisti per animali domestici. Crescono a dismisura i pet shop e ci sono sempre più dog sitter. A mio avviso questa è follia pura. Naturalmente è follia pura anche il bracconaggio. Ci sono bracconieri che uccidono rinoceronti per appropriarsi dei corni. Vengono anche fatte delle vere mattanze di balene dalle flotte giapponesi. Questi sono solo due esempi eclatanti ma ci sono molti casi di uomini che uccidono o maltrattano gli animali. Ci sono molte specie animali a rischio di estinzione e l’umanità fa ben poco per salvaguardarle. L’uomo contemporaneo inoltre non rispetta l’ecosistema e danneggia con l’industrializzazione l’ambiente. Ma tutto ciò potrebbe ritorcerglisi contro. Molte specie di pipistrelli sono a rischio. Eppure questi ultimi sono utilissimi all’uomo perché si nutrono di zanzare. E che dire delle api, che sono necessarie ed anche esse a rischio? Non solo ma è ormai dimostrato che i bambini che compiono atti di crudeltà nei riguardi degli animali da grandi avranno più probabilità di diventare antisociali e violenti nei confronti dei loro simili. Ci sono naturalmente anche casi opposti. Hitler ad esempio amava molto gli animali e fu il responsabile principale dell’Olocausto. Attualmente ci sono alcune realtà come quella dello zoo e quella del circo che a mio avviso non dovrebbero avere più modo di esistere. Gli animali non dovrebbero essere messi in cattività e neanche ammaestrati con la forza bruta. La vera civiltà a mio avviso sarebbe trovare una giusta misura tra l’eccessivo amore per gli animali e l’insensibilità totale nei loro confronti. Ma siamo ancora lontani. Forse non giungeremo mai ad essere così equilibrati.

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Notte insonne

Notte insonne. Ho preso la melatonina e non dormo; penso che in questo preciso istante sta morendo qualche persona importante di cui si parlerà per giorni e contemporaneamente stanno morendo di fame migliaia di bambini di cui non si parlerà affatto. Penso che scienziati e tecnici stanno inventando qualche artefatto che cambierà il nostro modo di vivere. Il mondo intanto continua a girare ma io naturalmente non me ne accorgo. Una zanzara svolazza nella camera. Un camion passa lontano. È l’ora della malinconia. Qualcuno sta  facendo sicuramente un brindisi. Qualche altro lotta contro i suoi fantasmi. Il fiume scorre tranquillamente ma è troppo distante per sentire il suo mormorio. Nel mondo continuano inesorabili guerre di religione, guerre civili, guerre del petrolio, guerre tra poveri. I più giovani, che sono anche i più autoesaltati, credono di morire per delle idee giuste o per un credo. Sono sempre ingannati dai cattivi maestri fanatici e/o da falsi miti. Brassens cantava ironicamente che si poteva anche morire per delle idee ma lentamente. Scriveva Rebora che Cristo ha ragione ma vince sempre Machiavelli: in ogni nazione anche oggi i politici sono sempre in bilico tra lo scarso senso dello stato e la ragione di stato. Notte insonne. Qualcuno starà facendo all’amore. Qualche altro starà compiendo un femminicidio. I barboni in un giaciglio improvvisato cercheranno di dormire. Tossicodipendenti saranno in cerca di una dose. Nelle circonvallazioni delle città si metteranno in mostra le prostitute. Cubiste attrarranno discotecari e i buttafuori invece li richiameranno all’ordine, talvolta con metodi brutali. I portieri d’albergo sonnecchieranno. I turnisti invece non potranno perdere la concentrazione. Lavoreranno anche autisti, panettieri, donne delle pulizie. Ci sarà anche chi riflette e chi medita. Ci sarà anche chi prega. Ci saranno i ladri che cercheranno di scassinare porte blindate e guardie che cercheranno di agire tempestivamente. Notte insonne. Anche la notte ha il suo fascino. Di notte si può fantasticare. Ascolto il silenzio scalfito da un debolissimo ticchettio dell’orologio. Mi stropiccio gli occhi. Mi tocco le palpebre. Nella notte viene amplificata la solitudine. La notte è fatta per chi ha sonno e anche per i sognatori. Sono in dormiveglia. Mi alzo. Guardo la finestra. Ammiro le stelle. I miei occhi fissano la strada. Le luci dei lampioni sono protagoniste indiscusse che dominano il buio. Non dormo e penso che durante il Maggio francese c’erano giovani che utopicamente volevano vivere senza nemici. Il cristianesimo in modo rivoluzionario proponeva di amare il proprio nemico. Qui ed ora i nemici si stanno moltiplicando. Non riusciamo più ad a essere in pace con noi stessi: figuriamoci con gli altri! Non è certo colpa del progresso ma anche il progresso ha le sue colpe: il progresso come ogni cosa ha anche dei difetti e non solo pregi. E poi siete tutti cristiani e andate tutti alla messa, ma sapreste dirmi subito quali sono i dieci comandamenti? Notte insonne. Si accavallano pensieri senza alcun filo logico. Sento un rumore. Accendo la luce e penso che una siepe può far immaginare l’infinito ma oggi sono sempre meno coloro che hanno una siepe, perché siamo sempre più poveri. Notte insonne. Un aereo sorvola su di noi. Il cane abbaia. Forse un rumore lontano. Una macchina di una coppia di fidanzati che si sono appartati dietro casa. Dei fari squarciano l’oscurità. Forse uno scalpicciare di passi. Una eco di passi lontani. Mi ricorda una poesia di Pavese in cui un ubriaco la notte parla da solo e racconta a se stesso tutta la sua vita. Mi rigiro nel letto e mi viene in mente “La voce della luna” di Fellini. Benigni parla alla luna e la luna gli risponde di rimanere in silenzio ad ascoltare quelle voci. Chi è pazzo è più fortunato perché può vedere cose che anche gli altri hanno sotto il naso e non vedono. Chi è pazzo è più fortunato perché può ascoltare la voce delle cose che gli altri non sentono. Notte insonne. La notte è paura, sospensione, pausa, intervallo, segreto, lato oscuro, mistero, irrazionale. La notte è l’inesprimibile. La notte dell’Innominato.  La notte di Renzo sull’Adda. La notte è redenzione. È impasto di ricordi e desideri.  “La notte stellata” di Van Gogh.  È l’assurdo. Viene l’alba. La notte è finita.

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Sui parenti

Con i parenti, anche quelli più stretti, non si ha così confidenza come con i famigliari. Perciò nessuno, a meno che non sia stupido, può mai essere diretto e sincero. Fare altrimenti vorrebbe dire risultare offensivi. Spesso non si è diretti con i parenti perché non si vuole litigare tra famigliari. Pochi trattano i parenti come vorrebbero per non mancare di rispetto e per non ferire la sensibilità dei famigliari. C’è un proverbio che dice molto a riguardo:”parlare a nuora perché suocera intenda”. In questo caso specifico si tratta di un rapporto di affinità di primo grado. A onor del vero per la legge anche i famigliari sono parenti di primo grado. Ma per evitare fraintendimenti dirò che io considero parenti i cugini di primo, secondo, terzo grado. Comunque spesso i rapporti di parentela sono basati sull’ipocrisia. Molto spesso i parenti tra di loro non si stimano ed hanno ben poco in comune che faticano anche a parlarsi quando si incontrano. Molto spesso più che parlare si rimpallano frasi di circostanza. Sovente le opinioni, i bisogni, i modi di sentire sono contrastanti. Cioran ci ricorda che lo stesso Buddha aveva avuto come suo primo nemico e calunniatore nientemeno che suo cugino. Eppure questo odio non è così forte da provocare omicidi. Sono molto più frequenti i parricidi e i fratricidi che non gli omicidi di parenti. C’è un proverbio che recita: “parenti serpenti, fratelli coltelli”. Tutto ciò è molto semplice da spiegare: i parenti non li vediamo che di rado e sono per questo motivo più sopportabili. Per Totò i parenti sono come le scarpe perché “più sono stretti e più ti fanno male”. Infatti è più probabile litigare con un famigliare che vedi tutti i giorni che con un parente che vedi a Natale e a Pasqua. È come la fatidica goccia cinese. Insomma la cosa migliore sarebbe avere tutti parenti lontani o che abitano lontano. Una battuta stupida, un insulto, una malignità, un diverbio è molto più facile metabolizzarli quando ci si vede meno frequentemente. Inoltre una discussione accesa tra famigliari può ferire di più l’animo di una discussione tra parenti. Non solo ma molte persone spostano la loro aggressività. Non possono prendersela ovviamente con il loro datore di lavoro autoritario ed ecco che una volta arrivati a casa se la prendono con moglie e figli. Va anche detto che molto spesso non accade nulla di irreparabile tra famigliari perché si è più disposti a perdonare. Non è così facile avere ottimi rapporti in famiglia. Eppure la stragrande maggioranza delle persone ha le migliori intenzioni nei confronti dei propri cari. A mio avviso però la più grande ipocrisia è fingere che tra parenti ci si voglia un grande bene quando spesso non c’è stima reciproca e non si nutre nessuna simpatia l’uno nei confronti dell’altro. Spesso si tratta di vere e proprie idiosincrasie e nonostante ciò quando si incontrano ognuno si dimostra premuroso, cordiale, affettuoso. I rapporti tra parenti sono più formali, anche se sembrano basati sulla assoluta mancanza dì formalità. Tutti questi problemi tra parenti probabilmente nascono dal fatto che un tempo la famiglia era patriarcale e contadina, mentre oggi la famiglia è nucleare, ovvero composta da padre, madre e figlio. Un tempo i vincoli parentali erano più saldi e costruttivi. Malgrado le invidie, le antipatie, le gelosie…i parenti spesso si fanno anche dei favori reciproci e l’Italia non è seconda a nessuno in fatto di nepotismo, la cui espressione nasce anche essa da una forma di ipocrisia: secoli fa erano i figli illegittimi dei papi e non i nipoti che venivano aiutati a trovare una ottima sistemazione. Talvolta alcuni sono gentili e accomodanti oltremodo nei confronti di parenti soli che potrebbero lasciare loro l’eredità. Forse tra persone care perchè la situazione non degeneri bisognerebbe cercare sempre di trovare “la giusta distanza reciproca” come i porcospini di Schopenhauer: bisognerebbe evitare il freddo della solitudine e allo stesso tempo bisognerebbe evitare di farci pungere dagli aculei altrui. Inoltre un bravo porcospino dovrebbe cercare di non infilzare gli altri con i suoi aculei. Non a caso molti fidanzati si lasciano dopo un breve periodo di convivenza, ma questo è un altro discorso che ci porterebbe lontano. Per fortuna che ci sono gli amici, che sono l’esatto opposto dei parenti. Infatti i parenti sono delle costrizioni del destino, mentre gli amici te li scegli. Questi ultimi puoi smetterli di frequentare quando vuoi. Degli amici puoi fidarti di più. Naturalmente come è risaputo non si può dire sempre quello che si pensa ma bisogna sempre pensare a quello che si dice. Amicizia significa in gran parte dei casi maggiore libertà rispetto ai rapporti di parentela, a meno che questa non sia interessata. Si è parenti per tutta la vita. Si resta tali, anche nei rari casi in cui non ci si frequenta. Essere parenti è una condanna vita natural durante. Essere amici è una scelta comune invece. La cosa migliore sarebbe avere degli amici tra i parenti ma è una cosa molto difficile da realizzare, quasi improponibile. La situazione sarebbe già complessa ma a complicare ulteriormente le cose ci si mette il fatto che in questa società si sta sempre più diffondendo la famiglia allargata: immaginiamoci cosa accade quando c’è il vincolo della parentela senza consanguineità! Nonostante questa battuta la parentela non dipende dal semplice legame di sangue, ma è determinata da un senso di appartenenza che viene provato in tutta la vita. Non dipende tanto dalla procreazione quanto da una esperienza reciproca e condivisa per tutta la vita. Non dimentichiamoci neanche che la famiglia è una forma di organizzazione sociale. Come scrive la psicologa Vera Slepoj gli antichi greci si consideravano superiori rispetto ai barbari in virtù della loro struttura famigliare. Comunque quello che manca e forse è sempre mancato nella società occidentale non è tanto coltivare la parentela naturale quanto coltivare quella spirituale, ossia imitare e frequentare gli uomini giusti.

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Sulla mafia

Alcuni servitori dello stato sono costretti a vivere sotto scorta e a spostarsi con auto blindate. Molti sanno e non parlano perché hanno paura di essere uccisi. L’omertà talvolta comunque non significa solo paura ma anche contiguità. Fino a qualche decennio fa molti sostenevano addirittura che la mafia non esistesse. Nessuno sa come e perché sono nate le mafie. Nessuno sa con certezza se le mafie siano scaturite dall’arretratezza economica di certe aree del Sud un tempo(oggi c’è crisi economica in tutto il paese) oppure dalla struttura sociale. Nessuno sa con certezza se le mafie siano state determinate dal familismo amorale, dal fatto che ognuno tiene famiglia, dallo scarso civismo oppure no. C’è chi dice che la mafia sia dovuta alla particolare storia del Sud: ad una pessima unità di Italia, alla repressione del brigantaggio. C’è chi dice che la mafia si respiri come l’aria. C’è chi dice che è stata causata dalla mancanza di acqua. C’è chi dice che tutto nasca dai gabellotti. C’è chi dice che la colpa è dello stato che è assente e latita. Nessuno sa con certezza. Molti studiosi hanno fatto molteplici ipotesi e dato le più svariate interpretazioni. Quello che voglio far notare piuttosto è che anche i cosiddetti malvagi talvolta hanno un volto umano e con questo non voglio enfatizzare le supposte virtù dei boss mafiosi come fanno già da tempo immemorabile gli affiliati alle cosche. Probabilmente questo accade perché la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Forse accade perché come scrive Ivano Fossati “i cattivi poi così cattivi non sono mai”. Oppure questo avviene perché in alcune circostanze alcuni di noi sanno vedere la bontà anche nell’uomo più malvagio. Forse c’è un Dio nascosto in ognuno di noi. Io comunque ho una mia opinione in merito. A mio avviso alcuni mafiosi hanno una loro singolare forma di religiosità che non vuol dire necessariamente avere dei valori. Alcuni hanno un loro codice e si ritengono uomini di onore. Nell’immaginario di alcune persone i mafiosi un tempo difendevano i più deboli e rispettavano le mogli degli altri. Alcuni ancora oggi pregano ed hanno fede, nonostante fin dalla tenera età siano stati abituati a trasgredire le leggi dello stato e i principi etici della comunità. Molti appartengono ad una famiglia mafiosa e sono stati affiliati da ragazzini. Per molti di loro è difficile uscire dalla mafia e fare come ha fatto a sue spese Peppino Impastato. Infatti fin dalla tenera età sono stati costretti a credere in certi disvalori. Fin dalla giovinezza sono costretti a crescere in fretta, ad estorcere denaro, a spacciare droga, a rubare, a rapinare, a uccidere. In fondo quando ad un mafioso viene ordinato di uccidere non può che obbedire se non vuole essere ucciso. Altri diventano mafiosi perché si ritrovano disoccupati. Altri diventano mafiosi perché vogliono fare i soldi facili. Ma che dire di chi nasce mafioso? Quanto è difficile dire no alla mafia per loro? In fondo vorrebbe significare dire no ad un sistema che ha dato e riesce a dare da mangiare alle loro famiglie. Vorrebbe significare rinnegare tutti i propri famigliari. Pochissimi riescono a pentirsi come fa l’Innominato nel romanzo del Manzoni. Come fanno a ribellarsi se hanno ricevuto una certa educazione e se appartengono ad un determinato contesto sociale? Alcuni allora compiono azioni criminali e nonostante ciò cercano di mantenere un cuore puro. Vorrebbero cambiare ma la loro vita procede per inerzia. Hanno paura. Dire no alla mafia vorrebbe dire sfuggire ai propri famigliari e amici che vorrebbero uccidere i pentiti. Con questo non voglio giustificare alcunché. Voglio solo cercare di capire. Alcuni mafiosi cercano di essere amorevoli padri di famiglia e premurosi mariti. Spesso anche le loro donne sono pie e devote. Pregano per il marito ininterrottamente. Eppure nonostante la loro morigeratezza sono sempre a fianco del marito mafioso, trasmettono ai figli i codici mafiosi, condividono e rispettano tutte le scelte criminali del congiunto. Sono uomini e donne che vivono contraddizioni insanabili e laceranti. Che cosa può spezzare questa catena? Apparentemente niente sembra efficace. Forse bisogna sperare che domani i mafiosi riescano a riciclare tutto il denaro(pecunia non olet…dicevano gli antichi) e diventino a tutti gli effetti imprenditori, che per grazia divina rifiuteranno di usare metodi violenti? Dobbiamo forse sperare in questo? Sarebbe giusto forse per coloro che sono sempre stati onesti? Dobbiamo sperare che lo stato intervenga con un esercito di maestre elementari(come sosteneva Bufalino), con dei grandi investimenti al Sud e con una repressione efficace delle forze inquirenti? Oppure è già troppo tardi perché le mafie hanno già inquinato l’economia di tutto il mondo e quello che possiamo fare è assistere impotenti alla loro proliferazione? Lo stato riuscirà a vincere il controllo del territorio delle mafie in alcune zone dell’Italia? Qualcuno riuscirà a distruggere gli intrecci tra mafie, politica, economia, massoneria, apparati dello stato? Qualcuno riuscirà a rompere i fili delle mafie con la buona borghesia? Qualcuno riuscirà ad arrestare tutti i colletti bianchi che lavorano per le mafie? Qualcuno riuscirà a denunciare tutti i compromessi della società civile con le mafie? Bisognerà aspettare grandi eventi storici che determineranno una nuova struttura sociale ed economica? Nessuno ce l’ha fatta a sconfiggere la mafia. Non ce l’hanno fatta il prefetto Mori, il generale Dalla Chiesa e neanche i giudici Falcone e Borsellino. È forse invincibile oppure anche questa forma di criminalità organizzata avrà una fine? L’associazione di stampo mafioso e il carcere duro non sembrano sortire grandi effetti. La mafia oggi è ancora potente, anche se uccide meno che in passato. Una cosa però è certa: da qualsiasi punto di vista lo si guardi questo è un fenomeno con cui “rompersi la testa” come scriveva Sciascia.

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Oscenità impoetiche

Oscenità impoetiche:
1/ Per iniziare rivolgo a tutti il gesto dell’ombrello…
Con questi versicoli
Provocherò tutti i provocatori. Per Roland Barthes un tempo poesia = prosa + metro+rime+immagini. Ma qui ed ora non è così. Ora siamo al grado zero. Varianti su varianti. Valichi e valichi. Alla fine spunta l’invalicabile. Ma alla fine bisogna torcere il linguaggio, nonostante le panzanate altrui e le proprie. Io dell’interdisciplinarità di Bataille me ne stafotto. Amnesia. Afasia. Rituale anancastico. Fibrillazione. Blackout! Ci vorrebbe un gruppo elettrogeno. Uso, disuso, riuso e poi un altro abuso.  Io in fondo al fosso. Ormai fatto fuori dalla logica del sistema. Questo è un mondo assurdo. Ci vuole fatica anche a distruggere. Chi va, chi viene. Gli alberi, i volti, i ponti, le strade, le case, i gesti , gli eventi, ieri, oggi e domani. Per favore presentami qualche figura retorica eccitante e sensuale. Quando il mio cranio diventerà un teschio lasciatemi in pace. Amate la mia morte e tacete. L’agone letterario non è altro che una batracomiomachia. Ma quale anabasi e catabasi? Viva il tubo catodico.  Non sarò mai memorabile. A scuola avevo zero a Italiano. Ho ripetuto per cinque anni la prima elementare. Sono stato a ripetizione di tutte le materie per quaranta anni. Sono un ritardato mentale. Al mio paese invece sono tutti geni. Come farò? Ma tu non ti dare arie da grande poeta! Ci togli una “o” alla parola “poeta” e resta soltanto una peta.
Maremma maiala e bucaiola! Ritmo percussivo mentre vengo vinto dal vuoto pneumatico! Ancora qualche anno e poi saremo tutti del gatto. Forse anche prima. Chi può dirlo? Nessuno. Come è spassoso fare il verso alle avanguardie! Oggi  nel calcio nessun esperto usa più termini come libero, mediano, centromediano metodista, ala, stopper, centroavanti. Vogliono ucciderti ma io ti salverò. Vogliono ucciderti e non ti salverò.
Te l’ho già detto: non tutti coloro
Che usano le armi diventano assassini.
“Finiti i soldi? Finito l’amore”. “Aprimi! Sono io!”. “Io? Io …chi?”. “Io”. “Ma io…chi?”. “Sono io”. “Io…chi? Chicchirichì?”.
Andiamo tutti al lunapark
E mangiamo zucchero filato
Anche se siamo maturi ormai. Il dittatore nordcoreano ha una potentissima arma di distruzione di massa, mentre noi abbiamo i mass media come potentissime armi di distrazione di massa(ma è meglio così).
Stravolgiamo tutto. Stravolgiamo. Non confondere uno stagista con uno stragista.
Non confondere la razionalità con la ragionevolezza,
Il senso comune con il buonsenso.
Non confondere il tempo libero con il tempo perso.
Non confondere la cicuta con l’assenzio.
La maggioranza delle cose buone
Da mangiare fa male.
Mamma butta la pasta,
Ma ricordati che non tutto è da buttare.
Non metterti subito a letto dopocena
Che ti ritorna tutto a gola.
Quanto siamo scelerati!
Diventerò povero.
Sono solo un disoccupato di merda.
Il medico mi ha tolto le pasticche per la pressione.
Olè!
È solo ansia. Fanculo all’ansia!
Non c’è trippa per gatti!
Io sono io!
Tu invece sei tu?
Perché il nonsenso ci stritola?
Io sono io!
Mica pappa e ciccia!
Mica pasta e fagioli!
Mica pizza e fichi!
A proposito quando è che usciamo?
Quando è che andiamo a divertirci?
Ma sei matto? Ti mettono in galera
Se ti scopi le sbarbine.
Sniffa, fuma, bevi
E poi schiatti anzitempo.
Viva la mafia
Perché è l’unica cosa efficiente
Che abbiamo in Italia.
Razzola male e predica male
Perché tanto qui a nessuno gliene fotte
Un cazzo di niente.
Gli italiani si stanno estinguendo
E tu non fai figli.
Nel mondo c’è la sovrappopolazione
E tu fai figli. Il tempo ci invecchia, ci colpisce e poi ci sfugge.
Dimmi dov’è quella ragazza di cui eri perdutamente innamorato?
Di tutto quel grande amore cosa resta? Cosa ne è stato?
Quel che chiamano amore dispensa solo ingiustizie.
Amor fou! Ma in fondo io giocai tutte le mie carte.
Non potevo fare di più. Padova è stata una ragazza
Che studiava psicologia e che non è stata mai mia.
Ma in fondo ne valeva la pena di soffrire così?
Che senso aveva parlarne agli amici?
Confidare il magone e poi di nuovo un’altra confessione.
In tutti i capillari circolava il senso di sconfitta.
Starmene così in bilico sul filo del rasoio.
I pori della pelle immersi nella nebbia e nel gelo.
Io le davo tutta quella importanza
E lei era totalmente indifferente.
A lei di me non importava niente
Ed io mi autodistruggevo.
Brutta bestia l’innamoramento non corrisposto.
Che sciocca cosa la gioventù.
E oggi che farà? Si sarà sposata? Avrà fatto figli?
Sono tutti interrogativi senza risposta
Perchè di lei volutamente persi la traccia.
Forse è stata soltanto un sogno
Che ho sfiorato con la mente.
Ma non è mai stata parte di me.
Sono passate le stagioni, gli anni
Ed il ricordo è sempre più vago.
Allora era una ragazza libera.
Mi chiedo quale sia stato il senso
E se ci sia realmente un senso:
Perché incontrarsi e conoscersi?
Avessi fatto i soldi a raccontare quei giorni!
Forse ha avuto un senso solo per me.
Conta vivere il momento: solo questo.
Quelle sere di vino e chitarra.
La luna che filtrava tra le inferriate.
La città spettrale avvolta dalla nebbia.
I miti giovanili e le utopie.
Le canzoni stonate sugli scalini.
Ma l’ho idealizzata troppo.
Era solo colpa della gioventù.
Non c’è tempo per rimpianti o nostalgie.
È meglio non rivedersi mai più.
Siamo invecchiati o maturati.
Sono davvero altri tempi adesso.
Io un tempo le scrivevo lettere.
Ora nessuno scrive più lettere.
Moriremo senza sapere più niente
l’uno dell’altra: ignari di tutto.
Perfino delle nostre stesse esistenze.
Non visiterò mai la sua città
e non sentirò più la sua voce.
Ma è praticamente meglio così.
Ho perso denti e capelli da allora
e quella ragazza comunque vada alla malora!
Quanto tempo e quante energie sprecate!
Ma oggi anche a me non me ne importa più niente di lei. Dei grandi amori non restano altro che immagini sfocate nella memoria.  “Mutismo e rassegnazione”…
Diceva il commilitone.
Fanculo alle stelle,
Al cielo, alla luna!
Fanculo a chi
Ritiene il vaffanculo
Un insulto!
Fanculo alle fanciulle
Che non ci sono state
E a tutte le illusioni della vita!
Fanculo a tutte le passanti!
Fanculo a tutti i paesaggi!
Fanculo ai guerrafondai!
Fanculo alla moda e alle mode!
Fanculo agli inossidabili e ai sempiterni!
Fanculo allo shopping compulsivo!
Fanculo al mercato, al potere d’acquisto e all’inflazione!
Fanculo al museo e al supermercato!
Fanculo ai primi della classe!
Fanculo al curriculum e all’esperienza lavorativa!
Fanculo alle monadi!
Fanculo all’ubicazione!
Fanculo agli alberi genealogici!
Fanculo all’incerto avvenire!
Fanculo alla fine del mondo!
Fanculo a chi si crede giusto!
Fanculo alla musica!
Fanculo al rumore!
Fanculo alle frasi fatte e ai luoghi comuni!
Fanculo ai trigliceridi e al colesterolo!
Fanculo alla carie!
Fanculo ai panni sporchi, al puzzo e al sudore!
Fanculo a tutte le cose da fare,
A quelle che ormai non si possono fare più
E a quelle che non si faranno mai!
Fanculo ai rimorsi e ai rimpianti!
Fanculo agli abbassamenti di tono!
Fanculo al Sud e al Nord!
Fanculo all’Occidente
E all’Oriente!
Fanculo a sinistra, centro e destra!
Fanculo alla politica e all’antipolitica!
Fanculo ai moderati e agli estremisti!
Fanculo ai fautori e ai detrattori!
Fanculo alle star e agli ammiratori!
Fanculo al circolo vizioso
Che non diventa mai circolo virtuoso!
Fanculo ai ricchi!
Fanculo ai sani di mente e ai pazzi!
Fanculo all’eccellenza!
Fanculo ai dati di fatto incontrovertibili
E alle constatazioni di fatto!
Fanculo alla malattia!
Fanculo al materialismo!
Fanculo alle nevrosi!
Fanculo al dolore!
Fanculo all’inquinamento!
Fanculo ai rifiuti!
Fanculo al culo e ai paraculo!
Fanculo al disgusto
E a quelli che hanno cattivo gusto!
Fanculo agli stili di vita
E allo stile!
Fanculo alle cadute di stile!
Fanculo ai salutisti!
Fanculo ai moralisti!
Fanculo agli intellettuali!
Fanculo ai nemici!
Fanculo alla violenza!
Fanculo all’umanità intera!
Fanculo a tutto!
Fanculo all’Inferno, al Purgatorio e al Paradiso!
Fanculo al Nulla!
Fanculo alla polvere e alla morte!
Fanculo al rotolo di carta igienica
Che è finito!
Con cosa mi pulisco ora?
Con quale topica?
Con quale figura retorica?
Fanculo al cesso
Che si è intasato!
Fanculo al sesso!
Fanculo al piacere e al dovere!
Fanculo alla espressività delle parolacce!
Mi annoio di tutto. Tutto mi viene a noia.
Ho voglia di ammazzare!
Ho voglia di urlare!
Ho voglia di godere!
Merde sono le bigotte!
Merda è la gente perbene!
Merda è fare ciò che ti conviene!
Merde sono le ideologie!
Merde sono le estetiche!
Merde sono le etiche!
Merda! Merda è tutto l’esistente!
Voi siete tutti delle merde!
Le vere puttane non sono quelle
Che battono sulle strade.
Ho voglia di cagare in bocca
A tutte le suore e alle fotomodelle.
Non bestemmio perché
Le bestemmie sono solo automatismi psichici.
Io sono un porco in letargo.
Io sono un porco nel parco.
Tutto è già stato detto.
Cara poetessa,
Smettila di sforzarti a cercare parole nuove.
Per essere originale ed avanguardista
Devi mangiare merda di cavallo
A colazione, pranzo e cena
E infilarti in tutti gli orifizi cipolle di Tropea
E biscotti Galbusera.
I bambini continuano a giocare indisturbati
In questo parco fino a quando un cane mastodontico
Non li sbranerà.
Ci saranno sempre i bambini
A giocare in questo parco.
Ci saranno sempre cani mastodontici
Che li sbraneranno.
Forza Fantozzi! Tu…ipocrita lettore!
La vita è una cagata pazzesca
(Va tutto bene fino a quando
Non ti vengono le emorroidi,
Fino a quando stai bene
E qualcuno non cerca di ammazzarti).
Viva la mediocrità!
Viva l’Italia!
Viva la pace nel mondo!
Viva l’amore che esiste!
Viva Dio che ama tutti!
Viva la poesia!
Già che ci siamo…viva anche la CIA!

 

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Sulla verità umana

La verità della scienza è sempre provvisoria e perfettibile, anche se è conoscenza oggettiva. La verità umana(quando è presente nell’arte) invece secondo me è sempre parziale. Essa può essere verità che racchiude il sentire oppure il pensare. Per verità nell’arte si intende una rivelazione(non certo una ovvietà) priva di praticità, spesso causata da una speculazione e da un continuo interrogarsi. Nella poesia a mio avviso ci sono sostanzialmente questi tipi di verità umana: la verità interiore, la verità della natura, la verità storica, la verità sociale. La verità interiore comprende la descrizione di stati d’animo, stati mentali, associazioni, illuminazioni, sentenze, impressioni, percezioni, riflessioni, pensieri metafisici, considerazioni filosofiche ed esistenziali. A tal proposito ricordo che S.Agostino scriveva che “la verità abita nell’interiorità dell’uomo”. La verità interiore spesso è dovuta ad un atteggiamento sapienziale e gnomico. Comunque può essere determinata non solo da estenuanti meditazioni ma anche da felici intuizioni e folgorazioni. Però  come sostenevo all’inizio è parziale perché ad una teoria si può sempre contrapporre una teoria complementare. Ogni verità di questo tipo può essere sempre capovolta e confutata da qualsiasi altro autore. A mio avviso nessuno è depositario assoluto della verità perché la verità umana non è mai un assoluto. La verità umana, anche quella frutto del pensiero più saggio e profondo, è sempre scaturita da un punto di vista. Ogni poesia è figlia di una determinata angolatura. La verità della natura riguarda la descrizione dei paesaggi e più in generale di quello che un tempo si chiamava creato. Zanzotto ad esempio ha rappresentato in modo esemplare il suo Veneto. Questi sono i due tipi di verità umana più diffusi nella poesia antica e moderna. Ma una poesia come “Muore ignominiosamente la Repubblica” di Mario Luzi ad esempio descrive magistralmente il clima degli anni settanta, segnati dal terrorismo. Quando l’ha scritta si riferiva a degli eventi di cronaca nera. Oggi questa lirica è verità storica. Come altro esempio posso citare “Diario d’Algeria” di Sereni che rappresenta la prigionia  del poeta durante la seconda guerra mondiale. Questa raccolta testimonia una particolare condizione di un certo contesto storico. “La ballata di Rudi” di Pagliarani invece ci racconta l’Italia degli anni cinquanta, descrivendo alcune figure disoneste. Giovanni Giudici ha descritto il lavoro impiegatizio in una grande città industriale nella seconda metà del novecento. Queste sono anche verità umane sociali. Lo stesso Baudelaire, che ne “I fiori del male” descrive le prostitute dell’epoca, è un poeta che restituisce pienamente la marginalità  sociale della Francia di quegli anni. Naturalmente la poesia comunica e veicola messaggi in modo molto particolare, indipendentemente dal fatto che il poeta sia veggente, orfico, razionalista, neorealista, ermetico o della neoavanguardia. Per Vittorio Sgarbi il disagio è il fondamento stesso dell’arte contemporanea. Giovanni Raboni sosteneva che la lingua della poesia fosse irrazionale e nel corso del novecento questa particolare arte lo ha spesso dimostrato raffigurando la crisi del linguaggio nella società consumistica, dominata dai mass media. La poesia quindi non sarebbe più pura e semplice nominazione. Comunque tutte queste forme di verità a cui giungono gli artisti sono dovute secondo me all’interazione tra conoscenza teorica ed esperienza di vita. Ma c’è anche chi la pensa diversamente. Ci sono alcuni filosofi come Vattimo che pensano che l’arte non dica niente di più sul mondo. Quindi essa sarebbe soltanto un’interpretazione come un’altra della realtà. Secondo questa scuola di pensiero l’artista non vedrebbe il reale da un osservatorio privilegiato e la sua opera non aggiungerebbe niente alla conoscenza della realtà. Per Platone l’arte è semplice copia di una copia. Per Giorgio Manganelli la letteratura è menzogna. Per il raffinato intellettuale ogni scrittore non è altro che un buffone ed un uomo inutile. Anche per Picasso l’arte è una menzogna che si avvicina alla realtà. Per Pessoa il poeta è un fingitore, che non prova veramente le emozioni; utilizza solo l’immaginazione. L’arte in effetti può essere considerata menzogna in quanto è anche causata dall’astrazione e dalla trasfigurazione. Può essere quindi anche specchio deformante della realtà. L’artista, anche quello più realista, è un testimone del mondo ma il mondo cambia incessantemente e ciò che può dare l’opera d’arte è soltanto la visione dell’artista in quel particolare periodo. Inoltre l’arte può anche non essere verosimile e può prescindere dalla verità; può essere pura evasione ed essere irreale: può anche essere “arte per l’arte”. Per Borges l’arte vuole sempre “irrealtà invisibili”. Infine per Kant ricercare la bellezza non significa approdare a una verità. Ma ci sono anche illustri pensatori che ritengono che l’arte sia verità. Secondo Aristotele essa può raggiungere una dimensione universale. Keats scrive che “la bellezza è verità e la verità è bellezza”. Per Heidegger l’opera d’arte è verità in quanto esprime un mondo e non è solo una semplice copia della realtà: è apertura di un mondo. Per Gadamer l’opera d’arte è arricchimento ontologico perché ci fornisce nuove prospettive da cui guardare il mondo e ci dona nuovi tipi di figurazioni. Il filosofo fa l’esempio della Provenza rappresentata dai quadri di Van Gogh, che aggiungono alla nostra conoscenza una nuova visione del mondo. C’è anche un’altra scuola di pensiero secondo cui la verità è sovrumana e l’uomo non può che tendere asintoticamente ad essa senza mai raggiungerla. Insomma l’arte è un mistero. Esiste da sempre ma l’estetica intesa come disciplina esiste soltanto da pochi secoli. Ognuno perciò scelga i propri maestri e la pensi come vuole.

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Sul terrorismo

Isis è ovunque. Non è solo in Iraq e Siria ma si annida anche nei social network. Forse ci vorranno anni ed anni prima di debellarlo. Riesce sempre a reclutare giovani estremisti che odiano noi occidentali, che non comprendiamo l’estremismo islamico perché oggi in Europa nessuno ucciderebbe in nome di Dio: piuttosto qui si uccide per motivazioni molto più “egoistiche” come il movente passionale o il denaro. L’Occidente è sempre più laico e secolarizzato. Marx, la sinistra hegeliana, Nietzsche e Freud hanno colpito le radici del cristianesimo.  Il fanatismo religioso perciò non possiamo più comprenderlo ma questo non significa assolutamente che siamo superiori eticamente; in noi semplicemente albergano altre forme di fanatismo. Non comprendiamo il suicidio che diviene strage e che consentirebbe  l’ingresso nel paradiso e la disponibilità di vergini. Quindi non  sono la povertà e la disperazione che hanno portato questi giovani a compiere simili gesti. Spesso erano nati e cresciuti in Europa ed avevano un lavoro come milioni di loro coetanei. Comunque aumentano gli attentati. Le istituzioni mettono blocchi di cemento, dispositivi di sicurezza in plastica e fioriere a protezione delle aree pedonali per difenderci dagli attentati con i camion. La polizia ad alcuni eventi controlla tutti con i metal detector.  In nome dell’ordine e della sicurezza stiamo rinunciando progressivamente alle nostre libertà e alle nostre bellezze. Nel frattempo cresce la psicosi collettiva. In piazza San Carlo a Torino per la finale di Champions League abbiamo avuto la dimostrazione di cosa possa fare il panico: una giovane donna morta, centinaia di feriti calpestati nella calca. Qualcuno aveva gridato che c’era una bomba e tutti si sono messi a scappare; in pochi istanti è scoppiato il caos. Per comprendere l’irrazionalità e l’emotività di ciò che accade in certi frangenti basta leggere “Psicologia delle masse e analisi dell’io” di Freud. In una folla basta niente per scatenare la paura e la fuga. Le forze dell’ordine possono fare ben poco. Forse in questi casi la prevenzione è più efficace della repressione. Comunque la massa può diventare sempre incontrollabile, ingestibile, imprevedibile. I terroristi ci hanno messo addosso la paura di frequentare i luoghi pubblici delle città: all’estero hanno colpito persone che camminavano pacificamente nei viali pedonali. Possono colpirci ovunque: in un ristorante, in un supermercato, in un luogo di culto, ad un concerto, allo stadio. Statisticamente è più probabile morire in un incidente di auto o di un malore che essere uccisi dall’Isis, ma la nostra psiche di fronte alle immagini viste continuamente in televisione resta comunque vulnerabile ed indifesa. La psicologia cognitiva ci insegna che molto spesso valutiamo la probabilità che si verifichino degli eventi in base al loro impatto emotivo e alla facilità o meno di ricordarli. Ad esempio pensiamo che la probabilità di morte in incidente aereo sia più elevata che in automobile, mentre oggettivamente è il contrario. Questa distorsione cognitiva è nota come euristica della disponibilità. Molti sono colpiti nella parte più ancestrale ed atavica della loro psiche. Si sentono sotto attacco e la loro reazione è istintiva e primordiale: paura ed odio nei confronti dello straniero, che viene identificato come nemico. Alcuni si sentono aggrediti e perciò aggrediscono. In periodi critici come questo siamo più fragili perché la civiltà, che organizza la vita sociale e reprime gli istinti, è messa a dura prova e viene talvolta destabilizzata. Le fondamenta su cui poggia la nostra democrazia sono instabili. Non ci sono meccanismi di difesa intrapsichici che tengano. L’Occidente ormai è in preda a una perenne isteria di massa, a una persistente crisi psicotica collettiva. Ma tutto ciò è solo una delle possibili spiegazioni della xenofobia presente in Europa e non certo una giustificazione. L’amara realtà è che il terrorismo condiziona le nostre abitudini e le nostre vite. L’amara realtà è che dobbiamo superare i blocchi emotivi che ci tengono prigionieri e la cosiddetta paura della paura. La cosa forse che ci incute più terrore è che gli attentatori non hanno alcun tratto distintivo particolare. Chiunque può essere sospetto.

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Sull’immigrazione

Non voglio snocciolare dati. Inizialmente gli studiosi si avvalevano dei dati per corroborare ipotesi. I politici invece li utilizzano in modo fazioso per corroborare le loro opinioni. Prendono solo quelli che confermano le loro credenze. La mente umana a onor del vero tende più alla verificazione che alla falsificazione con buona pace di Popper. Non voglio nemmeno mettermi a disquisire di pluralismo, multiculturalismo ed universalismo. Non voglio trattare della globalizzazione, che ha tolto dalla povertà alcuni paesi ed ha allo stesso tempo tolto il primato economico agli Stati Uniti. Per il resto non faccio previsioni e non ipotizzo scenari. Io non sono un politico e non so cosa succederà. Al momento tutti pensano al terrorismo. I progressisti però dicono che non c’è alcuna relazione tra terrorismo islamico ed immigrazione incontrollata. Dichiarano che i terroristi non arrivano certo sui balconi ma sono immigrati di seconda o terza generazione, che non sono stati integrati nella società. Affermano che i terroristi siano i classici lupi solitari. Sostengono che non c’è niente di cui preoccuparsi e che i flussi migratori non si possono controllare: ci sono sempre stati. Inoltre noi dovremmo avere il dovere di accogliere tutti e di aiutarli, senza fare alcuna distinzione tra profughi e migranti economici. Sostengono che non dobbiamo considerare nessuno clandestino e che queste persone non rimarranno in Italia ma se ne andranno in altri paesi europei più ricchi del nostro, che sarebbe soltanto una tappa del loro cammino. Gli stessi ritengono che dobbiamo dare cittadinanza a tutti e che deve esserci lo ius soli e lo ius culturae: al momento la legge prevede solo il diritto di sangue. Ritengono che gli immigrati siano necessari e che facciano lavori che non fanno più gli italiani come raccogliere pomodori ad esempio. Pensano che gli immigrati siano fondamentali per le pensioni degli italiani. I conservatori ritengono invece che gli immigrati tolgano lavoro agli italiani e che troppi immigrati siano ospitati in alberghi a non fare niente. Citano una frase attribuita a Confucio: non bisogna dare il pesce ma la canna da pesca alle persone. Secondo loro non si può far venire tutti gli africani in Italia. Per i conservatori gli immigrati andrebbero aiutati a casa loro. Dicono anche che i cervelli italiani stanno emigrando, mentre molti immigrati diventano preda e manovalanza della criminalità organizzata nostrana. Affermano anche che i progressisti vogliono dare il voto agli immigrati per puro calcolo politico(per una sorta di cooptazione, pensando che gli immigrati voteranno sempre la sinistra). Gli stessi conservatori si chiedono se tra una o al massimo due generazioni non ci sarà un partito musulmano a dettare legge e a togliere tutti i diritti civili, che sono stati conquistati faticosamente in Italia. I progressisti dicono che i musulmani sono moderati nella stragrande maggioranza dei casi e che preferiscono le libertà delle democrazie occidentali ai costumi dei loro paesi di origine. I conservatori invece credono che tra pochi anni la sharia dominerà l’Occidente. Io consiglio a tutti di leggere un libretto smilzo di poche decine di pagine intitolato “La grande migrazione” di Enzensberger. Vi anticipo che secondo lo scrittore gli immigrati scelgono il paese in cui andare a vivere in base alle pubblicità televisive che hanno visto. Dedurrebbero quindi il tenore di vita di una nazione occidentale dalla pubblicità. Comunque questo libretto affronta in modo razionale la questione dell’immigrazione ed è di facile comprensione. Ve lo consiglio se volete riflettere e saperne di più sull’argomento. Buona lettura.

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Sul suicidio

Quando si parla di suicidio si ritorna spesso all’antica disputa tra determinismo e libero arbitrio. Gli psicologi ritengono che chi compie il gesto estremo sia depresso e che i nostri umori dipendano dalla quantità di neurotrasmettitori presenti in certe aree del cervello(determinismo). Nessun studioso però può prevedere con esattezza i picchi della depressione in cui la persona può tentare il suicidio. Chi si uccide resta imprigionato per sempre in un istante come canta Nitro in “The dark  sfide of moon”. I preti ritengono che il suicida abbia commesso violenza contro se stesso deliberatamente(libero arbitrio). Per i preti c’è sempre la possibilità da parte del depresso di chiedere aiuto e chi si suicida non ha avuto l’umiltà e/o il buonsenso di chiedere aiuto ai suoi cari e ad uno specialista. Per i cattolici l’accidia era un peccato fin dal medioevo e secoli fa veniva negata addirittura la sepoltura ai suicidi. Per la morale cattolica il suicidio è un peccato mortale, ma va ricordato che esistono anche dei teologi che teorizzano che l’inferno sia vuoto grazie all’infinita misericordia di Dio. Quando una persona si uccide spesso si resta col dubbio che non sia compreso il suo malessere. Alcuni non vogliono più bene a chi si è ucciso perché si sentono abbandonati troppo presto dal loro caro. Gli psicologi sostengono che molto spesso sia difficile comprendere le motivazioni di chi si uccide. A complicare ulteriormente le cose c’è il fatto che esiste anche la depressione mascherata. A mio avviso dare la colpa alla società, alla realtà a cui apparteneva la vittima, ad una sua caratteristica o ad una sua condizione è fuori luogo. Dire che uno si è ammazzato perché era disoccupato significa ben poco perché la maggioranza dei disoccupati non si uccide. A mio modesto avviso è totalmente sbagliato anche ritenere che si uccidano solo le persone fragili o vigliacche perché- per quanto si possa considerare il suicidio un grande passo falso- per compierlo ci vuole una grande dose di coraggio e di questo ne va preso atto: bisogna essere coraggiosi per spingersi oltre e con questo non voglio mitizzare il gesto estremo. Esiste il codice 580 del Codice Penale che riguarda il reato di istigazione al suicidio. È però controverso e difficile stabilire la partecipazione psichica di chi commette questo reato. È inappropriato totalmente comunque attribuire la colpa e la responsabilità del gesto estremo unicamente al suicida. Il suicidio filosofico non esiste. Non è la filosofia del suicida che determina l’estremo gesto ma la sua depressione invece determina quasi sempre la sua visione del mondo. Non pensate a Seneca, a Socrate oppure a Michelstaedter. Probabilmente esistono varie concause ed ogni suicidio è un caso da valutare singolarmente. Ci sono varie modalità di suicidio. Chi si getta sotto ad un treno probabilmente lo fa per protestare per l’ultima volta contro il mondo e forse quella sua ultima azione è un atto di accusa nei confronti del mondo. Chi si avvelena invece probabilmente se ne vuole andare via in punta di piedi. Ogni suicida è unico. Ognuno ha la sua personalità e le sue ragioni per uccidersi. Ci si può uccidere per autodistruzione oppure perché non si sopporta più la solitudine. Uno si uccide perché non ce la fa più. Ma cosa significa realmente non farcela più? Può significare essere stremati dal punto di vista fisico(provare ad esempio molto dolore ed essere molto malati) o spesso soltanto dal punto di vista psichico. Ogni suicidio in fondo è un mistero su cui dovremmo parlare il meno possibile a sproposito. È un mistero ciò che alberga nella psiche. L’animo umano è insondabile. All’abisso non c’è fine. In ogni caso è molto meglio commemorare, pregare(per chi crede) e ricordare la persona defunta che giudicare. Bisognerebbe astenersi sempre dal giudizio. In casi come questi è molto più opportuno tacere. In fondo Pavese quando volle congedarsi dal mondo chiese di non fare troppi pettegolezzi. Chi può dire che l’istinto di autoconservazione sia sempre giusto? Forse non aveva capito niente Camus quando scriveva che il suicidio era l’unico problema filosofico. Forse il problema non consiste nel capire se la vita vale la pena o meno di essere vissuta. Forse a volte continuare a vivere per alcuni è davvero intollerabile ed insopportabile.

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Due parole sull’arte contemporanea

Secoli fa erano il Vaticano e la nobiltà i committenti. Solo il Papa e i signori avevano la disponibilità economica per richiedere le opere dei grandi artisti. Di conseguenza la maggioranza dei dipinti erano di carattere religioso oppure erano ritratti di potenti o delle loro consorti. Nell’epoca moderna gli artisti sono più liberi. Possono trattare qualsiasi tema e farsi ispirare da qualsiasi cosa o persona. L’artista crea e successivamente il mercato stabilisce il valore commerciale dell’opera. Qualcuno aveva già annunciato la fine della pittura con l’avvento della fotografia, che può ormai riprodurre in modo oggettivo la realtà. Nei secoli precedenti i pittori avevano cercato di rappresentare fedelmente la realtà ma con i primi dagherrotipi tutto è vano. Le persone preferiscono farsi fotografare che farsi ritrarre. Tutto sembra perduto. Invece nasce l’astrattismo. L’arte sembra essere giunta ormai al capolinea quando Duchamp realizza il primo “ready-made”: una ruota di bicicletta messa su uno sgabello che viene esposta nel suo studio. Che dire poi della celebre Fontana? Lo stesso Duchamp espone un orinatoio in una mostra e ciò causa scandalo. L’opera d’arte quindi consiste solo in una idea. Non è più necessario dipingere e neanche dipingere male. Non bisogna più saper scolpire. Non è più necessaria un minimo di tecnica per la sua realizzazione. Qualsiasi oggetto esistente può divenire opera d’arte: basta solo spostarlo dal suo contesto quotidiano e portarlo in uno studio. Inoltre Walter Benjamin nel 1936 ha intuito tutto quando ha scritto che l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica non è più unica e neanche irripetibile: ormai tutto è copia di una copia, se si considera che l’arte è copia della natura come sosteneva Platone. L’avanguardia quindi ha colpito nel segno. Critica la società, provoca e fa riflettere grazie alle operazioni concettuali degli artisti. Ma il fondo sembra essere raggiunto qualche anno dopo con la merda d’artista di Piero Manzoni. Passerà anche questa alla storia. Pensate che nel 2016 una delle 90 scatolette è stata venduta a 275000 euro. Anche questa è un’opera d’avanguardia. Ma le provocazioni non sono finite. Restando ai giorni nostri e in Italia non bisogna dimenticarsi delle opere a grande impatto mediatico di Maurizio Cattelan, che provano inevitabilmente che anche l’avanguardia ormai è morta e il massimo a cui può aspirare l’artista è di strumentalizzare per un breve lasso di tempo i mass media prima che questi ultimi fagocitino l’opera d’arte e la strumentalizzino a loro volta. Anche l’arte fa parte ormai del circo mediatico e non riesce più a mettere alla berlina la società di massa e il consumismo. Riesce solo a far discutere per un breve periodo di tempo. Ormai tutti si abituano a tutto e nessuno si scandalizza più di niente. Opere come la scultura che raffigura un dito medio davanti alla Borsa di Milano oppure performance come i tre manichini impiccati ad una quercia in una piazza della stessa città rendono Cattelan tra gli artisti più celebri e più pagati di Italia ma dopo qualche mese l’opinione pubblica o la sua parvenza metabolizzano e dimenticano tutto. In definitiva c’è forse una linea di demarcazione tra le provocazioni di Cattelan(considerato da molti un artista dell’avanguardia) e quelle di Oliviero Toscani(che dovrebbe essere soltanto un fotografo che realizza delle pubblicità)? Potrebbero essere messi entrambi sullo stesso piano perché cercano di provocare lo shock e cercano di sfruttare consapevolmente i mass media. Non ci sono più confini e neanche compartimenti stagni. Un tempo si sarebbe detto che sia Cattelan che Toscani sono entrambi artisti nei rispettivi ambiti. Oggi possono essere messi sullo stesso piano. Tutto si mischia con tutto. Arte, pubblicità, industria, cronaca, fumetto, cinema, attualità fanno parte del grande calderone della società e dello spettacolo. C’è una grandissima contaminazione dei generi, dei linguaggi e degli stili. Ogni confine è sempre più labile. Alcune volte si ha l’impressione che non esistano più muri. Oggi è considerata arte fotografare happening di nudo di massa nelle città. Spencer Tunick ha subito vari arresti ma ha raggiunto la fama. Un tempo alcuni non ritenevano pittura l’action painting di Pollock. Qualche decennio fa molti guardavano con sospetto l’iconografia pop o la body art. Invece oggi sono considerate forme artistiche anche body painting, tatuaggi, piercing, art food e graffiti. Alla provocazione, alla trasgressione, alla ricerca ossessiva del nuovo sembra non esserci fine. Si pensi ai flash mob di Orquin nelle chiese in cui si baciano giovani uomini per protestare contro l’omofobia. Oppure si pensi alle fotografie di Ravello in cui vengono rappresentati bambini “crocefissi” per esprimere le varie forme di violenza che subiscono i più piccoli. Infine si pensi a Von Hagens che nelle proprie opere utilizza parti di cadaveri di donatori. Ci si ricordi che i donatori sono migliaia e che si fanno convincere con la scusa di contribuire all’arte. L’artista finisce insomma per essere un abile comunicatore e l’opera una provocazione spesso fine a se stessa: l’artista concettuale diventa un cinico uomo del marketing. Dell’arte non resta che un surrogato come altri e la nostra epoca è colma di surrogati: uno in più o in meno non penso che faccia molta differenza. Sempre a proposito di espressioni artistiche discutibili e clamorose basti pensare a Marina Abramovic che nel 1974 in una mostra si fa seviziare per sei ore dal pubblico oppure in tempi più recenti sempre lei che mostra agli spettatori come si fissa una parete. Oggi ognuno può essere artista e il mercato non è nemmeno in grave crisi. C’è sempre chi pensa di investire nell’arte e compra quadri. Si giunge così al paradosso che una grande poetessa come la Merini viveva in povertà perché sono veramente pochi coloro che leggono questo genere, mentre molti imbrattatele possono campare dignitosamente vendendo le loro croste. Possiamo realmente dire che gli acquirenti di questi oggetti sono fruitori di arte? Oppure semplicemente collezionano soprammobili e cianfrusaglie a caro prezzo? Altra domanda che talvolta mi pongo è cosa resterà nei musei dei nostri posteri. Talvolta mi chiedo anche se in futuro avranno ancora bisogno dell’arte, visto e considerato che se tutti ormai potranno essere artisti allora forse nessuno sarà veramente ritenuto artista. Mi chiedo infine se chi danneggia questo tipo di installazioni o di opere può davvero essere considerato un vandalo. Spesso oggi l’atto vandalico può addirittura apparire non più uno sfregio ma una forma di espressione artistica come è successo qualche anno fa alla fontana di Trevi, colorata di rosso da un gruppo che si chiamava Azione futurista. Il gesto non ha creato danni. Non ha rovinato i celebri marmi. In questo caso si trattava addirittura di un opera dall’indiscusso valore artistico.

 

 

 

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